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settembre 17, 2011

TU CHIAMALA SE VUOI FANTAPOLITICA

Per farla breve: Berlusconi non si piomberebbe mai la Merkel.

Siccome non è plausibile che un pensiero del genere abbia trapassato la mente del premier così, come un fulmine a ciel sereno, come una lepre in mezzo alle aiuole, come una scorreggia nell'intimità, mi sono chiesto quale potesse essere stata la sua ontogenesi.

Beh, sticazzi. Dev'essere andata così:

Lele Mora: Pronto? Hallo? Sì, Frau Merkel! Esimia! Le andrebbe di raggiungerci ad Arcore, venerdì sera?

Angela Merkel: Aus welches Anlaß, per quale occasione?

Lele Mora: Per salutare Silvio! Cantare, ballare, sehr Musik, pizza und mandolino! Per conoscere la nipote di Mubarak, la cugina di Gheddafi, la prozia di Shimon Per―cioè, no, intendevo dire, la prozia di Paris Hilton. Cosa? Lei non è antisemita?

Insomma, una conversazione sui generis, conclusasi con un più o meno cordiale aufwiedersehen dopo un esaltatissimo ma-ci-sarà-tanto-bunga-bunga, sehr-bungabunghen! del gozzovigliante agente.

La verità è che, di nuovo, Berlusconi ha frainteso. È stato incastrato, si è lasciato sfuggire una parola di troppo ed è stato a sua volta misunderstood, come temeva Robbie Williams anni fa.

Il Cavaliere credeva che la Merkel non volesse fare bungabunghen con lui, sicché ha reagito come la celebre volpe all'uva. Qualcuno dovrebbe spiegargli che Angela davvero non aveva tempo, quel venerdì sera, e che davvero non aveva tempo nemmeno il sabato, e che insomma non si trattava di scuse per scaricarlo. Qualcuno dovrebbe spiegargli che la Merkel era davvero impegnata, e qualcuno dovrebbe anche spiegargli che cos'era impegnata a fare: far funzionare bene il suo Paese.

Chissà mai che il piccolo Berlu, da queste picche, non impari qualcosa…

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