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febbraio 23, 2011

CARNEVALE A CASA BALOO (SEMEL IN ANNO?)


Io mi chiedo se sia una scelta moralmente accettabile cominciare a riempirsi di chiacchiere di Carnevale da gennaio.
Ma non nel senso di fine gennaio. Proprio gennaio-dopo-Capodanno.

Beh, fatto sta che per colpa di Madre ho sviluppato una fortissima dipendenza da queste cazzo di chiacchiere – che, dice lei, non sono fritte, perché c'è scritto che sono passate al forno! (sic)

Con l'avvento della festività è giunto anche l'annuale periodo di delirio dolciario di Madre. Casa mia si risevglia ogni mattino con l'odore di una nuova torta – sempre più spessa, sempre più grossa, sempre più piena di cannella e, soprattutto, sempre meno longeva.
L'altro giorno mi sono alzato e una tarte-aux-pommes nuova di zecca era già dimezzata, con ancora i segni dei barbari morsi e una inspiegabile scia di briciole che portava alla stanza di mio fratello. Per un attimo ho pensato di chiamare Raz Degan – tanto l'entità dei loro fatti all'apparenza inspiegabili (sic) è più o meno la stessa.

 

Di solito Madre agisce con il favore delle tenebre. Ormai di notte non vado neanche più in cucina a bere per paura di trovarmela davanti incappucciata che butta ingredienti segreti in un grosso calderone, ammantata di strani miasmi verdastri e illuminata dalla luce dei fulmini, tra una risata diabolica e l'altra.

Insomma, ormai è opinione comune che casa mia sia una sorta di Paese della Cuccagna, dove il sole splende, gli uccellini cantano e le calorie dilagano allo stato brado. Madre rivestirebbe dunque il ruolo della strega di Hansel e Gretel, senza quel piccolo problema del cannibalismo, ma questo visione idilliaca è stata oggi turbata.

 

Premessa: quand'ero piccolo era ancora viva la seppur flebile tradizione di travestire i bambini a Carnevale. Ricordo le vie di Monza sature di Principesse, Omini-Ragno, varie creature ibride e coriandoli a strafottere. Grazie a dio non esiste alcun tipo di documentazione fotografica, ma ricordo di essere stato vestito da Sandokan, Cowboy, Agumon e Cangurotto.
E a proposito del Cangurotto.

Avevo questo vestito fighissimo – un semplicissimo canguro del cazzo, ma l'euforia collettiva del tempo mi portava a credere di essere Massimo Lopez e ad intrattenere amici e parenti con orribili imitazioni che spero di dimenticare presto.

Tuttavia oggi, preso da un attacco di incauta nostalgia, frugo un po' in cantina alla ricerca di quel cimelio. Ovviamente non lo trovo, ma in compenso riesumo carabattole ancor più datate e stringo amicizia con una colonia di muffe a random. Senza lasciarmi intimorire dalle avversità, mi reco dalla Grande Mente (Madre) in cerca di risposte e… e sarebbe stato meglio non averlo fatto.

Il vestito da Cangurotto? L'ho dato via anni fa!

Come dato via. A chi.

Alle suore!
 

Comunque ho mal di pancia.
Fottute chiacchiere.

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