Archive for giugno, 2007

giugno 30, 2007

breve introduzione alla visita di una città d’arte

una vacanza di cinque giorni,
una città d’arte italiana,
firenze.

[aperta parentesi sui partecipanti:

io, mia sorella e la zanzara.
un’entità trascendente che è uno, nessuno e centomila – o meglio, è dove sei tu, da nessuna parte ed ovunque.
in sintesi: secondo giorno passato a cercare artiglieria pesante per la spasmodica caccia.
zampironi, piastrine, fornelli, prepuntura, dopopuntura.
tutto inutile.

chiusa parentesi.]

firenze, la città dove anche respirare ha un suo costo.
firenze, la città dove anche per andare al cesso ci sono scalini da fare.
firenze, la città dove uno in carrozzella può anche gettarsi nell’arno.
firenze, la città dove una coca-cola fa a gara col petrolio.

cinque euro a lattina.

firenze, la città dove i bambini giocano a poker e se ne vantano.
raccontano ai fratelli maggiori le loro prime, tenere, poco ortodosse esperienze sessuali con sedicenti ventenni dell’altro palazzo.
simulano capocciate agli spigoli dei tavoli e alla fine riescono a prenderli.
declamano soddisfatti di avere emesso virili flatulenzeal ristorante.
si toccano i piedi e poi tornano a mangiare la pizza – a spicchi.

inutile dire che questi ultimi due sono la stessa persona.

firenze, la città dove le vecchie commetterebbero un infanticidio pur di trovare posto sul pullman – perfino svegliare un quindicenne che dorme. per scendere due fermate dopo.
perfino occupare il posto all’amichetta con la borsa affinchè tu non lo occupi.
perfino toglierti le cuffie dalle orecchie se fai finta di non sentirle.

firenze
, la città dove i turisti inglesi prendono come presupposto che tutti parlino inglese.
anche tu.

firenze, la città dove se suoni al metaldetectore a me succede sempre – ti lasciano passare senza degnarti di uno sguardo, anche se potresti avere una colt python incastrata nel retto.

firenze, la città dove inneggia lo slogan no photo no video anche nell’impianto fognario.

però, nonostante tutto questo, è una bella città.
ricca di arte, bellezza, eleganza, omaccioni marmorei col membro al vento – e conseguenti giapponesine depravate simulanti ardite scene di sesso orale.

se non sapete dove andare, vi consiglio firenze – basta portare tanti soldi e un kalashnikov abusivo per eventuali vecchiette e bambini molesti.

giugno 21, 2007

quella vacca di britney spears

[paola cortellesi]

oggi ho compiuto un atto che un ascoltatore di gruppi come tristania, iron maiden e nina hagen non dovrebbe mai fare, per nessuna ragione al mondo.
ho inserito nello stereo un cd la cui detenzione è indice di gravi turbe psichiche, mi sono messo ad ascoltarlo muovendo l’equalizer dalla voce "rock" alla voce "pop".

e mi sono ritrovato a muovere impercettibilmente la testa come uno skater nella metropolitana del meglio bronx di monza e brianza, sulle note di
quella vacca di britney spears.

va bene: sembra una ragazza superficiale e anche un po’ imparruccata, ma i suoi testi mi hanno dato diversi spunti di riflessione.
per esempio, in my prerogative:

«acchiappare ragazzi è come vivo
qualcuno mi fa delle domande
perchè sono così reale?
»

poi leggi un trafiletto sul giornale in cui scopri che la popstar, recentemente, "ha fatto una brutta figura: durante un’esibizione a orlando, i fan hanno capito che fingeva di cantare quando il cd da cui proveniva la sua voce si è inceppato lasciandola in silenzio sul palco."

quando si dice una ragazza così reale.
acqua, sapone e parrucchino.

«non vedo niente di sbagliato nello spalparmi in giro»

ora, il senso lato in inglese diviene irrilevante quando, in qualsiasi lingua, ti si para davanti un doppiosenso di questo genere.
in modo raffinato, sottile, ricercato.

quasi quanto un bieco impalami, maschione.

«perchè non posso vivere la mia vita
senza tutte le cose che la gente dice
oh oh

come ad esempio
che figa
che gnocca
che puttanama in senso buono.

e ciò che sembra più appropriato dire, per dare il tuo contributo, è una risposta gutturale.
oh oh.

e di colpo, immagini la spears col pancione e la barba finta – tanto ormai – tutta imbaldraccata di rosso che ammiccando sibila: oh oh oh.
personalmente, dopo cotante riflessioni, temo che il cd della fanciulla rimarrà a prender polvere ancora per molto, molto tempo.
sperando non si metta a copulare selvaggiamente con una renna, in ogni caso.

giugno 2, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto II

cammini per la strada alle nove, sprezzante.
le cuffie alle orecchie, lo zaino in spalla, i capelli ingellati, infighettato a festa, il tipico snob della seconda ora.
scivoli sui marciapiedi scambiandoti sguardi d’intesa con i rari studenti in cui ti imbatti, il tipico sorrisetto da anch’io ho segato la prima stampato in volto.

e invece non hai segato proprio una minchianon so se rendo l’idea.
non solo non sei andato in centro a cazzeggiare, a fare colazione al bar o solo a guardare le tette della sittyterza attrazione monzese dopo il duomo e l’arengario.
non solo non hai dormito mezz’ora di più, non solo la firma sul tuo libretto è perfettamente lecita e consenziente.

il  bello è che stai entrando alla seconda ora perchè dovevi studiare.
perchè è dalle 15.45 che hai aperto il libro di storia e non ti sei ancora fermato – o forse non hai mai davvero iniziato. concedendoti solo una pausa di circa un’ora e mezza – per fingere di avere dormito.
perchè 70 pagine non sarebbero niente se solo non dovessi presentare annessi schemi riassuntividisprezzi grandemente eseguiti secondo rigidi standard stilistici che personalmente .

non sarebbero niente se non si trattasse di storia e diritto romanoe non ne avessi mai neanche sentito parlare.
perchè, inutile dirlo, è dall’ultima verifica che non apri nemmeno il libro.
che ti fai beffa di chi celermente prende appunti ed esegui gli schemi volta per volta, studiando accuratamente.
però.
l’ultima verifica è stata circa due mesi fa.

ancora più inutile dire che il fatto che l’interrogazione fosse programmata da circa un mese non ti è valso la pena di iniziare a studiare prima.
assolutamente no.
hai iniziato e finito il giorno prima, scribacchiando una decina di schemi in un giorno solo.

per ottenere anche il più misero dei sei.
e invece.
la prof la pensa buona di interrogare cinque persone – di cui uno è elvis.
elvis, proprio lui.
un nome, un programma.
evito di annoverare il suo nome completo – che fa quasi invidia a quello di asia argento.

elvis, la cui favella si traduce in un sommesso rantolio soffuso misto a mugugnio alla marge simpson – insomma una lavatrice classe h in funzione. ma molto più silenziosa.
soprattutto quando vengono proposte fatidiche e impegnative domande.

chi ha fondato roma.
cesare.
quante furono le guerre puniche.
cento.
quali erano le classi sociali a roma.
uomini e donne
e maria de filippi dove la lasci?
dove si trova roma.
nel mare.

nel mare.
ha detto così, nel mare.
atlantide, grossomodo.

io lo adoro quel ragazzo.
come fai a non adorare un uomo che con 30 gradi viene a scuola col giubbottino trendye lo tiene indosso in classe. allacciato.

come fai a non adorare un uomo che quando deve giustificare una decina di assenze, con il libretto dello studente in mano, dice "l’ho dimenticato".

come fai a non adorare un uomo che entra alla seconda ora quando alla prima lo hai scorto mentre sedeva loscamente sulle gradinateeseguendo i compiti della prima ora. scaltro.

come fai a non adorare un uomo che dopo essersi recato dalla psicologa della scuola si da alla fuga senza fare ritorno in classe – seminando il panico e lo scompiglio.

come fai a non adorare un uomo che dall’inizio dell’anno non ha ancora superato la soglia del 4.

insomma, un ragazzo un perchè.
un ragazzo, un 4 – come quello che gli ha affibbiato la prof per farlo contento.
non so perchè, nè voglio adoperare malizia, ma a tutti gli altri ha messo un impudico 8compreso me.
ma ho scorto un lampo di orrore nello sguardo della prof mentre elvis pronunciava il verbo ultimo – "ma io pensavo di prendere 6".

il terrore e l’abominio.