hippy easter & altre disavventure

solo una parola: pasqua.
certo, l’argomento è scontato ghiotto banale.
è quasi antietico scrivere un post sulle cialtronerie della pasqua, perfino antiestetico.

ma comunque.
come direbbe la mitica causacrisi
parliamone.

si potrebbe iniziare da qualunque punto, perdendo di originalità già in partenza.
per cui.
partirò da un punto che nessuno si aspetta.
da una domanda essenziale, da un quesito che ogni uomo si pone a un certo punto della sua vita.
o che pone ad un altro.
nella fattispecie.
che mio fratello pone a me.

suspance, per favore

"ma pasqua si scrive con la q o la cq?"

mi piacerebbe raccontarvi che mio fratello ha cinque anni, mi piacerebbe raccontarvi che ha anche saltato l’asilo, mi piacerebbe raccontarvi che era una battuta, mi piacerebbe raccontarvi che è affetto da gravi turbe psichiche.

ma non è così.
mio fratello ha ventisette anni. ventisette.

inutile dire che non gli ho risposto per principio.

e poi.
dopo circa un anno, stamattina sono andato a messa.
non ho potuto fare a meno di constatare che in questo anno
il mondo religioso è andato inesorabilmente a rotoli.

l’ho capito, forse, quando una vocina spiritata ha biascicato
"prepariamo il canto numero duecentosessantaquattro, la prima e la terzultima strofa"

prepariamo.
dopo amici di maria de filippi, è in programma un nuovo format: amici di don mario.
duecentosessantaquattro.
mi chiedo se in futuro inventeranno un palmare per i salmi.
con le paroline che si illuminano, e un bel trenino che parte sulle note di braziiiil.
ma la parte più bella
la terzultima strofa.

se le studiano di notte, giuro, ne sono sicuro.

forse, l’ho capito quando l’organo ha steccato una nota in modo a dir poco brutale.

forse, quando è stato seguito a ruota dalla cantante – primadonna virgulto della scena canora internazionale dal vocione raspante.

forse, quando il sacerdote ha recitato la predica con dialettica dislessica – assonanza lessicale che dà di che riflettere – predicendo alcun perdono per i fantomatici donzelli che, a quanto pare, praticano messe nere all’interno di quelle mura.
grazie per averci reso noto questo delizioso e rassicurante dettaglio pasquale.

ma ciò che ho capito, è che non sono più abituato a quel clima solenne.
e l’ho capito in un unico, ferreo punto.
quando dopo uno strascicato "gloria, gloria" ho scandito un ben udibile "manchi tu nell’aria".
così, con non-chalance.

figuradimmerda.

ma ciò che mi ha scosso, davvero, non è stato l’agghiacciante quesito di mio fratello.
non è stata la grottesca organizzazione della chiesa in-culo-ai-lupi.
non è stato il fatto che la perpetua tradizione del pranzo-fuori-col-parentado sia stata spietatamente infranta.
è stato l’accorgersi che, come me, anche le uova sono completamente uscite dalla loro infanzia.

sì, le uova di pasqua sono sempre state un momento ilare per me.
anni fa mi trovavo con una decina di uova da scartare, nel frush-frush generale, in un tripudio di cioccolato che inevitabilmente finiva nell’unico luogo dove poteva sentirsi a suo agio, un luogo adibito a robaccia pressochè dello stesso colore.
il cesso.
in una selva oscura di carta argentata, lame di coltelli e forbici, contenitori di sorprese grossi come vacche e sorprese interessanti carine divertenti.

oggi, il panico.
inquietanti involucri di solido marrone contenenti strani soggetti di un’assurdità che fa quasi sorridere.
quasi.
in una serie di baraccate ai limiti del surreale, ai confini del nonsense.

quest’anno non mi ha fatto cedere il ciondolo a forma di pallina nera smangiucchiata.
non mi ha fatto cedere la sorpresa di mia cugina, ironica -spero- interpretazione di un foulard dalle inquietanti scritte "come rock with me in jamaica – land of the sun and the sea" – escalation di pacchianate alle falde della perversione.

quello che mi ha fatto cedere è stato lui.
lui, la sorpresa che ogni addetto al riciclaggio vorrebbe trovare.
lui, il sogno ardente di ogni pattumiera della contea.
lui, il mitico zainetto american eagle.
zainetto del quale i creatori disconoscevano il concetto di tuttotondo.
del quale i creatori disconoscevano il concetto di assonanza cromatica, avendo il coraggio di accostare un
rosso sangue raggrumato ad un blu occhio nero. giusto per dare l’idea della violenza con cui l’antiesteticità dello zainetto irrompe ai miei nervi perfezionisti, lasciandomi a dir poco scandalizzato.

sono definitivamente giunto alla conclusione che chi confeziona le sorprese delle uova di pasqua
si diverte come un pazzo.
accostando una serie di cagate pachidermiche che sfiorano il sadismo.
sì, ne sono certo: chi mette le sorprese nelle uova,
si sputtana tutto il tempo.

‘stardi.

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One Comment to “hippy easter & altre disavventure”

  1. Minchia, ho paura di aprire quelle due uova di Pasqua che mi osservano austere e con la faccia arcigna da sopra il mobiletto.

    Il mio senso estetico potrebbe fortemente risentirne.

    Lau

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