Archive for ottobre, 2007

ottobre 23, 2007

tremate. tremate – le pacchianate son tornate!

oibò – voglio morire.

la situazione attuale delle cose è questa: 31 ottobre, festa di halloween.
il desiderio di una vita – tipo che con laura si dice dai! ci organizziamo noi! andiamo all’esselunga a prendere qualche decorazione!

illuminati progetti su atmosfere cupe, musica operistica d’apertura, tovaglia-tovaglioli-bicchieri sui toni del nero, drappi scuri alle pareti, abat-jour e luce soffusa – insomma, una festa come dico io.

e poi c’è mia mamma che mi chiama.
mi dice – ehi, vieni a vedere il catalogo dell’iper.
che ci sono i saldi.

ed è l’inizio della fine.

immaginate ciò che di più nefasto e meno sobrio può esserci, tipo – nell’ordine:
– piattini, bicchierini, tovaglia e festoni con zucca e castello presi direttamente dalla melevisione;
lampazucche di plasticozza – ma dai, prendiamone due!;
– stelle filanti che peraltro si usano a carnevale.

immaginate la mia faccia contrita.
immaginate che stiamo ancora organizzando tutto.

immaginate che non ho il tempo di dire cazzo che è troppo tardi per rimediare.

torno a casa da ripetizioni di matematica – sì, immaginate lo stato emotivo.
e la mia sedia.
è interamente occupata.
da un enorme sacchetto rigurgitante un’orgia di pacchianate inverosimili.

tanti bicchieri.
tanti tovaglioli.
cinque bombolette di stelle filanti.

e ciò che è peggio – ciò che una madre
non dovrebbe mai comprare a un figlio
delle trombette.
delle trombette, capite?
pe peee.
con disegnini che guarda – ma piuttosto me li facevo fare da dolce e gabbana.

e se credevate di aver sentito il peggio, bè, vi sbagliate di grossocicci.

il mio abbigliamento da perfetto mangiamorte alterative è in preparazione da tempo – mantello, guanti, trucco, tatuaggio disegnato.
e il particolare che lascia il segno – quello che tutti ti guardano e dicono minchia!, quello che non vedi l’ora, quello che cresta verde.

quello che nel sacchetto c’era anche la lacca colorata.

arancione.

ma ste, verde non c’era!

inutile dire che la cintura verde
me l’ero già procurata.

ottobre 19, 2007

semplice storia di un personaggio qualunquista

lui si chiamava gerardo.
aveva una moglie, due figli e un nome fuori dal comune.
da piccolo voleva diventare scrittore: poi gli ragalarono una chitarra.
ma si ruppe un polso, e gettò via la chitarra.
divenne pianista.

lui si chiamava gerardo.
non è che non sapesse cosa voleva dalla vita,
è che ogni volta che pensava,
chessò,
di fare l’architetto,
si guardava nello specchio,
sistemava i capelli corvini,
e scoppiava a ridere.

forse aveva cinquant’anni,
ma forse ne aveva trenta.
a messa il sabato sera,
perchè la domenica è la giornata del riposo
e ad andare a messa ci si stanca.

lui si chiamava gerardo,
e gerardo era quello che non avrebbe mai fatto niente di speciale.
così lo conoscevano tutti:
un’entità immota, come il passare del tempo.
un qualcosa di stabile, su cui contare,
che non avrebbe mai tradito
la perfezione in cui era solito annegare.


finchè un giorno sparì
:
semplicemente, senza lasciar detto nulla.
abbandonando il pianoforte,
ma non gli spartiti.
perdendo i figli, ma non le loro foto.
lasciando la moglie, ma non i suoi soldi.

passarono due anni – nei quali
la moglie si era risposata:
un ricco dirigente amante del sadomaso.
passarono due anni – e gerardo
fece ritorno in patria.
così, come un generale vittorioso.
la gente gli chiedeva cos’avesse fatto,
e lui rispondeva semplicemente: niente.

e questo aveva fatto: niente.
ma era diventato
quello che aveva sempre voluto diventare.

uno di cui la gente
parlò molto, molto a lungo.

ottobre 12, 2007

dolci ricordi – ma quelli delle medie li odio tutti

e comunque sono uno sfigato.
è stato provato e comprovato – giusto per dare un'idea: cinque settimane di scuola, due settimane di assenza.
separate in due deliziosi blocchi, che per comodità rinomineremo

bronchite

and

sinusite + faringite
con placche e linfonodi.

ho vissuto come una pianta per due giorni, con il naso ridotto a un'appendice puramente decorativa e la gola un ammasso di palloncini tra il rosso e il fucsia.
un essere immoto e senza tempo, senza la possibilità di ambulare giulivo per la casa.

ma adesso basta parlare di me.

questi giorni di stivaggio a letto mi hanno portato a lunghe e divergenti riflessioni e rimembranze di quando ero un giovine pargolo dalle difese immunitarie ancora più puttane.
e nello specifico della
mia scuola elementare.

la prima cosa che mi ricordo era l'ubicazione – via correggio.
credo sia stata la prima parolaccia che ho imparato.

me la ricordo così beneanche perchè sta di fronte al liceo dove vado ora, ma comunque – con le sue pareti giallo vomito, il suo onirico tetto di latta.

il suo giardinetto in pendenza del 20%, con la recinzione che dava verso la libertà.
un parchetto misterioso, dove ogni tanto vedevamo dei loschi individui con anfibi e impermeabili – avrei giurato di averne visto uno in tuta mimetica.
arrivavano da chissà dove, per poi svanire nel nulla.

i suoi alveari ogni due mesi, e tutti noi attaccati alla finestra a vedere quelli-della-disinfestazione che si facevano il culo. ma anche i suoi assistenti dei pidocchicosì li chiamavamo – che ci spulciavano la testa seminando il panico.

i suoi bellissimi poster appesi ai muri della classe – l'alfabeto, i numeri, degli alberi dipinti.
mancava solo il calendario di manuela arcuri ed erano tutti contenti.

ma la cosa più bella era la mensa.
orde vichinghe di puzzetti al di sotto del metro e cinquanta sbavanti come lumache davanti a piatti di pasta cucinati – si speraprobabilmente senza olio, crudi, direttamente dal sacchetto.
tutti ingurgitavano come idrovore il loro pane quotidiano – poteva essere pesto verde melma, o maccheroni che sembravano usciti direttamente dalla fabbrica dei mostri – tutti si nutrivano ignari.
ma mi ricordo anche che.
c'erano due eremiti – due che erano già alternativi, che nel loro piccolo erano indie e soprattutto erano disgustati.
uno ero io – e uno era alberto s.
i nostri piatti finivano sempre – inesorabilmente – a centro tavola. pieni.
o nelle fauci del bue che ci stava di fianco.

a porre fine a queste angherie culinarie pervenne – indovinate un po' – mia mamma.
si fece nominare commissario di mensa, nonchè paladina della giustizia con un passato comunista alle spalle.

la sua politica rivoluzionaria conseguì svariate vittorie – per citarne una, ci fece avere il parmigiano a tavola.
e il pandoro a natale raffermo, ma c'era.

insomma, bei ricordi.
sorvolando su quelli delle medie perchè i giovinastri delle medie li odio tutti.
se penso a me alle medie,
mi odio da soloma anche no.

vedete, i bambini delle elementari sono teneri, ciccioni, con i loro baby-intrighi e le loro piccole scoperte: si vogliono bene, in fondo – e mi hanno eletto re del castello, una volta.
quelli delle medienella maggior parte dei casi – sono merda allo stato puro.
capricciosi, egocentrici, istrionici, egoisti, insolenti, pretenziosi, bestie: animali non pensanti fini alla distruzione della comunità e all'esaltazione dell'individuo, che poi si evolvono in truzzi fini alla distruzione dell'individuo e all'esaltazione della massae ciò è pericoloso.
con il loro sorrisetto arcigno, le loro zampacce verrucose – qualche sabato fa ci sono passato davanti, al giardinetto della mia scuola media, e i pargoli mi guardavano con disprezzo.

ma io facevo di piùsfruttavo il mio lessico arricchito e li guardavo peggio.
li esecravo.

e loro tornavano alle loro cuccette, con la coda tra le gambe, oppure dietro un albero a farsi le pippechi lo sa.

tutto questo per dire.
oggi c'è stato lo sciopero barra manifestazione per la riforma fioroni – addirittura yahoo answer si è mobilitato – e nella mia classe praticamente nessuno ha preso parte.

perchè la prof di italiano è stata più astuta, lungimirante, elucubrante.
verifica di storia di due ore.

un genio.
anche se tanto lo sappiamo tutti che fioroni le sta sui coglioni ma che la preside è fascista.
e a proposito: se questa riforma è di sinistra, nella prossima di destra
ci faranno anche fare la marcia e l'inno alla prima ora?

ottobre 3, 2007

quando la storia si ripete e i personaggi si ribellano

ci sono poi quelle volte che ti alzi rincoglionito e prosegui la giornata ancora più rincoglionito.

agendo in una costante moviola, mentre il mondo ti scorre davanti e ti fa ciao ciao con la manina.

in un delirio similfilosofico che potrebbe anche essere il trip di un acido ti sbocciano nella mente quesiti mai affiorati prima, mentre le risposte si accavallano come un gregge di pecoresì, la sconcordanza zoologica è voluta – senza mai entrare nel recinto.

perchè viviamo?

cosa c’è dopo la morte?

chi vuoi eliminare?

se le domande rimangono tali la vita prosegue, ma se queste trovano qualcuno che le approva e stimola la riflessione, si viene calati in un dedalo psichedelico di aberrante devastazione neurologica.

nello specifico.

tra i motivi per cui vivere, sarebbe
opportuno annoverare
:
la musica
– l’amore
le tette della sitty
– scoprire che gerard way odia l’emo

ma anche timon e pumbaa, a questo punto.
e volontariamente non commento la foto scelta per l’articolo, ah.

tra le allettanti possibilità post-mortem,
troviamo – nell’ordine:
– scoprire che "quella bidella cessa e vestita di merda" è la preside – fatto
– constatare che tale preside è praticamente fascista e non alzarsi quando entra in classefatto
– si innamorano in chat e scoprono di essere sposatima stanno divorziando, eh.
– farsi rompere un labbro da una ragazza vestita sadomaso – fatto.

per tutto il resto c’è mastercard
.

tutto questo per arrivare all’empirica immagine di:
i tokio hotel non sono altro che i take that rimpastati e schiaffati in versione pseudoribelle.
ci sono le proveper non parlare dell’assonanza eufonica.
ma anche:
io e la sitty che ci mandiamo foto dei prof via bluetooth da una classe all’altra durante la lezione.

e mi ritiro per deliberare.