Archive for ‘audio e video’

giugno 8, 2010

family portrait (ovvero: quando il calcio e la figa diventano armi di separazione di massa)

Il mese scorso sono stato a Barcellona.
All’aereoporto c’erano appese qua e là delle foto di separatisti baschi a mo’ di ricercati – mancava solo la scritta WANTED, ma il contenuto era più o meno quello, dead or alive.

Poi sabato, tipo, guardavo il TG5 – l’unico telegiornale che penetra le mie mura domestiche (ma solo perché è preceduto e seguito da programmi d’interesse comune – leggi quia sic Mater voluit).
Insomma, ogni tanto caschi nell’inganno: credi di averlo metabolizzato, di essere immune dalle minchiate propinateci con un fervore talmente bambinesco da sembrare quasi innocente – quasi. E poi succede all’improvviso, quando meno te lo aspetti, mentre fagociti spensierato il tuo piatto di lasagne: quel servizio colpisce i tuoi padiglioni auricolari – così, senza pietà, colpito e affondato.

PADANIA vs REGNO DELLE DUE SICILIE.

Ho sputato le lasagne, sgranato gli occhi e affondato le unghie nella pagnotta.


Il Campionato del Mondo di Calcio delle Nazioni senza Stato.

Che boh, io ci vedrei bene i palestinesi, i rom, i curdi – i tibetani, cazzo, i tibetani.
Ecco, parentesi sul Tibet. Nel 1951 la Cina lo invade – così, a muzzo. I cinesi cazzeggiano un po’, profanano qualche tempio, stuprano qualche monaca, reprimono nel sangue qualche manifestazione pacifica – insomma, ordinaria amministrazione. Poi nel 1964, dopo aver messo in fuga il Dalai Lama, dichiarano il Tibet una loro "Provincia autonoma". Segue una "rivoluzione culturale" (leggi genocidio) ignorata dall’Occidente per motivi prettamente commerciali, ma questa è un’altra storia.

Ecco, ci vedrei bene il Tibet tra le Nazioni senza Stato. Ci vedrei bene un popolo derubato della propria Patria, della propria cultura, della propria libertà. Non due mandrie di esaltati i quali credono che il Dalai Lama sia un animale che sputa – quando in realtà sono loro quelli che sputano. Sputano sulle migliaia di patrioti morti per strappare l’Italia al dominio austriaco, senza i quali parleremmo tutti tedesco. Sputano sulle migliaia di partigiani morti per strappare l’Italia alla dominazione nazista, senza i quali parleremmo comunque tutti tedesco. E vi assicuro che il tedesco è fottutamente difficile. Io lo studio.
Sputano, anzi pisciano, pisciano sulle tombe di coloro che credevano nell’Italia Unita, pisciano sulla Costituzione, pisciano sui tappeti di quella che dovrebbe essere la loro casa.
Peggio: i borboni, definendosi "Regno delle due Sicilie", pisciano perfino sulla Repubblica stessa, anzi sulla Democrazia.

Il fatto che poi la Trota non tiferà Italia ai mondiali (cit.) e che per lui il tricolore «identifica un sentimento di cinquant’anni fa» appare quasi irrilevante se si pensa al buffo paradosso di suo padre, al Governo di un Paese dal quale vuole separarsi («la Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano; saremo liberi con le buone o con le meno buone»).
Insomma, un po’ come se Alekos Panagulis fosse diventato Ministro delle Pari Opportunità in Grecia – grossomodo. Anzi, fosse stato eletto.

Meditiamo, gente, meditiamo…

***

Domenica sera. Ancora vagamente sconvolto, quasi intorpidito dallo shock dell’inverosimile incontro fra finte nazionali dello scatafascio, mi siedo a tavola pronto a sorbirmi la consueta dose di telegiornale, ma persuaso nel cuore che il buon vecchio Mimun non abbia intenzione di sputtanarsi completamente. E invece.

Miss Padania – la premiazione.
(Effettuata, tra l’altro, da Bossi senior in persona.)
Sul TG5. Il telegiornale nazionale.
And I was like – WTF.
Perché, dunque, non mandare in onda Miss Gennargentu? Perché non eleggere una Miss Greco Antico? But the best is yet to come. Infatti durante la manifestazione è stato assegnato anche il titolo di Miss Informazione Libera.
Assegnato a chi? A una sfigata delle tante, su quel palco solo in qualità di scenografia ad una commedia degli orrori molto ben architettata.
Assegnato da chi?
Da Emilio Fede.

Emilio Fede, informazione libera. Emilio Fede, informazione libera.
Emilio Fede. Informazione libera.

Potrebbe anche essere divertente, se solo non fosse divertente.
Cos’è, una presa per il culo? – Più o meno ho pensato questo, lì per lì. Poi mi sono reso conto che sì, è proprio una presa per il culo. Ma non una di quelle prese per il culo delle quali ti accorgi e poi si ride tutti insieme tra una birra e l’altra, senza rancore, peace and love. No, una di quelle prese per il culo fatte proprio per mettertela nel culo. Così, sulla fiducia.

Sarà stata una mia impressione, ma tutta l’attenzione concessa a Miss Padania non mi pare sia stata concessa neanche a Miss Italia. Intravedo un nesso logico tra questo e le affermazioni leghiste di cui sopra – ma non vorrei apparire malizioso.

Almeno una cosa va ammessa: ai Bossi, i separatisti baschi fanno gran pippe.
La prossima volta che vado a Malpensa devo fare più attenzione: chissà che tra un gate e l’altro non campeggi un loro ritratto di famiglia.

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novembre 9, 2009

storia (a lieto fine) di un ciuffo troppo lungo e del dolore di una madre parrucchiera

Questa chicca non potevo non postarla.

Si fanno chiamare emo, vestono tutti allo stesso modo in tutto il mondo.

Che detta da uno in giacca e cravatta, poi – no, per dire.

Lei è parrucchiera, ha un figlio di 16 anni… un giorno ha notato che faceva crescere il suo ciuffo di capelli un po’ troppo.
Il tipico preludio della degenerazione giovanile.

Vedevo dei cambiamenti in lui..

… quei ciuffi di pelo sulla pelle, le pupille dilatate, gli artigli acuminati, i canini che si allungavano, e poi, alla prima luna piena…

Io sono emo, mi taglio le vene, non vivo al sole, mi chiudo un occhio per vedere soltanto il nero del mondo.
Dài, non diciamo stronzate: ammettilo che sei strabico come un camaleonte.

Vado con gli uomini, vado con le donne.
Ah, questo sì che va di moda! 100 punti!

Ma per fortuna…

Alla fine siamo riusciti a… a venirne fuori!

Centri di riabilitazione per emo depressi. Da qui a quelli il passo è breve.

Nel frattempo, auguri alla mamma parrucchiera e al figlio che in un modo o nell’altro ne sono venuti fuori.

settembre 1, 2009

e poi non dite che vi ricorda qualcuno

Io già vi avevo avvertiti ai tempi che furono, che quest’uomo era un tantino tocco.
Questo è quando però si dice che il potere dà alla testa, ecco.

luglio 24, 2009

probabile commento degli astanti: “bene, ora passiamo alle cose serie”

luglio 15, 2009

e poi un film diventa un po’ come una medicina

Oggi esce Harry Potter.

   Ecco, forse ci saranno un sacco di film di cui si attende l’uscita, un sacco di libri che non si vede l’ora di leggere, ma Harry Potter lo aspetto sempre come un bambino.
   Da quando avevo nove anni e sono andato a vedere il primo film e sussultavo dicendo uh! quello è Sileeente! e poco dopo uh! quella è la McGraaanitt! a oggi, che fremo tutto e non vedo l’ora di vedere questo film – insomma, non è cambiato niente. Anche se è sono cresciuto, anche se la vita è andata avanti e ho capito che nella realtà non c’è spazio per la magia, anche se a dire la verità il terzo film mi ha un po’ deluso e anche gli ultimi due libri sono un po’ usciti dal seminato, anche se è cambiato tutto non è cambiato niente. Harry resta sempre Harry, con il suo mondo i suoi luoghi i suoi personaggi.
   Li ho amati, quei personaggi, mi ci sono affezionato, mi sono offeso, li ho perdonati, ho detto NO! ho detto vai! ho detto puah. Ci sono rimasto di merda per la morte di qualcuno, ci sono rimasto di merdissima con la carneficina del settimo libro, e ho urlato disperato quando è morta Bellatrixperché non doveva morire, insomma, suvvia.

   E adesso così, come se niente fosse, esce Harry Potter.
E la voglia è quella lì, di andare in mezzo alla strada con mantello e bacchetta e urlare ehi gente, che ci fate in casa, è uscito il sesto film! però siamo adulti e non si può fare.

   Essenzialmente è come dice Meredith di Grey’s Anatomy.

« Siamo adulti. Quando è successo? E come si torna indietro? »

luglio 12, 2009

10/07/09 ore 21.00 – settore d, fila 13, posto 5

È stata quella cazzo di bandiera a fregarmi.
Quella bandiera italiana che danzava a ritmo di musica sulla cima della Villa Reale, leggera come l’aria che impercettibile pizzicava la pelle col suo frescolino estivo – quella bandiera che, con un po’ di attenzione, sembrava quasi stesse ascoltando anche lei quelle note perfette che si rincorrevano poco più in basso sui tasti del pianoforte.

Vedete, dei tasti del pianoforte ho sempre ammirato una cosa: sono tutti uguali, a prima vista, eppure sono tutti diversi. Nessun tasto è come il precedente. Ognuno possiede la sua identità unica ed irripetibile. Si possono creare infinite armonie utilizzando 88 tasti, ma ognuno di essi è indispensabile. È un po’ una metafora utopica, ma mi affascina questa cosa.

Fatto sta che.
Non è che io abbia mai amato Allevi alla follia – non amo gli episodi di follia collettiva, e soprattutto mi chiedevo "ma ci è o ci fa?"
Beh, dopo averlo visto posso affermare che è fuori di testa di suo.

« All’inizio è stata durissima… pure dopo! »

Essenzialmente a questo punto ho cominciato ad applaudire molto più forte e a sorridere molto più convinto.
Allevi ti rapisce, nel senso che proprio ti acchiappa e ti trascina in un mondo tutto suo, perché di questo si tratta: un mondo che con la gente normale non ha nulla in comune. Che la sua musica ti piaccia o no, quella bandiera la vedi sempre svolazzare, a un certo punto, di qualunque coloreformadimensione essa sia. Anche se non c’è, essenzialmente, dopo un po’ la vedi e cominci a danzare anche tu.

È una magia, perché si tratta di musica.
settembre 6, 2007

quanto sei disposto a pagare per non avere niente?

quando c’è da ammettere un fatto oggettivo, va fatto.
i tokio hotel stanno facendo un gran successo.

ma anche uomini e donne riscuoteva successo.

lo dimostrano i manipoli assoldati di donzelle dalle corde vocali geneticamente modificate per adempiere alla pratica dell’urlo kaulitzianodelle sorte di banshee assatanate e, soprattutto, invidiose per quei capelli.

che per quanto ne sappiamo potrebbero anche essere un grizzley impagliato, o un corallo, o degli effluvi vulcanici.
nessuno lo sa.

come nessuno sa in quale mercato nero per transgender quello stesso individuo si procuri questi occhiali – che a mio parere dovrebbero portare un’etichetta tipo pacchetti di sigarette.

questi occhiali uccidono
ogni residuo di buongusto.

il ritmo incalzante delle canzoni, gli importanti temi affrontati – come il suo gemello che
s’inchiappetta una groupie
nella zimmer 483.
chissà se c’era anche lui, a guardare e prendere appunti.

ad ogni modo, oggi è stata una giornata raccapricciante per il mondo virtuale italiano: i tokio hotel, per amor di nome o forse solo per rivalità eufonica, si sono presentati su habbo hotel.

così, giusto per farsi un po’ di pubblicità: col loro look aberrante, con le loro faccine indisponenti.
e l’hotel è stato assediato da centinaia di…
cosi.
umanoidi deformi tipo omini del lego, ma molto più inquietanti.

e insomma,
questo ha quasi fatto più notizia della morte del povero pavarotti – impossibile non trovare un collegamento tra i due luttuosi avvenimenti.

ma non finisce quì:
proprio oggi è comparsa su ebay una nuova, inquietante pagina tutta dedicata a quei quattro moschettoni.

un’escalation di vaccate assolutamente degna di un celere commento, perchè – insomma
date un’occhiata.

più di cento offerte.
fin’ora 900 euro.
e tutto questo.
per.

una chitarra scassata.

certo, la chitarra scassata di tom kaulitz, ma potevano anche venderla buona.

mi viene voglia di andare a comprarmi una bompiani, prenderla a randellate e venderla su ebay come la prima tastiera di tuomas holopainen.

per la stessa serie:
quanto sei disposto a pagare
per non avere niente?

una sola cosa mi consola: i finley
non avranno mai lo stesso successo.

l’italia non può permettersi anche questo
.

agosto 31, 2007

non per fare polemica, ma eravamo soli in sala

ebbene, alla fine ci siamo andati.
siamo arrivati in ritardo, c’era una coda che occupava tutto il cinema, ma
ce l’abbiamo fatta
.

i secondi che ticchettano minacciosi sul cellulare, la fila che avanza come una becera processione di teleschiavi, il tabellone in fondo che appare come un miraggio del deserto – sì, ondulato ed evanescencente.

tabellone le cui scritte, per la mia vista da vecchio bacucco, sono ridotte a ingloriose strisce rosse lampeggianti – inutile chiedere al vicino di turno, la cui cacofonica risposta è:
ah, ma quelle sono scritte?

apre l’altra biglietteria.
così, all’improvviso: non fai neanche tempo ad accorgertene che orde di vichinghi incazzati come tirannosauri si avventano ad acquistare il loro sudato biglietto.

il nostro turno si avvicina – inesorabile – mentre le strisce rosse diventano inquietanti indicazioni per lo spettacolo.
20.3021.45
e sono le cinque.

il panico – è il primo spettacolo di un’anteprima, è venerdì pomeriggio, è uno splatter.
è una merda.

– ciao, ci sono ancora posti per captivity delle cinque?
– sì, c’è la sala vuota.

ah.

entriamo – una sala così grossa tutta per noi, che bello.
i venti minuti di pubblicità si avviano al termine, che bello.
c’è su il trailer de la terza madre di dario argento – che schifo.

si spengono le luci, ci abbarbichiamo l’uno all’altro.
comincia il film più grossolano della terra, dai tempi di vita smeralda.di jerry calà (dio, c’è pure il sito!).
che, più che captivity, il titolo migliore sarebbe stato dejà-vu – peccato che era già preso.

un’escalation di paccotiglia cinematografica già vista, che al confronto i teletubbies hanno una trama articolata.
una psicologia dei personaggi che ha molto da imparare anche da topolino.

dei colpi di scena da me personalmente compresi sei ore prima – e non sono proprio una cima ad afferrare le trame, la lau può confermare.

un numero considerevole di scene perfettamente inutili, senza capo nè coda, situazioni inspiegabili ai limiti del paranormale, o peggio – torture di cui non si comprende l’entità.
o forse quella che entrava da quel tubo non era acqua, ma acido trasparente – chissà.

dei vaghi tentativi di evitare che lo spettatore giochi all’impiccato con squallidi luoghi comuni – l’incesto, la violenza su animali, un bambino che uccide sua madre. cose così.

il tutto condito da una colonna sonora praticamente inesistente – e se esiste devo essermela persa.

e tutto finisce con la protagonista che gli spara nei coglionilui si rialza – gli spara al petto – lui si rialza – gli spara al cuore – lui non si rialza più.

con assenza totale di sorpresa, colpo di scena, finale drammatico, brividi postumi: finisce così, secco, tronfio.

non è per fare polemica,
ma eravamo soli in sala
.

luglio 27, 2007

per il ciclo alta tensione – analisi dei personaggi

stavo guardando uno di quei tipici filmetti americani.
una di quelle pellicole d’accatto che tutti conosciamo come "per il ciclo alta tensione".
che non sono passati al cinema perchè sono talmente tanti da riempire un multisala per trentasei mesi.
e sono tutti dannatamente uguali.
tutti dannatamente su canale 5.
tutti dannatamente campioni d’ascolti.

il cui elemento principale è uno ed uno solo.

la tragedia.

i personaggi sono sempre gli stessi, attori sconosciuto o arraffati sul ciglio di una strada mentre issavano il cartello "will dance for a movie".

nudi.

nell’ordine:

la tragedia, interpretata da un qualsiasi cataclisma naturale pescato a caso da un mazzo di carte.
in alternativa: bestiacce inferocite, gli alieni, progressi della scienza sfuggiti al controllo e incazzati neri, gli gnomi, pippi calzelunghe.

l’eroe, che è anche l’antagonista (della tragedia) e ha un nome americanissimo come mike, jake, dave.
prende in mano le redini del gruppo, ne è il leader indiscusso e tutti devono sacrificargli una vergine al giorno per ottenere la sua grazia.
ha il compito di salvare la sua donna e, in secondo luogo, il mondo.
o perlomeno la città. bastardo.

la gnocca dell’eroe, che manco a dirlo è una sventola da paura. sistematicamente si caccia nei casini, e l’eroe deve andare a salvarle il culo. che riutilizzerà più tardi per scopi migliori.
non di rado è l’ex moglie dell’eroe, e ha avuto un figlio da lui – come no pupa, speraci.

l’amico dell’eroe, spesso un coglione di prima categoria, ha un ruolo marginale limitato allo stripparsi e al dimostrare la sua fede al padrone – cioè l’eroe.
ovviamente, muore o viene dimenticato nel bordello generale.

il cattivo 1, anche chiamato "sono un mago brutto e pazzo, non conosco la bontà, la vergogna e l’onestà!". di solito è lui la causa di tutto, o il traditore che pensa solo a se stesso.
naturalmente muore per mano stessa della tragedia.

il cattivo 2, tirapiedi del primo che non sa che cazzo vuole dalla vita e a un certo punto si redime e si sacrifica – inutilmente – per gli altri.
insomma, muore pure lui.

la donna incinta, elemento chiave del film il cui compito è quello di generare tensione.
più è avanti con la gestanza più la pellicola avrà successo: non di rado il bambino è talmente stronzo da voler uscire il giorno stesso della tragedia.
mentre la donna è sepolta dalle macerie, o in culo al mondo con una sfigata rimbambita (v. dopo).

il fidanzato della donna incinta, padre del bambino (o almeno così lui crede) che sta sempre al di fuori dal disastro ed è giustamente incazzato come una bestia.
spesso cerca di salvarla, ma alla fine non fa un cazzo e lascia il lavoro pesante agli altri.
l’infido.

la sfigata rimbambita, che aiuta la donna incinta al punto da improvvisarsi ostetrica anche se non ha ancora chiesto alla mamma come nascono i bambini.
spesso la tragedia, impietosa, la uccide.

il vecchio saggio, che nonostante il nome è a volte interpretato da un ragazzone barbuto.
la sua figura è avvolta nel mistero, nessuno sa da dove venga e che cazzo ci fa lì, ma alla fine salva tutti con ingegno ed esperienza.
in realtà è un evaso dal cottolengo fatto come una pera che, inutile dirlo: molto spesso muore.

l’adolescente depresso, stereotipo di un giovinotto imberbe afflitto dalle peggio pare mentali, spesso interpretato da uno sfigato pippaiolo.
ricopre il ruolo di ribelle, indossa converse all stars e odia il mondo: è un depresso represso e si lamenta più del presidente della confederazione italiana emo-boys stitici.
gira voce abbia un blog dove sfoga le sue fregnacce.
importante: molto spesso è il figlio dell’eroe, con cui ha un pessimo rapporto.
segretamente
si droga, bestemmia e picchia i bambini
.

la scienziata, una gnocca cervellona che spesso ricopre il ruolo dell’eroe o della gnocca dell’eroe.
anche se dimostra non più di 22 anni, lavora alla nasa e potrebbe fermare la faglia di san andreas con uno schiocco di dita.

la telecronista, sempre la stessa, usualmente afroamericana, dal tono impostato e saccente.
durante le inquadrature finali, ossia il resoconto dei danni della tragedia, la sua voce grave e cataclismica rassicura il volgo rammentando gli ideali del nostro paese – che ovviamente sono gli stati uniti d’america – tra cui l’unione del popolo, la fratellanza, l’uguaglianza, il capitalismo e il petrolio.

eppure fanno sempre tanto audience.
forse per la ricchezza di colpi di scena.

e per il fatto che – in fondoprevederli tutti con precisione millimetrica
dà una certa soddisfazione.

giugno 21, 2007

quella vacca di britney spears

[paola cortellesi]

oggi ho compiuto un atto che un ascoltatore di gruppi come tristania, iron maiden e nina hagen non dovrebbe mai fare, per nessuna ragione al mondo.
ho inserito nello stereo un cd la cui detenzione è indice di gravi turbe psichiche, mi sono messo ad ascoltarlo muovendo l’equalizer dalla voce "rock" alla voce "pop".

e mi sono ritrovato a muovere impercettibilmente la testa come uno skater nella metropolitana del meglio bronx di monza e brianza, sulle note di
quella vacca di britney spears.

va bene: sembra una ragazza superficiale e anche un po’ imparruccata, ma i suoi testi mi hanno dato diversi spunti di riflessione.
per esempio, in my prerogative:

«acchiappare ragazzi è come vivo
qualcuno mi fa delle domande
perchè sono così reale?
»

poi leggi un trafiletto sul giornale in cui scopri che la popstar, recentemente, "ha fatto una brutta figura: durante un’esibizione a orlando, i fan hanno capito che fingeva di cantare quando il cd da cui proveniva la sua voce si è inceppato lasciandola in silenzio sul palco."

quando si dice una ragazza così reale.
acqua, sapone e parrucchino.

«non vedo niente di sbagliato nello spalparmi in giro»

ora, il senso lato in inglese diviene irrilevante quando, in qualsiasi lingua, ti si para davanti un doppiosenso di questo genere.
in modo raffinato, sottile, ricercato.

quasi quanto un bieco impalami, maschione.

«perchè non posso vivere la mia vita
senza tutte le cose che la gente dice
oh oh

come ad esempio
che figa
che gnocca
che puttanama in senso buono.

e ciò che sembra più appropriato dire, per dare il tuo contributo, è una risposta gutturale.
oh oh.

e di colpo, immagini la spears col pancione e la barba finta – tanto ormai – tutta imbaldraccata di rosso che ammiccando sibila: oh oh oh.
personalmente, dopo cotante riflessioni, temo che il cd della fanciulla rimarrà a prender polvere ancora per molto, molto tempo.
sperando non si metta a copulare selvaggiamente con una renna, in ogni caso.