Archive for ‘fregnacce da liceale’

ottobre 19, 2011

GAY CONFESSI (COMUNQUE RIMANGONO SEMPRE FREGNACCE DA LICEALE)

Informazione di servizio: l'era delle fregnacce da liceale è finita per sempre.
Sono stato abbastanza apocalittico?

Stefano è ufficialmente una matricola di Psicologia e parla di sé in terza persona. Stefano ha il primo esame tra nove giorni e non ha ancora aperto il libro. Stefano sta scrivendo all'una di notte, ingozzandosi di glucosio e di mentine Brioschi.

Tutto sommato, direi che non è cambiato un cazzo.
O quasi.

Facebook detiene oramai il controllo di gran parte delle nostre giunzioni sinaptiche ― e con questo, posso dirmi sulla buona strada per agguantare il titolo di psiconerd. Gli auguri di compleanno sono diventati un mero fattore di netiquette, ti taggo! è praticamente una minaccia, un quarto del linguaggio corrente si compone di citazioni da gruppi e fanpage.

Stiamo perdendo il senso della realtà.
… Che sia la fottuta volta buona?

E pure certe volte viene da chiedersi, visti gli eventi del mondo, quale sia la realtà e quale la finzione. Che poi, per dire: anche la finzione non è che un pezzo di realtà che ne imita un altro, a pensarci bene. Certo, questa definizione rende la distinzione tra le due cose tutt'altro che netta; ma del resto siamo italiani, e chi può affermare con precisione se sono quelli del Bagaglino a imitare i nostri politici o i nostri politici a imitare il Bagaglino?

Ma detto questo.

Proprio un gruppo di Facebook mi ha sbattuto in faccia tanti pezzetti di una realtà del tutto surreale. Pezzetti che ho deciso di commentare con il sorriso, come se non fossero davvero realtà; come se fossero solo (solo?) finzione.

3, 2, 1…
… Regia, via col servizio.

ROCCO BUTTIGLIONE: L'omosessualità è moralmente sbagliata. Come l'adulterio, non pagare le tasse e non dare i soldi ai poveri.

Berlusconi non paga le tasse, non dà i soldi ai poveri e pratica l'adulterio. Silvio, devi dirci qualcosa?

MONSIGNOR BABINI: La violenza è brutta, ma i gay e le donne provocano.

Anche le bombe atomiche sono brutte, del resto, ma quei giapponesi avevano proprio rotto il cazzo.

MASSIMO POLLEDRI: La legge sull'omofobia rappresenta una pistola puntata alla tempia dei valori cristiani.

Non giriamoci attorno, ha ragione. Basti pensare a Gesù di Nazareth, che sulla croce disse al buon ladrone: In verità ti dico, se sei etero oggi sarai meco in paradiso!

PIERFERDINANDO CASINI: Equiparare alla famiglia cose che non sono e non saranno mai famiglia e che le leggi e la Costituzione distinguono dalla famiglia.

Lui, per essere sicuro di non sbagliare, ha provato con più famiglie.
(
Per inciso: la Costituzione non specifica nulla del genere. I padri costituenti avevano problemi più sostanziosi dell'altrui deretano.)

STEFANO BENEDETTI: Mi riferisco alla già famosa "festa del finocchio" ( con iniziali volutamente minuscole), il cui solo nome dovrebbe far vergognare gli organizzatori, pederasti, lesbiche, atei e tutto ciò che di più schifoso esiste al mondo.

Vivaci le lamentele degli ortocultori.

JOE REHYANSKY: La mia soluzione sarebbe di separare la parte femminile della nostra popolazione omosessuale dal collettivo “Rotti dietro”, dando la possibilità ai militari etero di convertire le lesbiche e portarle nella normalità.

Ma io invece punterei sul potenziale dei Rottidietro! Sul campo di battaglia, un paio di granate ben nascoste non fanno mai male.
(Apprezzabile, ad ogni modo, lo squisito uso di eufemismi.)

PAOLA BINETTI: L'omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico.

Per non parlare di quel fastidioso dolore all'ano!

PAOLA BINETTI: Queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa.

Un po' di sana violenza dovrebbe arginare il problema.

EUGENE DELGAUDIO: Il prossimo agente della TSA che vi sottoporrà a una perquisizione approfondita potrebbe essere un omosessuale praticante che segretamente starà provando piacere dalla situazione.

Mentre gli uomini che perquisiscono le donne non provano che malcelato disgusto. (E comunque dipende tutto da quanto approfondita è questa perquisizione, non so se mi spiego.)

CARLO GIOVANARDI: Se i gay adotteranno, ci sarà esplosione della compravendita di bambini.

Ma allora cosa stiamo aspettando?!

CARLO GIOVANARDI: Una societa’ costruita sui principi di Gianna Nannini non reggerebbe, sarebbe una societa’ senza un futuro, una societa’ di questo tipo morirebbe. Se i movimenti dell’orgoglio omosessuale fossero prevalenti o riuscissero a convincere il mondo che quella e’ la strada giusta allora il mondo finirebbe nell’arco di una generazione

Luxuria VERSUS Predator.

ALESSANDRO MELUZZI: Insomma chi picchia un gay o scrive cose astiose non è un omofobo, specie se si limita a ribadire la posizione della Chiesa cattolica, che notoriamente è contraria alla omosessualità.

What's in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet.

Shakespeare, 1594.

NANCY ELLIOTT: Stiamo parlando del pene di un uomo che si inserisce nel retto di un altro uomo e si muove tra gli escrementi.

Esatto, FUNZIONA PIÙ O MENO COSÌ.
(Però è oggettivamente una graziosa definizione.)

ROBERTO CALDEROLI: E se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale e, per tanto, chi riconosce per legge una cosa del genere è destinato alle fiamme dell'inferno.

Suvvia, Roberto, quante storie per un po' di male al culo!

E poi il gran finale, che non potevo che riservare a lui.

SILVIO BERLUSCONI: Meglio guardare le belle ragazze che essere gay.

Ma si possono fare entrambe le cose: mai sentito parlare di Dolce & Gabbana?

[ continua… ]

 

aprile 2, 2011

DARK SIDE OF THE SPRING

Il bioritmo che va a puttane, l'estro per lo studio che gli fa da pappone.

L'Esame di Stato che si avvicina e le lezioni cui, ormai, non manca altro che la colonna sonora di Rocky e un montaggio adrenalinico.

(Tra l'altro ho cominciato a giocare a Pokémon Nero, e sta diventando la mia rovina.)

Immagine

… e a proposito: Madre che ha smesso di sfornare dolciumi.

Il piumone che, fosse per me, resisterebbe anche ai caldi torridi della foresta pluviale – il pensiero dovermi fare il letto con lenzuolo e coperta ogni mattino, devo ammetterlo, mi uccide.

Il cane che non mangia, il traffico che aumenta, il polline che sminchia.

Ma soprattutto la prima zanzara in camera mia – giuro.

Ah già, e poi stiamo bombardando la Libia.
Anzi no, è vero – i nostri caccia non sparano.

I rivoltosi cercano di estradare Gheddafi, Bossi vuole gli immigrati fora da i ball, La Russa manda Fini a quel paese (del resto se l'attacco è la miglior Difesa, figuriamoci un vaffanculo). Insomma, sembra proprio che si trovino tutti nel posto sbagliato.

Un po' come quei civili colpiti per sbaglio, ad esempio.

(Fiuuu, meno male che i nostri caccia non sparano!)

agosto 22, 2009

notizie che mi hanno sconvolto la vita, p. II

Ho appena scoperto che in Svezia non esistono i compiti delle vacanze.

… … …

Eccheccefrega, tanto in Italia abbiamo i crediti cattolici.

agosto 21, 2009

perché adesso, giustamente, la religione è considerata attività extrascolastica

Il fatto è che io questi ricatti proprio non li sopporto.

Che adesso la Chiesa abbia bisogno di squallidi escamotages per raccattare seguaci è davvero, ma davvero aberrante.

Non sono uno di quelli che odiano la Gelmini solo perché sta rendendo un po’ più seria la scuola dell’obbligo, ma il fatto che il Governo – non facciamo nomi ma cognomi – sia come al solito disposto a piegare la testa alla Chiesa è forse ancora più preoccupante.

febbraio 15, 2008

ritratto di un secchione allo sbaraglio – atto V

nene scrive (1.15):
mi è piaciuto tanto preparare l’esame di italiano…

perchè io so che no, a me non piacerà per un cazzo.
perchè io so che a quest’ora dovrei tipo essere a letto.
o almeno studiare – fare quelle cazzo di domande che so che tanto non farò.

teoria interessante.

è questo tornare a scuola dopo una settimana di influenza:

non hai voglia di fare un cazzo.
e non lo fai.

(la cosa brutta arriva il giorno dopo.)

nene scrive (1.16):
mi manca quella ovoglia di fare che avevo al liceo
knajfer scrive (1.16):
se io dirò una cosa del genere tra 5 anni
sarò veramente
veramente
messo male.
laura scrive (1.36):
voglia di fare del liceo? cos’è?


la voce della verità.
novembre 25, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto IV

vabbè, il fatto è questo: le ricerche di francese mi hanno sempre tenuto impegnato diverse ore.
Il che, con due mesi di preavviso, sarebbe del tutto normale.
anche tenendo conto che me medesimo è quello che vuole fare il figo con la presentazione tramite sito web – dai, powerpoint è proprio per barboncelli.

solo che me medesimo si mette a fare la ricerca alle ore 18.34.
del giorno prima.

altresì me medesimo ha una stampante neohippie, che ha ripudiato il nero dandosi alla genesi di loschi documenti che potrebbero anche essere usciti da un gay pride.
un tripudio di colori che convergono in qualche riga – tanti colori.

e me medesimo è anche un insopportabile precisista, perfezionista, rompicoglioni a ufo: insomma, con tutta la briosità del mondo – sette ore per un sito del cazzo
sono un pochino eccessive.

vabbè, il fatto è questo: però le conseguenze annesse sono sull’orlo del commovente.
sì, insomma, fattostà che sono andato a letto alle sei e mezza.
ho dormito un’ora.

la scuola non è stata molto di aiuto: discorsi ai limiti del porno sul reagente a che penetra gli enzimi – a patto che non l’abbia già fatto il reagente d, ovviamente

in seguito disquisizioni filosofiche sul baratto, tra cui se tu mi dai le scarpe io ti do una patata – e connessa spiegazione di come questo ragionamento non funzioni per le scarpe di dolce & gabbana.
dopo la piega splatter – "ma una pecora non si può dividere in due ed essere ancora viva!" – ho deciso che era tempo di fare altro. Il disegno che ne è venuto fuori era accompagnato dalla scritta non aprite quella pecora.

religione è stata tutt’altro che consolante – solito filmetto deprimente, tal babel per inciso: trattasi di bimbo affamato di sesso che si spara una pugnetta guardando le capre pascolare – ma anche giapponesima sordomuta che per usare al meglio il linguaggio del corpo, si leva le mutandine e apre le gambe in faccia a uno in un bar. che poteva anche essere quello di shining, comunque.
tra l’altro, il toccante cameo di una gallina decapitata.

sì, insomma – tornato a casa ho deciso di fare un riposino.
che è perdurato dalle 14 alle 19, però.

zzz.

ottobre 12, 2007

dolci ricordi – ma quelli delle medie li odio tutti

e comunque sono uno sfigato.
è stato provato e comprovato – giusto per dare un'idea: cinque settimane di scuola, due settimane di assenza.
separate in due deliziosi blocchi, che per comodità rinomineremo

bronchite

and

sinusite + faringite
con placche e linfonodi.

ho vissuto come una pianta per due giorni, con il naso ridotto a un'appendice puramente decorativa e la gola un ammasso di palloncini tra il rosso e il fucsia.
un essere immoto e senza tempo, senza la possibilità di ambulare giulivo per la casa.

ma adesso basta parlare di me.

questi giorni di stivaggio a letto mi hanno portato a lunghe e divergenti riflessioni e rimembranze di quando ero un giovine pargolo dalle difese immunitarie ancora più puttane.
e nello specifico della
mia scuola elementare.

la prima cosa che mi ricordo era l'ubicazione – via correggio.
credo sia stata la prima parolaccia che ho imparato.

me la ricordo così beneanche perchè sta di fronte al liceo dove vado ora, ma comunque – con le sue pareti giallo vomito, il suo onirico tetto di latta.

il suo giardinetto in pendenza del 20%, con la recinzione che dava verso la libertà.
un parchetto misterioso, dove ogni tanto vedevamo dei loschi individui con anfibi e impermeabili – avrei giurato di averne visto uno in tuta mimetica.
arrivavano da chissà dove, per poi svanire nel nulla.

i suoi alveari ogni due mesi, e tutti noi attaccati alla finestra a vedere quelli-della-disinfestazione che si facevano il culo. ma anche i suoi assistenti dei pidocchicosì li chiamavamo – che ci spulciavano la testa seminando il panico.

i suoi bellissimi poster appesi ai muri della classe – l'alfabeto, i numeri, degli alberi dipinti.
mancava solo il calendario di manuela arcuri ed erano tutti contenti.

ma la cosa più bella era la mensa.
orde vichinghe di puzzetti al di sotto del metro e cinquanta sbavanti come lumache davanti a piatti di pasta cucinati – si speraprobabilmente senza olio, crudi, direttamente dal sacchetto.
tutti ingurgitavano come idrovore il loro pane quotidiano – poteva essere pesto verde melma, o maccheroni che sembravano usciti direttamente dalla fabbrica dei mostri – tutti si nutrivano ignari.
ma mi ricordo anche che.
c'erano due eremiti – due che erano già alternativi, che nel loro piccolo erano indie e soprattutto erano disgustati.
uno ero io – e uno era alberto s.
i nostri piatti finivano sempre – inesorabilmente – a centro tavola. pieni.
o nelle fauci del bue che ci stava di fianco.

a porre fine a queste angherie culinarie pervenne – indovinate un po' – mia mamma.
si fece nominare commissario di mensa, nonchè paladina della giustizia con un passato comunista alle spalle.

la sua politica rivoluzionaria conseguì svariate vittorie – per citarne una, ci fece avere il parmigiano a tavola.
e il pandoro a natale raffermo, ma c'era.

insomma, bei ricordi.
sorvolando su quelli delle medie perchè i giovinastri delle medie li odio tutti.
se penso a me alle medie,
mi odio da soloma anche no.

vedete, i bambini delle elementari sono teneri, ciccioni, con i loro baby-intrighi e le loro piccole scoperte: si vogliono bene, in fondo – e mi hanno eletto re del castello, una volta.
quelli delle medienella maggior parte dei casi – sono merda allo stato puro.
capricciosi, egocentrici, istrionici, egoisti, insolenti, pretenziosi, bestie: animali non pensanti fini alla distruzione della comunità e all'esaltazione dell'individuo, che poi si evolvono in truzzi fini alla distruzione dell'individuo e all'esaltazione della massae ciò è pericoloso.
con il loro sorrisetto arcigno, le loro zampacce verrucose – qualche sabato fa ci sono passato davanti, al giardinetto della mia scuola media, e i pargoli mi guardavano con disprezzo.

ma io facevo di piùsfruttavo il mio lessico arricchito e li guardavo peggio.
li esecravo.

e loro tornavano alle loro cuccette, con la coda tra le gambe, oppure dietro un albero a farsi le pippechi lo sa.

tutto questo per dire.
oggi c'è stato lo sciopero barra manifestazione per la riforma fioroni – addirittura yahoo answer si è mobilitato – e nella mia classe praticamente nessuno ha preso parte.

perchè la prof di italiano è stata più astuta, lungimirante, elucubrante.
verifica di storia di due ore.

un genio.
anche se tanto lo sappiamo tutti che fioroni le sta sui coglioni ma che la preside è fascista.
e a proposito: se questa riforma è di sinistra, nella prossima di destra
ci faranno anche fare la marcia e l'inno alla prima ora?

settembre 9, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto III

lo so che non sono cose da dire,
lo so che non devo tirarmele addosso,
ma tant’è:

domani si ricomincia.

ricomincia la quotidiana processione a quel luogo etereo, frequentato da individui d’ogni genere.
in un pentolone di amici, nemici, idee, ideologie, compiti non fatti e prof inalberati, fregnacce da liceali e
vaccate adolescenziali.

già da qualche giorno si avverte il fremito tipo di un alveare in fermento: gente che non senti da maggio che ti contatta con un secco "hai fatto latino".

così, senza neanche il punto di domanda.
tirannico:
tu hai fatto latino
, studente 452-354.
comandi!

potrei anche aver cambiato sesso,
potrei anche aver cominciato a bucarmi,
potrei anche essere diventato truzzo,
l’importante è

hai fatto latino.



per la cronaca:
ovviamente la risposta è quasi no.
ovviamente il passaggio di compiti in questi giorni appare come il mercato nero dell’oppio in giappone.
ovviamente mi manca di tutto e di più.

certo non consola che la chitarra dei tokio hotel sia arrivata a quota quasi 4000 euro.
e non facciamo i paraculi nascondendoci dietro la beneficenzascusate lo sfogo.

giugno 2, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto II

cammini per la strada alle nove, sprezzante.
le cuffie alle orecchie, lo zaino in spalla, i capelli ingellati, infighettato a festa, il tipico snob della seconda ora.
scivoli sui marciapiedi scambiandoti sguardi d’intesa con i rari studenti in cui ti imbatti, il tipico sorrisetto da anch’io ho segato la prima stampato in volto.

e invece non hai segato proprio una minchianon so se rendo l’idea.
non solo non sei andato in centro a cazzeggiare, a fare colazione al bar o solo a guardare le tette della sittyterza attrazione monzese dopo il duomo e l’arengario.
non solo non hai dormito mezz’ora di più, non solo la firma sul tuo libretto è perfettamente lecita e consenziente.

il  bello è che stai entrando alla seconda ora perchè dovevi studiare.
perchè è dalle 15.45 che hai aperto il libro di storia e non ti sei ancora fermato – o forse non hai mai davvero iniziato. concedendoti solo una pausa di circa un’ora e mezza – per fingere di avere dormito.
perchè 70 pagine non sarebbero niente se solo non dovessi presentare annessi schemi riassuntividisprezzi grandemente eseguiti secondo rigidi standard stilistici che personalmente .

non sarebbero niente se non si trattasse di storia e diritto romanoe non ne avessi mai neanche sentito parlare.
perchè, inutile dirlo, è dall’ultima verifica che non apri nemmeno il libro.
che ti fai beffa di chi celermente prende appunti ed esegui gli schemi volta per volta, studiando accuratamente.
però.
l’ultima verifica è stata circa due mesi fa.

ancora più inutile dire che il fatto che l’interrogazione fosse programmata da circa un mese non ti è valso la pena di iniziare a studiare prima.
assolutamente no.
hai iniziato e finito il giorno prima, scribacchiando una decina di schemi in un giorno solo.

per ottenere anche il più misero dei sei.
e invece.
la prof la pensa buona di interrogare cinque persone – di cui uno è elvis.
elvis, proprio lui.
un nome, un programma.
evito di annoverare il suo nome completo – che fa quasi invidia a quello di asia argento.

elvis, la cui favella si traduce in un sommesso rantolio soffuso misto a mugugnio alla marge simpson – insomma una lavatrice classe h in funzione. ma molto più silenziosa.
soprattutto quando vengono proposte fatidiche e impegnative domande.

chi ha fondato roma.
cesare.
quante furono le guerre puniche.
cento.
quali erano le classi sociali a roma.
uomini e donne
e maria de filippi dove la lasci?
dove si trova roma.
nel mare.

nel mare.
ha detto così, nel mare.
atlantide, grossomodo.

io lo adoro quel ragazzo.
come fai a non adorare un uomo che con 30 gradi viene a scuola col giubbottino trendye lo tiene indosso in classe. allacciato.

come fai a non adorare un uomo che quando deve giustificare una decina di assenze, con il libretto dello studente in mano, dice "l’ho dimenticato".

come fai a non adorare un uomo che entra alla seconda ora quando alla prima lo hai scorto mentre sedeva loscamente sulle gradinateeseguendo i compiti della prima ora. scaltro.

come fai a non adorare un uomo che dopo essersi recato dalla psicologa della scuola si da alla fuga senza fare ritorno in classe – seminando il panico e lo scompiglio.

come fai a non adorare un uomo che dall’inizio dell’anno non ha ancora superato la soglia del 4.

insomma, un ragazzo un perchè.
un ragazzo, un 4 – come quello che gli ha affibbiato la prof per farlo contento.
non so perchè, nè voglio adoperare malizia, ma a tutti gli altri ha messo un impudico 8compreso me.
ma ho scorto un lampo di orrore nello sguardo della prof mentre elvis pronunciava il verbo ultimo – "ma io pensavo di prendere 6".

il terrore e l’abominio.

maggio 11, 2007

ritratto di un secchione allo sbaraglio, atto I

prendi una relazione su fedro.
prendi la traduzione simultanea delle sue favole.
prendi le conseguenti domandine di grammatica.

prendi che la relazione l’hai fatta l’ultimo giorno, dopo un mese di fancazzismo.
prendi che delle sue favole non capisci neanche una frase minima.
prendi che per te la grammatica è un buco nero e misterioso.

prendi in mano il libro e provi a leggere una riga.
due, tre. con la traduzione davanti. e le note a lato.
e ti sembra arabo.

prendi che la stampante ha finito l’inchiostro colorato.
e non stampa in nero.
prendi che le cartolerie sono chiuse fino alle otto.
e non stampano fino a monza centro.
prendi che un pc ha il masterizzatore rotto e non fa i cd.
e l’altro pc non ha word.
dovresti fare il cd in blocco note.

prendi che tra due ore c’è l’interrogazione programmata da un mese.
prendi che, come già detto, non sai un emerito cazzo.

e pensi che non possono essere coincidenze.
non può il fato essere così bastardo geneticamente.



il primo che dice che gli studenti non sono stressati, gli strappo via le corde vocali a morsi.

ma a me piaceva tanto la prima declinazione…

edit: ho preso 8.
il fato è solo un adorabile rompicoglioni.