Archive for maggio, 2007

maggio 23, 2007

pubblicità intelligente – l’arma del terrore

come al solito, le disgrazie peggiori avvengono quando meno te le aspetti.
così mentre calmo e pacioso apri [imageshack] per adempiere ad alcune semplici mansioni, accade che t’imbatti in elegiache figure dall’inquietante fattura.

alla stregua di questa.

e senti che monta la paura.
lentamente, si insinua dentro di te mentre rimani ipnotizzato dall’orrificenza di ciò che hai visto.
tenti di distogliere lo sguardo – e non ci riesci.

provi a intraprendere un ragionamento concreto su quali arcani misteri possano celarsi dietro l’apparente ributtanza del losco essere che perde liquidi da ogni orifizio.
e vomita una strana sostanza verde – mentre per motivi ignoti un rivolo di piscio valica i pantaloni.
che potrebbero anche essere scambiati per un reggiseno visto dall’alto.

e pensi che è tutta colpa tua.
tu, col tuo mouse irrequieto ed emancipato, sei andato a cliccare sul suo pancino, quando ancora era solo un obeso figlio di adamoma io chiederei il test di paternità.

invitato, forse, dal poter avere una suoneria gratis.
forse, solo per vedere cosa sarebbe successo.
forse, solo per capire cosa significa barf.
forse, solo perchè abbiamo un po’ tutti il gusto dell’orridoe chi ha fatto questa pubblicità l’ha capito benissimo.

poi è successo quello che è successo.
ignorando il telefonino danzante a sinistra che inneggiava alla tua vittoria, rimani a contemplare i fiotti di melma e urine che fuoriescono a fontana di trevi dall’essere anticalocratico.

mi consola il fatto che abbiamo vinto ad atene.
e fuori dalla mia finestra, sembra appena finita l’italia francia di berlino.
bravi, monzesi, bravi, suonate i vostri clacson.
non sapete quali orrori fanciulleschi vi perdete.

voglio una macchina. o un megafono. adesso.

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maggio 14, 2007

mai perdere le proprie radici, o nel caso ritrovarle

"come sei cresciuto".

una frase che si sente spesso, ammettiamolo.
parentado proliferante che sembra fluire dalle più remote fenditure dell’averno, volti ignoti e misteriosi, vocine trillanti pronte ad avvilupparsi al tuo corpo con un violento abbraccio alla carramba che sorpresa.

una frase strategica, che ti colpisce profondamente.
una verità insindacabile, un’inopinabile sentenza emessa con lo squittio fonetico che caratterizza i parenti caduti nell’oblio: tu non sai chi sono, ma loro ti conoscono benissimo.

sanno la tua età, la tua conformazione fisica, i tuoi interessi, addirittura la tua vita privata.
e tu non hai idea della loro provenienza: alessandria, ma quella vicino torino
o alessandria d’egitto?
potrebbe anche venire dalla fanculonia, tu li riconosceresti solo dallo spiccato
accento friulano
.

"t’agg portadu li dulceddi, figghiu meu!"

e a quel punto scatta lo sguardo accondiscendente e il sorriso di circostanza più verosimile che tu abbia mai sfoderato, e che solo a un parente della lontana sicilia potresti omaggiare.

fin qui non sembra insorgere problema alcuno, davvero.
è una frase di rito, una banalità che va detta per tradizione, un bon ton riservato al parentame più stretto – e ai proprozii della patagonia.

"come sei cresciuto".

io lo accetto da uno che non vedo da due anni.
tre, quattro, cinque.
dieci, ai limiti del pazzesco e della presa per il culo.

ma questa frase.
opprimente.
detta da uno che non ti vede da tipo 16 anni – io ne ho 15.
ha dell’incredibile.

è il concime della simpatia commiserante che ti appropinqui a provare verso chiunque abbia un coraggio tale da pronunciarla.

"come sei cresciuto".

vorrei far notare – solo a scopo di cronaca – che l’ultima volta che mi hai visto ero mezzo nell’utero di mia madre e mezzo nei coglioni di mio padre.
non so se rende l’idea.

"salutali come si deve".
mia madre così si è pronunciata, appena prima della porta di casa di mia zia.
"come si confà a un vecchio amico che non vedi dallo stato di invertebrato".
è stata la mia illuminata risposta.

i parenti siciliani sono la miglior cosa che possa capitare a un monzese provinciale – perchè adesso monza fa provincia, sia chiaro.
riscopri le tue origini, le tue radici, le basi della tua genesi: mare, sole, spiaggia, cannoli.
e d’un tratto li adori tutti, dal primo all’ultimo.
misteriosamente.

maggio 11, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto I

prendi una relazione su fedro.
prendi la traduzione simultanea delle sue favole.
prendi le conseguenti domandine di grammatica.

prendi che la relazione l’hai fatta l’ultimo giorno, dopo un mese di fancazzismo.
prendi che delle sue favole non capisci neanche una frase minima.
prendi che per te la grammatica è un buco nero e misterioso.

prendi in mano il libro e provi a leggere una riga.
due, tre. con la traduzione davanti. e le note a lato.
e ti sembra arabo.

prendi che la stampante ha finito l’inchiostro colorato.
e non stampa in nero.
prendi che le cartolerie sono chiuse fino alle otto.
e non stampano fino a monza centro.
prendi che un pc ha il masterizzatore rotto e non fa i cd.
e l’altro pc non ha word.
dovresti fare il cd in blocco note.

prendi che tra due ore c’è l’interrogazione programmata da un mese.
prendi che, come già detto, non sai un emerito cazzo.

e pensi che non possono essere coincidenze.
non può il fato essere così bastardo geneticamente.



il primo che dice che gli studenti non sono stressati, gli strappo via le corde vocali a morsi.

ma a me piaceva tanto la prima declinazione…

edit: ho preso 8.
il fato è solo un adorabile rompicoglioni.

maggio 8, 2007

dag dag, ayblo patanò: il potere della lingua

la mia sfida a colpi di castronerie monumentali con [causacrisi] è iniziata.

e dopo il grottesco [tena for men], le riviste tornano inesorabilmente a colpire.
questa volta non solo i testimonial sono tutto meno che credibili.
ma l’azzardata sentenza dal giornalista in questione è a dir poco sconcertante:

"una chumcha? garatadà".

insomma, non c’è da preoccuparsi: basta annuire accondiscendenti e fingersi divertiti.
superficialmente non sembra esserci alcuna falla nel discorso.

eppure è così.
guardate la faccia del giovine rampollo.
notate lo sguardo allupato che offre alla ripugnante pulzella dalla felpa anni ’80: con un figlio così, i suoi di certo non si preoccuperanno per qualche ignoto lemma sconnesso.

ma torniamo al nostro luca angelucci, che ci propina percentuali allarmanti:
"il 44% dei ragazzi tra i 15 e i 25 anni comunica con linguaggi inventati, per sentirsi come componenti di una tribù."

sarà che ho compiuto 15 anni da tre giorni.
ma nella mia tribù (io tribù unga bunga, ahù, ahù!) non ho mai udito parole come chumcha e garatadà.
probabilmente non facciamo parte della farfugliante tribù d’élite.

l’articolo parte in media res, nel vivo dell’estro giornalistico:

un botta e risposta che sembra uscito da un topolino. presente paperone nello spazio, alla ricerca dell’oro?
col nostro luca angelucci nel ruolo del nipote squinternato. rende l’idea.
si scopre poi che l’interlocutore non ha due antennine verdi ma due appendici molto più rotondeggianti, risponde al nome di giulia sarti e ha la veneranda età di 24 anni.
rientra quindi nella tribù dei farfuglianti.

e infatti non si smentisce nelle sue vivaci affermazioni.

come dire: le giovani marmotte sono ormai divenute desuete e semplicistiche.
perchè non usare la lingua di the sims.

perchè se passi suggerimenti durante una verifica, i prof possono accorgersene.
ma se passi suggerimenti in simlish, nessuno avrà da ridire.
i prof sorrideranno giulivi senza la minima obiezione.
è questo il potere della lingua.

forse per riparare alle sconcertanti dichiarazioni dell’intervistata, il nostro eroe ricorre al suo asso nella manica, una spassosa ironia:



me l’immagino
: le dita che ticchettano concitate sulla tastiera, un sorrisetto baldanzoso sulle labbra, la sicurezza del successo negli occhi.
e mentre rilegge il suo stesso passaggio, scoppia in una fragorosa risata.
infine va a prepararsi un panino farcito con salame di renna, asparagi, marmellata e mostarda.

non è adorabile?
perde punti quando, dopo aver scoperti che i finley hanno inciso un brano in simlish intitolato wubba zay, azzarda per il gruppo italiano la definizione di punk-pop.

punk-pop.
i finley fanno punk-pop.
certo, e gli iron maiden fanno emo.

io frequento un liceo linguistico dove ci sono corsi di cinese e arabo.
ma domani faccio sciopero.
o aggiungono un corso di simlish, o me ne vado all’alberghiero.

dove non c’è bisogno di idiomi astrusi per suggerirsi verifiche intere.

maggio 2, 2007

questione di perdite (l’invidia è una brutta roba)

io stavo solo sfogliando il giornale in cerca di foto carine da attaccare al muro.

non pensavo di imbattermi in qualcosa di molto più importante, l’invenzione del secolo denigrata da una società troppo snob per accorgersi che una modesta ditta ha trovato la soluzione a tutti i problemi dell’uomo.

una ditta che ha finalmente spianato la via ad una biunivoca parità dei sessi, ciò che fin’ora era solo utopia, ciò che tutte le donne avrebbero voluto far provare agli uomini e ciò che tutti gli uomini hanno sempre voluto per avere un argomento di conversazione come ce l’hanno le donne.

[tena for men]la protezione specifica per le piccole perdite urinarie maschili.

fermi.
stiamo calmi, prendiamo una pausa.
ragioniamo.

sto tentando con veemenza di immaginare con cosa un uomo possa riempirlo.
e una grottesca immagine si impone violentemente nella mia testa.

anche tenendo conto del losco e poco rassicurante figuro che troneggia in alto a destra della pagina o addirittura qui.
col suo panciotto ciccione, col suo gilet che era vintage già ai tempi di carlo cudega, con il suo casco da metallaro, con i suoi guantoni da film anni ’70 e la sua moto rombante da stursky e hutch.
in netto contrasto con gli occhialoni fashion di D&G.

insomma, verrebbe da chiedersi dove l’hanno pescato.
forse nello stesso fiume dove hanno trovato questa grossolana puttanata.

ancor meno rassicuranti sono le citazioni estratte dall’ardita pubblicità.

"piccolo e sottile, risulta quasi invisibile sotto i vestiti."

quasi, eh.
quindi, anche solo minimamente, si vede attraverso i jeans.
lascio alla vostra fervida immaginazione quanto sia comodo.

"i polimeri gelificanti al suo interno limitano la formazione di cattivi odori."

polimeri gelificanti.
quella con cui non ti fanno pisciare addosso non è tecnologia, gente:
è terrorismo psicologico.
se pisci, ti si gela l’uccello.

già so che sarà un successo, me lo sento.
tra qualche mese, tutti gli uomini del mondo si ritroveranno nei cessi per cambiarsi l’assorbente.

ammettiamolo: è solo una trovata perchè eravamo invidiosi delle donne.
ora anche noi potremo dire "ma tu usi quello con o senza ali?"



donne, tra qualche anno aspettatevi un condom vaginale
.
arriverò anche quello.