Archive for luglio, 2009

luglio 24, 2009

probabile commento degli astanti: “bene, ora passiamo alle cose serie”

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luglio 16, 2009

e comunque io sono per la parità dei sessi

Ecco, credo che la vita sia un po’ questo:
a metà tra una fantasia erotica e una violenza sessuale.

(Il miglior commento: fui, fuisti, futtisti, isti ‘ppì futtiri e fusti futtutu. Proverbio siciliano.)

luglio 15, 2009

e poi un film diventa un po’ come una medicina

Oggi esce Harry Potter.

   Ecco, forse ci saranno un sacco di film di cui si attende l’uscita, un sacco di libri che non si vede l’ora di leggere, ma Harry Potter lo aspetto sempre come un bambino.
   Da quando avevo nove anni e sono andato a vedere il primo film e sussultavo dicendo uh! quello è Sileeente! e poco dopo uh! quella è la McGraaanitt! a oggi, che fremo tutto e non vedo l’ora di vedere questo film – insomma, non è cambiato niente. Anche se è sono cresciuto, anche se la vita è andata avanti e ho capito che nella realtà non c’è spazio per la magia, anche se a dire la verità il terzo film mi ha un po’ deluso e anche gli ultimi due libri sono un po’ usciti dal seminato, anche se è cambiato tutto non è cambiato niente. Harry resta sempre Harry, con il suo mondo i suoi luoghi i suoi personaggi.
   Li ho amati, quei personaggi, mi ci sono affezionato, mi sono offeso, li ho perdonati, ho detto NO! ho detto vai! ho detto puah. Ci sono rimasto di merda per la morte di qualcuno, ci sono rimasto di merdissima con la carneficina del settimo libro, e ho urlato disperato quando è morta Bellatrixperché non doveva morire, insomma, suvvia.

   E adesso così, come se niente fosse, esce Harry Potter.
E la voglia è quella lì, di andare in mezzo alla strada con mantello e bacchetta e urlare ehi gente, che ci fate in casa, è uscito il sesto film! però siamo adulti e non si può fare.

   Essenzialmente è come dice Meredith di Grey’s Anatomy.

« Siamo adulti. Quando è successo? E come si torna indietro? »

luglio 12, 2009

10/07/09 ore 21.00 – settore d, fila 13, posto 5

È stata quella cazzo di bandiera a fregarmi.
Quella bandiera italiana che danzava a ritmo di musica sulla cima della Villa Reale, leggera come l’aria che impercettibile pizzicava la pelle col suo frescolino estivo – quella bandiera che, con un po’ di attenzione, sembrava quasi stesse ascoltando anche lei quelle note perfette che si rincorrevano poco più in basso sui tasti del pianoforte.

Vedete, dei tasti del pianoforte ho sempre ammirato una cosa: sono tutti uguali, a prima vista, eppure sono tutti diversi. Nessun tasto è come il precedente. Ognuno possiede la sua identità unica ed irripetibile. Si possono creare infinite armonie utilizzando 88 tasti, ma ognuno di essi è indispensabile. È un po’ una metafora utopica, ma mi affascina questa cosa.

Fatto sta che.
Non è che io abbia mai amato Allevi alla follia – non amo gli episodi di follia collettiva, e soprattutto mi chiedevo "ma ci è o ci fa?"
Beh, dopo averlo visto posso affermare che è fuori di testa di suo.

« All’inizio è stata durissima… pure dopo! »

Essenzialmente a questo punto ho cominciato ad applaudire molto più forte e a sorridere molto più convinto.
Allevi ti rapisce, nel senso che proprio ti acchiappa e ti trascina in un mondo tutto suo, perché di questo si tratta: un mondo che con la gente normale non ha nulla in comune. Che la sua musica ti piaccia o no, quella bandiera la vedi sempre svolazzare, a un certo punto, di qualunque coloreformadimensione essa sia. Anche se non c’è, essenzialmente, dopo un po’ la vedi e cominci a danzare anche tu.

È una magia, perché si tratta di musica.