Archive for ‘bla bla e bla’

marzo 22, 2011

QUANDO I LEADER VENIVANO ASSASSINATI SENZA TROPPI CAZZI

Poi stamattina mi sveglio –  tardi, tra l'altro, sicché non vado a scuola perché da noi un ritardo è assai più deprecabile di un'assenza. Mi sveglio, dicevo, ed entro in simbiosi mistica con Santa Wikipedia al fine di scoprire qualcosa che non so sulla guerra del Vietnamanche se, detta così, potrebbe sembrare che effettivamente ci sia qualcosa che sappiamo, sul Vietnam.

Ancora rincoglionito dall'ebbrezza mattutina, per un attimo mi sono crogiolato nel pensiero che nel duemila le guerre non si fanno più, che certe guerre non si fanno più perché le guerre di conquista appartengono al passato. Che gli effetto-domino e i salviamo-la-faccia e gli obiettivi-nobili erano e rimangono stronzate. Che

«l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Che sputtanare le parole libertà e indipendenza per fini politico-economici è una prassi da Guerra Fredda, insomma, non si fa più.

Beh, sticazzi.

Per fortuna è arrivata la diretta di Repubblica a farmi tornare alla realtà, a ricordarmi che le guerre di conquista si fanno quanto e più di prima, che le parole libertà e indipendenza vengono sputtanate quanto e più di prima, che l'Italia ormai non ripudia altro che i froci e i kebabbari.

Fatto sta che nello spleen generale di tutte queste amenità mi ritrovo gli occhi piantati su una flash news in particolare, anzi una dichiarazione in particolare di uno Stato in particolare. Ecco:

08:36     La Cina è tornata a chiedere l'interruzione dei raid aerei alleati e ha ribadito di essere contraria "all'uso della forza" che "potrebbe fare vittime civili e scatenare una crisi umanitaria". Per questo motivo la Cina chiede un "cessate il fuoco immediato".

Cos'è che chiede la Cina? È contraria a cosa, la Cina?
(Ah, la magia dei collegamenti ipertestuali.)

Non dico che la politica internazionale dovrebbe macchiarsi di coerenza. Si tratta di una distopia storicamente irrealizzata e strategicamente irrealizzabile. Anzi, non dico affatto chi dovrebbe fare cosa.
In quanto Signor Nessuno posso solo pormi delle domande, del tipo: se il Tibet avesse riserve di gas e petrolio, adesso sarebbe un Paese libero oppure si troverebbe direttamente sotto il controllo degli Stati Uniti?

Ma soprattutto, se Gheddafi fosse stato una donna, adesso sarebbe ospite fisso a Pomeriggio 5 oppure avrebbe direttamente un seggio al PdL?

dicembre 14, 2010

FIDARSI È BENE, NON FIDARSI È M… NO, ASPETTA.

Berlusconi: «Io non so dire dei no, non l'ho mai saputo fare e la mia fortuna è stata che nessun gay è venuto mai a farmi una proposta perché alla terza volta avrei chiesto di spiegarmi tecnicamente come si fa e ci sarei stato»

Beh, in fondo è comprensibile: dopo tanti anni di governo si sarà chiesto cosa ci trovi l'Italia nel prenderla sempre nel culo.

(Vi prego, qualcuno glielo chieda tre volte e gli spieghi tecnicamente come dare le dimissioni.)

settembre 1, 2009

giusto per fare il punto della situazione

Come conclusione, volevo solo mettere per iscritto un paio di cosette.

Per prima cosa ho sentito l’emozione penetrare nel mio cuore; ho visto la mia vita dolcemente violentata da un sentimento che non conoscevo.
Poi ho scorto la felicità irradiarmi della sua luce, riempire la mia esistenza.
Ho lottato con le unghie e con i denti per quella felicità, ho cercato di tenerla stretta. Sono arrivato perfino ad illudermi, per non perdere quello stato di elevazione: ho creduto in un dio fasullo, ho pregato in una lingua inesistente. Ho scommesso sul cavallo zoppo, credendo – dopotutto – di poter vincere: questo è l’atteggiamento dell’artista.

Infine ho perso.
Ho visto il mondo strapparmi via la felicità. Ho subito l’ipocrisia e la viltà; sono stato seviziato dall’ignavia e dalla paura. Sono rimasto incatenato ad assistere alla mia disfatta, ho atteso immobile percorrendo la mia caduta. Ho avvertito la mia anima dilaniarsi, ho udito la mia vita cadere in pezzi. Sono rimasto a giacere silenziosamente per ore, per giorni, per mesi.
Sono morto e ho deciso di rinascere.
Avevo scambiato le mie gambe per ali splendenti; ma quando queste mi sono state divorate dalla paura, ho dovuto reimparare a camminare.

Adesso, adesso devo ancora capire se sto camminando o se sto strisciando.
Eppure la differenza sembra così sottile a chi ha volato alto, tanto da scottarsi con il sole.

Non è finita, o forse sì.
Ma ho perso una battaglia: vincerò la guerra.
E se perderò anche quella, ne vincerò di certo un’altra.

agosto 21, 2009

anche le stelle sono fashion e gay-friendly

Questo mondo sta veramente andando a rotoli.

Stavo sfogliando Novella 2000 alla ricerca di foto da attaccare in camera – e come al solito le riviste per signore non mi deludono mai.

La domanda sorge spontanea.
Un LUI etero che legge Novella 2000, che animale è?

Ah, comunque voglio al più presto fondare un’associazione in difesa della dignità delle lesbiche.
Porca puttana, perché non le caga mai nessuno?

E se uno è bisessuale cosa deve fare, una media astrologica tra LUI e GAY?

Meno forma e più sostanza, gente: meno forma e più sostanza.

(E in tutto questo, George Clooney cosa c’entra? Beh, ovvio: perché è gay gay!)

luglio 24, 2009

probabile commento degli astanti: “bene, ora passiamo alle cose serie”

giugno 15, 2009

non dire sacco finché non ce l’hai nel gatto

Il mondo è veramente una fossa di stronzi.

Sì, mi hanno fottuto il sacchetto del Blockbuster – non è che me ne esco con queste massime così a caso.

Però, in linea generale,  mi pare che le persone dovrebbero avere
un po’ più di onestà,
un po’ più di coerenza,
un po’ più di coraggio,
un po’ più di tutto.

Semplicemente a me pare che la gente non voglia proprio saperne della libertà
e di pensare con la propria fucking testa.

giugno 13, 2009

questo non è un post depresso (ma per davvero)

Sì, ho sistemato la grafica, e sì – sono ufficialmente tornato a scrivere.

Tipo, stavo pensando che.

È bello vedere i primi fiori curiosi a fine febbraio, il fogliame che comincia a rigoglire languido sulle fronde stanche degli alberi, la primavera che poi ad aprile esplode carica di speranza, gioia, senso di libertà, odore di rinascita. I colori sempre più brillanti, il cielo terso, le nuvole che si fanno sempre più rade, le piogge sempre più timide, il freddo sempre più remissivo.

È bello vedere come aprile lascia il posto a maggio, come l’estate arrivi sempre più in anticipo, come giugno porti con sé quell’aromino che non sai cos’è – un po’ erba un po’ citronella, un po’ anguria un po’ badedas – ma che sai che vuol dire proprio estate, così come ai tempi c’era il Festivalbar (sì, fin troppo inflazionato).

È bello vedere come le stagioni arrivino prima dell’uomo, nel senso che vedi i fiori sbocciare e dici "è primavera!" e invece stica, è ancora inverno – vedi il termometro che raggiunge i 30° (e via con l’invasione di sandali, infradito e fucking crocs) e dici "è estate!" e invece stica, è ancora primavera.

Però in realtà mi sono accorto che delle stagioni e della natura non frega un cazzo a nessuno.

Il fatto è che abbiamo bisogno di sapere che il tempo va avanti anche senza di noi – è un punto stabile, qualcosa che non si ferma. La primavera esplode, l’estate arriva carica di energia, è tu non c’entri proprio niente. Il tempo di noi se ne strafotte. Ed è questo che poi andiamo tutti cercando: qualcuno (o qualcosa) che se ne strafotta dei nostri problemi e delle nostre vite in generale.

Sì, probabilmente deriva tutto dal fatto che io, con questa gioia primaverile e questa vitalità estiva, c’entro come i cavoli a merendacome si suol dire.

Non è che sono diventato emo eh, ma per causediforzamaggiore ho cominciato a riflettere e a domandarmi se la felicità non sia solo un preludio per la tragedia, un escamotage della vita per poi poterci ricoprire di sterco quando crediamo che tutto vada bene – sì, è la solita cazzo di storia del mondo che va a rotoli eh, niente innovazione questa volta.
Come disse qualcuno, se non ci fosse la felicità non esisterebbe il dolore (e viceversa).

Forse ecco, bisogna sottolineare un po’ quel "viceversa" e pensare che tanto un po’ di merda ci tocca un po’ a tutti, quindi tanto vale mettersi i guantini e cominciare a spalare.
Il difficile è convincersene – solo quello.

Tuttavia – è anche vero che se questo è il migliore dei mondi possibili,
non voglio proprio immaginare il peggiore.

giugno 9, 2009

però adesso mi aspetto una cazzo di festa di benvenuto

no, allora.

non è che mi sono dimenticato del blog.
(o forse un po’ sì.)
non è che non avevo più voglia di scrivere.
(o forse un po’ sì.)
non è che non ho più niente da scrivere.
(o forse un po’ sì.)
non è che ho il blocco dello scrittore.
(o forse un po’ sì.)

è che è stato un po’ un periodaccio, e avevo bisogno di una fucking pausa di riflessione.

e poi.

diciamo che devo mettermi di buona lena e sistemare un po’ grafica & affini di questo blog, che comincia a farmi alzare il sopracciglio – quello sinistro.

sì, sono un nerd feticista del cazzo che non scrive perché non è soddisfatto della grafica.

e allora?

ottobre 19, 2007

semplice storia di un personaggio qualunquista

lui si chiamava gerardo.
aveva una moglie, due figli e un nome fuori dal comune.
da piccolo voleva diventare scrittore: poi gli ragalarono una chitarra.
ma si ruppe un polso, e gettò via la chitarra.
divenne pianista.

lui si chiamava gerardo.
non è che non sapesse cosa voleva dalla vita,
è che ogni volta che pensava,
chessò,
di fare l’architetto,
si guardava nello specchio,
sistemava i capelli corvini,
e scoppiava a ridere.

forse aveva cinquant’anni,
ma forse ne aveva trenta.
a messa il sabato sera,
perchè la domenica è la giornata del riposo
e ad andare a messa ci si stanca.

lui si chiamava gerardo,
e gerardo era quello che non avrebbe mai fatto niente di speciale.
così lo conoscevano tutti:
un’entità immota, come il passare del tempo.
un qualcosa di stabile, su cui contare,
che non avrebbe mai tradito
la perfezione in cui era solito annegare.


finchè un giorno sparì
:
semplicemente, senza lasciar detto nulla.
abbandonando il pianoforte,
ma non gli spartiti.
perdendo i figli, ma non le loro foto.
lasciando la moglie, ma non i suoi soldi.

passarono due anni – nei quali
la moglie si era risposata:
un ricco dirigente amante del sadomaso.
passarono due anni – e gerardo
fece ritorno in patria.
così, come un generale vittorioso.
la gente gli chiedeva cos’avesse fatto,
e lui rispondeva semplicemente: niente.

e questo aveva fatto: niente.
ma era diventato
quello che aveva sempre voluto diventare.

uno di cui la gente
parlò molto, molto a lungo.