quella piccola folle cosa chiamata sfiga – parte II

atto IV: lasciatevi trasportare


sarà un argomento banale, ma per i mezzi pubblici provo un’avversione del tutto ricambiata.

sia chiaro: sono un quasi ambientalista e ci tengo a non inquinare. però io, standard, perdo almeno due pullman a botta.

così, per sport – io e l’atm ci detestiamo cordialmente. succede così, senza un motivo preciso – ma per tutte le sfigastragi del mondo.

    1ª possibilità:
il pullman arriva in anticipo.
alle sei di sera – con la pioggia.
soluzione: solo il ricovero.

    2ª possibilità:
il pullman arriva col nome sbagliato.
tipo, con scritto 860 in cubitale sulla testata e 207 come una clausola a caratteri microbici.
soluzione: salire su uno a caso e dirottarlo.

    3ª possibilità:
il pullman passa e non si ferma.
mi vede, mi fa ciao ciao con la manina e non frena neanche.
soluzione: sciamannare stile naufrago.

    4ª possibilità:
il pullman si ferma, ma rigurgita un putridame infinito di carne umana e poi, appena l’ultimo culo è uscito, chiude le porte e se ne va.
il bastardo.
soluzione: presentarsi con un ak47 di gomma.

    5ª possibilità:
il pullman sbaglia fermata.
va avanti, si ferma appena può e se ne fotte di chi gli sta correndo dietro.
soluzione: attaccarsi con una ventosa.

eccetera.
eccetera.

eccetera.

atto V: onora il padre e la madre

(sì, ma di chi?)

di mia mamma credo di avere già parlato.
però ecco, ogni giorno mi stupisce un po’.

tipo, l’altro giorno nel tappo del dentifricio risiedevano paciosi orribili grumi neri di natura incerta e di dubbia provenienza.
corro dalla genitrice mentre questa prepara il pollo lesso per i cani:

mamma, cos’è sta roba?
un tappo.
lo so, parlavo della schifezza nera all’interno.
ah, sono i rimasugli del fondotinta!
ah.
dov’era ‘sto tappo?
sul dentifricio.
…ah.

detto ciò, si asciuga il pollicione nel grembiule e pulisce il tappo.

mia mamma a volte mi spaventa.
non solo quando se ne esce con acquisti folli e sconsiderati, tipo.

lei è la donna delle frasi fatteda lei.
ha un intero repertorio di vaccate senza senso da pronunciare inopinatamente al momento opportuno.

la top ten:

   1. a me le sinfonie di beethoven fanno solo ridere
da usare di fronte a una presunta balla.

   2. bing bang ha detto stop
per chiudere un argomento spinoso.

   3. libero! libero!
traduzione: vattene.

   4. levati davanti agli occhi
come sopra, ma c’è qualcosa che non mi torna.

   5. mi urta il sistema nervoso
riferito un po’ a tutto.

   6. io non sono pazza!
urlato un po’ qui un po’ là, senza un motivo preciso.

   7. fasotutomi!
dialettale per "faccio tutto io", grottesco scimmiottamento di chiunque dica "lo faccio io".

   8. je parle français come se nient foudesse
per buttare in caciara il fatto che non sa il francese.

   9. è l’età della stupidera
me lo dice da quando avevo otto anni, eh.

   10. non ci metto nè uno e nè due!
indicazione di tempo usata nei frangenti più svariati.

lei è anche quella della follia momentanea.

ogni tanto la sento che in gran segreto apre il pianoforte e comincia a pigiare tasti a caso, e spesso temo inneschi il processo di autodistruzione.
altre volte la vedo danzare giulivamente con il cane, sulle note di una bachata – mia mamma ha una fissazione per la bachata, però la pronuncia "baciada".

poi sì, i suoi acquisti assurdi sono cosa fin troppo nota.
qualche giorno fa l’ho beccata che entrava in casa furtiva con un idromassaggiatore per piedi.

la macchina del pane, poi, è ormai un must: un pachiderma che sforna pane e plum-cake e mitraglia per qualche settimana, poi sparisce in circostanze misteriose.

c’era anche una volta che lei faceva le promozioni della nespresso.
c’era questa cazzo di volta che le hanno dato il materiale da tenere a casa in custodia.

un centinaio buono di stecche di capsule per la macchina del caffè.
fornitura per un anno di cantuccini plasticati.
casa inondata di cucchiaini e tazzine di plastica.

il terrore e l’abominio.

quando ha detto di volermi rifare la stanza,
ho cominciato seriamente a preoccuparmi.

…continua.   
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