Archive for ‘pericoli pubblici’

dicembre 22, 2012

GENTE A CASO, COSE A CASO, FROCI A CASO, PERÒ FAVOLOSI

Bene, siamo tutti vivi – chi più, chi meno. L’abbiamo scampata bella, eh? Meno male che il mondo non è finito: tutto sommato mi sarebbe spiaciuto lasciare Andreotti qui, solo soletto, in mezzo al nulla cosmico. Perché comunque lui era l’unico che non aveva nulla da temere, anzi, comincio a sospettare che sia stato proprio lui a dire ‘sta fregnaccia ai Maya. Così, per fare uno scherzo a Pannella. E adesso che il peggio è stato scongiurato – sì, ce l’abbiamo fatta a pagare quella dannata IMU – posso tornare a sputare merda in tutta calma.

Ora, io non ho nessuna intenzione di entrare nel merito di quanto afferma il Sommo pontefice riguardo i matrimoni omosessuali; prima di tutto perché, a differenza sua, mi piace cagare nel cesso di casa mia e non in quello degli altri – che poi capisco anche come con tutto quell’oro abbia paura di sporcare. In secondo luogo perché controbattere a un’opinione partorita dall’ignoranza è un po’ come essere Don Chisciotte e arrivare al boss di fine livello con pochissimi punti salute. Infine, perché mi sento estremamente a disagio a parlare di matrimoni omosessuali. È un po’ come parlare di vacanze omosessuali, alloggi omosessuali, lavori omosessuali – come se gli omosessuali avessero un modo tutto loro di fare le cose. Come se dovunque andassero fossero inseguiti da un caravanserraglio di lustrini e pailettes, come se dalla torta nuziale dovesse saltar fuori necessariamente un modello in perizoma, come se a ufficiare la cerimonia dovesse essere per forza Vladimir Luxuria, come se le damigelle d’onore dovessero sempre chiamarsi Jessica o Samantha e indossare Dolce&Gabbana da cocktail rosa confetto, e non fossimo neanche troppo sicuri del loro essere damigelle.

Ok, ho scelto gli esempi sbagliati.

Ad ogni modo. Parlare di matrimoni omosessuali, come se – a parte l’esplosione di piume colorate e la musica imbarazzante – si trattasse di qualcosa di concettualmente diverso dal matrimonio eterosessuale, è una di quelle cose che più ci penso più mi danno i brividi. Perché io ci provo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ci provo davvero ad immaginarmi una cerimonia nuziale vista attraverso i loro occhi, e…

Vuoi tu Pene prendere come tua legittima sposa la qui presente Vagina, per amarla, onorarla e ingravidarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché amante non vi separi?

Lo voglio.

Può venire nella sposa!

Ecco. Qualcosa del genere.

Come se a sposarsi non fossero due persone ma due organi sessuali. Come se essere uomo ed essere donna venisse prima di essere persone – mandando a puttane secoli di diritti umani, essenzialmente. Come se le donne fossero considerate alla stregua di forni e gli uomini alla stregua di pale cariche di impasto da rilasciare nei suddetti forni. Peggio! Come se la donna fosse meno importante dell’uomo, e come se le nozze avessero esclusivamente una finalità riproduttiva!

Devo smetterla di fare esempi del cazzo.

Insomma, mi dà come l’impressione che più si parla di matrimoni omosessuali più si rafforza il pregiudizio che esistano due tipi di matrimoni. E, soprattutto, che uno di questi sia più fico dell’altro. Come se qualcuno di molto più vecchio e saggio di noi, anzi! – chessò – presente dall’alba dei tempi e praticamente onnisciente, qualcuno che senza ombra di dubbio sapesse discernere il giusto dallo sbagliato, avesse inventato il matrimonio e vi avesse posto dei limiti ben precisi e li avesse messi nero su bianco in un grosso librone.

Qualcuno di realmente esistito, intendo.

(In realtà il mio pensiero va a Terracini, Saragat e soci, i quali nella nostra Costituzione parlarono elegantemente di coniugi, invece che di marito-e-moglie, di uomo-e-donna, di uccello-e-baggiana. Qualche attivista dell’arcigay potrebbe dire che sono stati lungimiranti; io mi limito a pensare che nel ’48 avessero tutti altri problemi e che se ne battessero la fonchia di stabilire chi potesse o non potesse sposarsi, soprattutto dopo quella gran bella idea delle leggi razziali.)

E a tal proposito, parlare di matrimoni omosessuali mi ricorda tanto la vecchia dicitura “matrimoni misti”. Certo, il problema è ben diverso – prima erano troppo eterogenei, adesso evidentemente lo sono troppo poco – ma l’ideologia che sta alla base di tutte queste distinzioni è sempre la stessa, e risponde al nome di cagacazzismo speculativo.


Facciamo un breve sunto di quello che ha capito Benedetto XVI: i progetti di legge a favore dei matrimoni omosessuali costituirebbero una «rivoluzione antropologica» basata sull’«ideologia del gender» , attraverso la quale l’uomo «nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela». (fonte) Ecco, quando la gente parla di cose che non conosce si ha sempre un effetto grottesco. Ma quando lo fa un filosofo-teologo del calibro del papa ricorda più che altro un liceale disperato alle prese con un’interrogazione sulla Critica della ragion pura di Kant. Fidatevi, ci sono passato. Parole messe lì un po’ ad canis minchiam, a metà tra lo spocchioso latinorum di don Abbondio e uno sbrodolamento di berlusconiana memoria.

Perché io più che altro mi sono soffermato un attimo sul concetto di gender – messo dentro non so bene se sulla scia del twittering pope o se fortunato estratto dal sacchetto dello Scarabeo – e mi sono domandato che cosa c’entrasse. Ed ecco, la mia prima reazione è stata questa:

Poi ci ho provato di nuovo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ad immaginarmi una cerimonia nuziale tra due uomini vista attraverso gli occhi del papa, e…

Due peni, non rosa carne ma rosa confetto – in tinta gli abiti da cocktail delle damigelle, si sa che i gay ci tengono ai dettagli –, uno in giacca e cravatta e l’altro vestito di bianco, con tanto di strascico e velo.

Devo smetterla di immaginare le cose attraverso gli occhi degli altri.

Chiariamolo una volta per tutte: si parla di matrimonio omosessuale in quanto riguarda due persone dello stesso fottuto sesso. Se uno dei due avesse cambiato gender non solo non sarebbe omosessuale bensì transgender, ma si tratterebbe – ironia della sorte! – di un matrimonio eterosessuale.

EPIC FAIL.

Mi piacerebbe dire che il papa può dire quello che vuole, ma non è proprio così. L’avesse detto la sciura Maria, sarebbe stato diverso; l’avesse detto Gentilini, ci avrei scritto un post al vetriolo e l’avrei chiusa lì; l’avesse detto Berlusconi, probabilmente sarebbe stata la volta buona che una settimana dopo avesse dato l’ok a matrimoni, adozioni e gay pride a Montecitorio; l’avesse detto Bossi, non si sarebbe capita una mazza. (Ok, questa era scontata.)

Ma siccome l’ha detto un bell’omett che è alla guida di svariati milioni di persone, ci si potrebbe aspettare che quantomeno si prendesse la briga di soppesare le parole e di farne buon uso. Se poi fosse così gentile da farsi una ramazza di affari suoi e di non petulare sugli altrui sentimenti alla maniera di Barbara D’Urso, o magari perfino di rispettare i Patti Lateranensi – o la volontà di Gesù Cristo, per dire – e non infilare le sue dita inanellate nelle questioni laiche dello Stato, sarebbe un piccolo passo per l’uomo, ma una gran ragade in meno per l’umanità. (Certo, da noi la colpa non è solo del Pontefice; è anche e soprattutto dei vari Governi e governucoli italiani che da sempre amano farsi proprio fistare a dovere, dal potere spirituale.)

Per esempio avrebbe potuto spendere una parola di rammarico per il tredicenne ennesima vittima di bullismo omofobico (fonte), e lasciarci tutti a bocca aperta – soprattutto i gay, anche se vabbè, per loro ogni scusa è buona. (Sì, anche questa era scontata. Vale la par condicio.)

Oppure avrebbe potuto, settimana scorsa, evitare di lasciarci tutti a bocca aperta con quella dichiarazione sul matrimonio omosessuale come «grave minaccia per la pace» (fonte) – un livello di randomness raggiunto finora soltanto da Luca Giurato e dai film della Asylum. Voglio dire: seriamente? La pace? Proprio lui dovrebbe avere l’accortezza di evitare di puntare il dito – risparmiando un sacco di ATP, con quel che peseranno tutti quei monili – contro chicchessia, visti i contributi assai poco paciofondai che la religione – e la Chiesa Cattolica in primis – è riuscita ad apportare alla storia del mondo.

(Nell’ordine, giusto per non fare torto a nessuno: la guerra di Canaan «nel nome del Signore», le vittorie di Costantino «nel nome del Signore», le goffe apologie di Sant’Agostino «nel nome del Signore», i meriti attribuiti agli eccidi di Carlo Magno «nel nome del Signore», le celeberrime crociate «nel nome del Signore», lo sterminio degli Albigesi «nel nome del Signore» e le altre innumerabili lotte interne a eretici e scismatici, sempre «nel nome del Signore»; il curioso concetto di moralità di San Tommaso che – anticipando elegantemente L’Istruttoria di Peter Weiss – giustifica i soldati che agiscono in virtù di un ordine, meglio ancora se «nel nome del Signore»; la guerra contro i Veneziani capeggiata da papa Giulio II «nel nome del Signore», il genocidio degli indigeni americani «nel nome del Signore», le nuove lotte interne conseguenti al Luteranesimo «nel nome del Signore» e poi le Seicentesche guerre transeuropee, giustificate da ogni Chiesa «nel nome del Signore», per arrivare infine alla connivenza del clero delle varie nazioni durante la prima guerra mondiale, ovviamente «nel nome del Signore», nonostante proprio Benedetto XV esortasse – più o meno con gli stessi risultati delle profezie di Cassandra – a porre fine al conflitto. fonte)

Ma adesso non stiamo qui a ciurlare nel manico e dimentichiamoci il passato: aborto, eutanasia e soprattutto matrimoni gay – ecco i veri nemici della pace nel terzo millennio! E intanto Ahmadinejad si gratta lo scroto, l’industria bellica statunitense gioca a gonfiare i palloncini col culo e l’aviazione israeliana si dà al giardinaggio sui detriti di Gaza.

Che poi, a pensarci bene, se applicati nei giusti contesti, aborto, eutanasia e matrimoni gay potrebbero diventare i migliori alleati della pace nel mondo! Dico sul serio: pensate se i genitori di Hitler si fossero chiamati, che ne so, Gustav e Gianclaudio – e se la loro madre in affitto avesse deciso di abortire; o se Mengele gli avesse erroneamente provocato un’eutanasia invece che fargli una flebo di somatotropina. Insomma, la combo dei tre è praticamente la nuova frontiera della contraccezione.

Ecco perché stanno tanto sul culo al papa.
Ora tutto mi è più chiaro.

Ad ogni modo, non è questo il punto.

Perché sai che c’è? Almeno Ratzinger lo dice chiaramente. Tutto sommato un omofobo lo conosci e lo eviti, come l’amanita muscaria. Il problema sono quei funghetti carini e coccolosi che somigliano tanti ai porcini, sicché credi siano commestibili e magari neanche ti preoccupi di cucinarli tanto bene. E la beffa è che anche loro sono fermamente convinti di essere buonissimi e di non saperne niente della tua gastroenterite. L’altro giorno ascoltavo Madre parlare, e a un certo punto mi sono risvegliato dalla modalità risparmio energetico e ho deciso di stilare una sorta di résumé il più stringato possibile di quali siano le sue convinzioni sulla tematica. Perché c’era qualcosa che mi puzzava, in quel brusio di sottofondo – e no, questa volta non era la cucina che stava andando a fuoco.

Per me l’importante è che sei felice tu, ti preferisco felice con un ragazzo che infelice con una ragazza. Però ecco, non parlarmi mai di cose intime con ragazzi. E non voglio effusioni in casa. E neanche fuori casa, non è rispettoso degli altri. E non vi imboscate in macchina, è pericoloso. E non mi va che stai a casa sua se non ci sono i suoi. E comunque sono contrario al matrimonio gay e, soprattutto, all’adozione, quindi se mai vorrai un bambino con il tuo compagno non me lo venire a dire.

Però ecco.

Vedete, sono i però a fregarci. Sempre. Perché con un però si può dire tutto e il contrario di tutto, è come il sale che si mette nei dolci o lo zucchero nella salsa di pomodoro. Però è l’abito da sera su quella cessazza della vicina. Però è il bianco che si veste di nero, la Destra che va a Sinistra, la Sinistra che si guarda allo specchio. Però è il sì che diventa no. Però è il «mi cambio sempre le mutande, giuro, però oggi non ho avuto tempo». Però è il «ti amo, però ti lascio per tuo fratello».

Però è «sei un gran lavoratore, serio, disponibile, capace – però sei licenziato». Però è quel fungo stronzetto e paraculo che fa male a chi lo ascolta e a chi lo dice, perché però è un ampio sgabuzzino dove possiamo sbattere tutte le cose brutte appena prima che arrivino gli ospiti; e più va avanti la serata più ci dimentichiamo delle cose brutte nello sgabuzzino, e piano piano ci convinciamo che davvero la nostra casa è pulita e ordinata come in uno spot della Viakal.

Però è quello che dice io-non-sono-razzista, égalité, fraternité! – e poi, al supermercato, si sposta dal ragazzo di colore.

Però è io non ho niente contro i gay, però non mi chino a raccogliere la saponetta.

Però è io sono cattolico, però non vado a messa.
E mi stanno sul cazzo i negri e i froci. (Così, per gradire.)

Però è sticazzi, ecco cos’è.

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maggio 9, 2012

E POI D’IMPROVVISO A PRIMAVERA

Giuro che me ne sono reso conto adesso: la figlia di Madonna si chiama Lourdes.

Madonna.

Lourdes.

Questa donna mi stupisce ogni giorno di più.

febbraio 6, 2012

PSYCHO FAIL IS EPIC

La mia psicologa (2009):

La maggior parte delle volte i ragazzi omosessuali hanno avuto una madre iperprotettiva e un padre indifferente.

Il mio libro di Psicologia (2008):

I professionisti della salute mentale spesso hanno considerato l’omosessualità come un disturbo causato da un ambiente malato – per esempio crescere con una madre iperprotettiva e un padre indifferente. La ricerca però ha confutato queste teorie.

marzo 22, 2011

QUANDO I LEADER VENIVANO ASSASSINATI SENZA TROPPI CAZZI

Poi stamattina mi sveglio –  tardi, tra l'altro, sicché non vado a scuola perché da noi un ritardo è assai più deprecabile di un'assenza. Mi sveglio, dicevo, ed entro in simbiosi mistica con Santa Wikipedia al fine di scoprire qualcosa che non so sulla guerra del Vietnamanche se, detta così, potrebbe sembrare che effettivamente ci sia qualcosa che sappiamo, sul Vietnam.

Ancora rincoglionito dall'ebbrezza mattutina, per un attimo mi sono crogiolato nel pensiero che nel duemila le guerre non si fanno più, che certe guerre non si fanno più perché le guerre di conquista appartengono al passato. Che gli effetto-domino e i salviamo-la-faccia e gli obiettivi-nobili erano e rimangono stronzate. Che

«l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Che sputtanare le parole libertà e indipendenza per fini politico-economici è una prassi da Guerra Fredda, insomma, non si fa più.

Beh, sticazzi.

Per fortuna è arrivata la diretta di Repubblica a farmi tornare alla realtà, a ricordarmi che le guerre di conquista si fanno quanto e più di prima, che le parole libertà e indipendenza vengono sputtanate quanto e più di prima, che l'Italia ormai non ripudia altro che i froci e i kebabbari.

Fatto sta che nello spleen generale di tutte queste amenità mi ritrovo gli occhi piantati su una flash news in particolare, anzi una dichiarazione in particolare di uno Stato in particolare. Ecco:

08:36     La Cina è tornata a chiedere l'interruzione dei raid aerei alleati e ha ribadito di essere contraria "all'uso della forza" che "potrebbe fare vittime civili e scatenare una crisi umanitaria". Per questo motivo la Cina chiede un "cessate il fuoco immediato".

Cos'è che chiede la Cina? È contraria a cosa, la Cina?
(Ah, la magia dei collegamenti ipertestuali.)

Non dico che la politica internazionale dovrebbe macchiarsi di coerenza. Si tratta di una distopia storicamente irrealizzata e strategicamente irrealizzabile. Anzi, non dico affatto chi dovrebbe fare cosa.
In quanto Signor Nessuno posso solo pormi delle domande, del tipo: se il Tibet avesse riserve di gas e petrolio, adesso sarebbe un Paese libero oppure si troverebbe direttamente sotto il controllo degli Stati Uniti?

Ma soprattutto, se Gheddafi fosse stato una donna, adesso sarebbe ospite fisso a Pomeriggio 5 oppure avrebbe direttamente un seggio al PdL?

gennaio 18, 2011

FENOMENOLOGIA DEL NAZIONAL DECLINO

Io sono un cittadino italiano.
Insomma vivo in Italia, ne faccio parte, è la mia Patria – se ciò significa ancora qualcosa. Come la mamma, la amo e la odio: ci litigo e le tengo il broncio, ma poi torno sempre tra le sue braccia.

Italia, come la mamma.
Italia, come la pizza.
Italia, come la pasta.
Italia, come l'arte e la letteratura.
Italia, come i monti ed il mare.
Italia, come il partito di Berlusc… ehi, un momento – che cosa?

Dare al proprio gruppo politico il nome dello Stato che si intende governare. Sono combattuto tra il considerarlo una trovata pubblicitaria a dir poco geniale e l'ennesima porcheria del centrodestra. Non è che sia concorrenza scorretta – è proprio che questa totale identificazione mi mette ansia.

E poi boh, mi pare che la vecchia locuzione Regno d'Italia a questo punto potrebbe anche tornar buona.

dicembre 24, 2010

CRONACHE DELL’AVVENTO, EPISODIO 4

È ufficiale: tra meno di un'ora Gesù Bambino uscirà dall'armadio.

Insomma, la magia natalizia è inequivocabilmente nell'aria. Dawson ha due figli pestiferi, tutti noi aspettiamo con ansia la replica di Balto, Madre bercia ferocemente contro mio fratello e gli sms delle feste impazzano.

(Ore 22.25: Stiamo giocando a tombola. In mancanza di fagioli, usiamo le lenticchie.)

Io credevo che il fetish dei messaggini con gli asterischi si fosse estinto dieci anni fa. Invece no. Il bambino cui do ripetizioni mi ha appena mandato un sms che cita testualmente:

        ,*,
      ,*@*,
    ,*@*@*,
  ,*@*@*@*,
,*@*@*@*@*,
""""""U""""""       un
alberello pieno di auguri. Mandalo
a tt le persone a cui vuoi augurare
buon natale!

Tanti auguri di buone feste a tutte le compagnie telefoniche.
Firmato: tutti i bimbiminkia del mondo.

(Ah, comunque adesso sono sicuro che non rimarrò mai a corto di tazze.)

dicembre 18, 2010

CRONACHE DELL’AVVENTO, EPISODIO 3

Ho aspettato questo giorno per mesi.
Un po' perché un cazzo di giro in centro non me lo facevo da tempo immemore, ma soprattutto perché avrei colto l'occasione per effettuare un'approfondita analisi di mercato. E per ridere come un pazzo.

Sicché non mi sono fatto intimorire dalle strade ghiacciate, né dal freddo pinguino, né dalla social anxiety che mi colpisce inevitabilmente ogni volta che mi metto al volante al fianco di Madre: mi sono riempito di soldi e sono uscito à l'aventure.

Shopping natalizio con Mama Baloo.

Special guest: le bancarelle dell'artigianato (che poi il concetto di artigianato MADE IN CHINA non mi è ancora ben chiaro).

Ho perso la cognizione di quanti cappelli, berretti e bombette sono stato costretto a provare – a un certo punto credo di essermi trovato in testa un sombrero, o qualcosa del genere. Alla fine ho optato per un modesto chullo con ponpon rosso fuoco – ma solo per soddisfare il garrulo entusiasmo di Madre, sia chiaro.

(Quando mi sono accorto che su quella catasta pelosa al fianco della bancarella c'era scritto vera pelle di renna era troppo tardi.)

Poi è arrivato il momento magico del venditore abusivo, che sarebbe il nome tecnico del vu' cumprà. Il migliore amico di Madre, insomma, che prenderebbe Maroni a sprangate nei denti pur di difendere i diritti di questi loschi individui – invece tutti gli altri che tornino pure nel loro Paese.

Ormai camera sua è talmente piena di borse false che ogni tanto temo nasconda sotto al letto un bambino afghano con le mani callose.

Fatto sta che oggi l'ho sorpresa mentre conduceva le trattative per una Louis Wuitton originale. Ti piace? mi ha chiesto. È il mio regalo da parte di papà.

Sentito, devo dire.

(CONTINUA…)

dicembre 18, 2010

CRONACHE DELL’AVVENTO, EPISODIO 2

Gli impegni scolastici sono ufficialmente over, almeno fino all'inizio delle vacanze.
Sì, è un paradosso, ma da noi funziona così.

Sta di fatto che quest'informazione avrei fatto bene a tenermela per me, invece di riferirla a Madre (ma tanto, adesso che Assange è di nuovo libero, sarebbe venuta a saperlo comunque): gliel'ho letto negli occhi, che aveva qualcosa di nefasto in mente.

E infatti.

La mia giornata è trascorsa all'insegna della compilazione spasmodica di bigliettini d'auguri. Regali che non sapevo neanche di aver fatto, a persone che non sapevo neanche di conoscere.

Dovete sapere, a proposito del Natale a Casa Baloo, che la tradizione dei regali è considerata una vera e propria liturgia, un appuntamento che non può essere in nessun modo disatteso. Da un po' di anni a questa parte le cose si svolgono sempre secondo la seguente scaletta:

1) Qualcuno (Zia, Madre o entrambe) afferma risoluto che quest'anno basta regali, ormai siamo grandi.

2) Misteriosi pacchetti cominciano a moltiplicarsi sotto l'albero. Così, per gemmazione. Quali pacchetti, vi chiederete – mica ormai eravamo grandi?

3) La sera della Vigilia ci si ritrova tutti a casa di Zia per l'apertura dei regali. Quali regali, vi chiederete mica ormai eravamo grandi?

4) Segue altrettanto risoluta ripresa della propositio al punto 1).
Ma tanto è chiaro fin dal principio che non ci crede nessuno.

Questo rozzo canovaccio si arricchisce poi di non meno importanti passaggi intermedi, quali

il completo restyling di un tozzo alberello spelacchiato che abbiamo in casa da che ho memoria e che, dopo essere passato per le mani di Madre, si trasforma in un mostro luccicoso degno di Piazza San Pietro;

la genesi di un presepe sempre più piccolo – ricordo che quando avevo cinque o sei anni il presepe di Casa Baloo era praticamente un'attrazione turistica. Credo di aver visto persino dei pellegrini venuti a contemplarlo – ma forse erano delle statuette, non saprei dire.

[ DESCRIZIONE DEL PRESEPE NEGLI ANNI PASSATI: tappeto erboso, laghetto artificiale, ponte con pescatore pescatore? A Natale? e sei o sette pastori con relativi ovili; capannone con fienile, bestiame, culla in oro massiccio, vano per la stella cadente, gallo sul tetto, angelo appeso per il coppino e tinello per la servitù; ambientazione montana con neve artificiale, lustrini a cazzo e sfondo iMax 3D.

« A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai. »


Credevo seriamente si riferisse al nostro presepe, quella canzoncina. ]

Oggi, venuti meno gli «interminati spazi» dei bei tempi andati ma non la voglia di strafare, il nostro presepe si è ridotto un'ammucchiata di uomini e bestie, con i magi che stanno sotto la capanna fissi da Santa Lucia – che poi, non era una grotta? e le pecore che ormai hanno preso il controllo di Betlemme.

(Tra l'altro ogni anno il giocone dell'inverno è capire dove Madre abbia ficcato la statuina di Gesù, che come tradizione vuole compare misteriosamente la notte di Natale.)

la cerimonia dell'Impacchettatura e quella del Bigliettinaggio, che col passare degli anni si carica di toni sempre più epici. Perché vedete, la concezione di Madre del regalo di Natale è una chiara espressione di logica mercantilistica non saprei trovare altro parallelismo.

«Ecco, questo è per tuo fratello   da parte tua!  » un completo intimo di cotone. Da parte mia? Ah sì?!
Perché il regalo dev'essere utile, sfruttabile, come il maiale: non si butta via niente. Anche se poi fa cagarissimo, non c'entra una mazza con il destinatario e questi capirà immediatamente che non è opera tua.
Però il regalo dev'esserci, costi quel che costi.

l'addobbo libero e selvaggio, che non ha un freno fino al 25 dicembre e che si espande sempre più anche nel prossimo vicinato;

l'immagazzinamento esponenziale di cibo – così come succede presso Pasqua, Halloween, Ferragosto e la festa del paese qualsiasi genere di dolciume trova la sua Terra Promessa nelle svariate dispense di Casa Baloo. Perché sì, ne abbiamo più d'una.

E infine, ciò che più amo del periodo natalizio – nonostante a volte mi dia i brividi: la caccia al regalo. Andare a fare shopping natalizio con Madre è un'esperienza mistica in grado di forgiare il corpo e lo spirito dei pochi eletti che sono tanto scriteriati da prendervi parte, ovvero Io.

Ma questa è un'altra storia.

(Ah, per puro caso ho appena aperto l'armadio degli stracci e ci ho trovato dentro Il Bambin Gesù.
… Credo di non dover aggiungere altro.)
 

dicembre 16, 2010

CRONACHE DELL’AVVENTO, EPISODIO 1

Madre sta impacchettando i regali.
Da una settimana.

Prima sono entrato in camera sua e, in pieno spirito natalizio, mi ha dato le spalle urlando VATTENE VIA!!

Mi sono sentito un po' come la democrazia in parlamento.
Fuori luogo.

Del resto dovevo immaginarlo. Tutto è cominciato venerdì scorso, quando una bidella è entrata in classe paonazza in volto dicendo che era venuta mia madre a prendermi.
Oh cristo.
Tronfio dei miei 18 anni mi firmo la giustificazione di uscita anticipata alle 12, vado a farla convalidare dalla Vicepreside e scatta la trappola.
«Ma sono le 11.55, non le 12. Torna in classe ed esci quando suona.»
Sono rimasto immobile per un istante, fissandola un po' come Leopardi doveva fissare la siepe dell'Infinito.

Del dopo, ricordo una scena molto simile a un rapimento mafioso: pochi minuti – giusto il tempo di perdere la patente – e stavamo sfrecciando a tutta velocità verso la casa in montagna.
Ehi, un momento, quale casa?!

Intanto casa mia ha cominciato a riempirsi di fatine.
Fatine in piedi, fatine sedute, fatine penzolanti, fatine con candela – e come al solito quando in casa mia qualcosa prolifera in modo virale, la spiegazione è una sola: era in offerta all'Iper.

Oggi mi è caduta in testa una stellina natalizia. Appesa al mio armadio.
Era enorme.

L'androne del mio palazzo è addobbato da una gigantesca sagoma di albero di natale al neon che pervade di luce verde fluorescente l'intero ingresso. La prima volta che l'ho visto ho pensato oh cazzo, Voldemort!

Poi ho realizzato che doveva essere opera di MADRE.
Che, per la cronaca, è stata eletta consigliera di condominio.

Di nuovo.

giugno 8, 2010

family portrait (ovvero: quando il calcio e la figa diventano armi di separazione di massa)

Il mese scorso sono stato a Barcellona.
All’aereoporto c’erano appese qua e là delle foto di separatisti baschi a mo’ di ricercati – mancava solo la scritta WANTED, ma il contenuto era più o meno quello, dead or alive.

Poi sabato, tipo, guardavo il TG5 – l’unico telegiornale che penetra le mie mura domestiche (ma solo perché è preceduto e seguito da programmi d’interesse comune – leggi quia sic Mater voluit).
Insomma, ogni tanto caschi nell’inganno: credi di averlo metabolizzato, di essere immune dalle minchiate propinateci con un fervore talmente bambinesco da sembrare quasi innocente – quasi. E poi succede all’improvviso, quando meno te lo aspetti, mentre fagociti spensierato il tuo piatto di lasagne: quel servizio colpisce i tuoi padiglioni auricolari – così, senza pietà, colpito e affondato.

PADANIA vs REGNO DELLE DUE SICILIE.

Ho sputato le lasagne, sgranato gli occhi e affondato le unghie nella pagnotta.


Il Campionato del Mondo di Calcio delle Nazioni senza Stato.

Che boh, io ci vedrei bene i palestinesi, i rom, i curdi – i tibetani, cazzo, i tibetani.
Ecco, parentesi sul Tibet. Nel 1951 la Cina lo invade – così, a muzzo. I cinesi cazzeggiano un po’, profanano qualche tempio, stuprano qualche monaca, reprimono nel sangue qualche manifestazione pacifica – insomma, ordinaria amministrazione. Poi nel 1964, dopo aver messo in fuga il Dalai Lama, dichiarano il Tibet una loro "Provincia autonoma". Segue una "rivoluzione culturale" (leggi genocidio) ignorata dall’Occidente per motivi prettamente commerciali, ma questa è un’altra storia.

Ecco, ci vedrei bene il Tibet tra le Nazioni senza Stato. Ci vedrei bene un popolo derubato della propria Patria, della propria cultura, della propria libertà. Non due mandrie di esaltati i quali credono che il Dalai Lama sia un animale che sputa – quando in realtà sono loro quelli che sputano. Sputano sulle migliaia di patrioti morti per strappare l’Italia al dominio austriaco, senza i quali parleremmo tutti tedesco. Sputano sulle migliaia di partigiani morti per strappare l’Italia alla dominazione nazista, senza i quali parleremmo comunque tutti tedesco. E vi assicuro che il tedesco è fottutamente difficile. Io lo studio.
Sputano, anzi pisciano, pisciano sulle tombe di coloro che credevano nell’Italia Unita, pisciano sulla Costituzione, pisciano sui tappeti di quella che dovrebbe essere la loro casa.
Peggio: i borboni, definendosi "Regno delle due Sicilie", pisciano perfino sulla Repubblica stessa, anzi sulla Democrazia.

Il fatto che poi la Trota non tiferà Italia ai mondiali (cit.) e che per lui il tricolore «identifica un sentimento di cinquant’anni fa» appare quasi irrilevante se si pensa al buffo paradosso di suo padre, al Governo di un Paese dal quale vuole separarsi («la Padania un giorno sarà uno stato libero, indipendente e sovrano; saremo liberi con le buone o con le meno buone»).
Insomma, un po’ come se Alekos Panagulis fosse diventato Ministro delle Pari Opportunità in Grecia – grossomodo. Anzi, fosse stato eletto.

Meditiamo, gente, meditiamo…

***

Domenica sera. Ancora vagamente sconvolto, quasi intorpidito dallo shock dell’inverosimile incontro fra finte nazionali dello scatafascio, mi siedo a tavola pronto a sorbirmi la consueta dose di telegiornale, ma persuaso nel cuore che il buon vecchio Mimun non abbia intenzione di sputtanarsi completamente. E invece.

Miss Padania – la premiazione.
(Effettuata, tra l’altro, da Bossi senior in persona.)
Sul TG5. Il telegiornale nazionale.
And I was like – WTF.
Perché, dunque, non mandare in onda Miss Gennargentu? Perché non eleggere una Miss Greco Antico? But the best is yet to come. Infatti durante la manifestazione è stato assegnato anche il titolo di Miss Informazione Libera.
Assegnato a chi? A una sfigata delle tante, su quel palco solo in qualità di scenografia ad una commedia degli orrori molto ben architettata.
Assegnato da chi?
Da Emilio Fede.

Emilio Fede, informazione libera. Emilio Fede, informazione libera.
Emilio Fede. Informazione libera.

Potrebbe anche essere divertente, se solo non fosse divertente.
Cos’è, una presa per il culo? – Più o meno ho pensato questo, lì per lì. Poi mi sono reso conto che sì, è proprio una presa per il culo. Ma non una di quelle prese per il culo delle quali ti accorgi e poi si ride tutti insieme tra una birra e l’altra, senza rancore, peace and love. No, una di quelle prese per il culo fatte proprio per mettertela nel culo. Così, sulla fiducia.

Sarà stata una mia impressione, ma tutta l’attenzione concessa a Miss Padania non mi pare sia stata concessa neanche a Miss Italia. Intravedo un nesso logico tra questo e le affermazioni leghiste di cui sopra – ma non vorrei apparire malizioso.

Almeno una cosa va ammessa: ai Bossi, i separatisti baschi fanno gran pippe.
La prossima volta che vado a Malpensa devo fare più attenzione: chissà che tra un gate e l’altro non campeggi un loro ritratto di famiglia.