Archive for ‘sconsigli per gli acquisti’

dicembre 18, 2010

CRONACHE DELL’AVVENTO, EPISODIO 3

Ho aspettato questo giorno per mesi.
Un po' perché un cazzo di giro in centro non me lo facevo da tempo immemore, ma soprattutto perché avrei colto l'occasione per effettuare un'approfondita analisi di mercato. E per ridere come un pazzo.

Sicché non mi sono fatto intimorire dalle strade ghiacciate, né dal freddo pinguino, né dalla social anxiety che mi colpisce inevitabilmente ogni volta che mi metto al volante al fianco di Madre: mi sono riempito di soldi e sono uscito à l'aventure.

Shopping natalizio con Mama Baloo.

Special guest: le bancarelle dell'artigianato (che poi il concetto di artigianato MADE IN CHINA non mi è ancora ben chiaro).

Ho perso la cognizione di quanti cappelli, berretti e bombette sono stato costretto a provare – a un certo punto credo di essermi trovato in testa un sombrero, o qualcosa del genere. Alla fine ho optato per un modesto chullo con ponpon rosso fuoco – ma solo per soddisfare il garrulo entusiasmo di Madre, sia chiaro.

(Quando mi sono accorto che su quella catasta pelosa al fianco della bancarella c'era scritto vera pelle di renna era troppo tardi.)

Poi è arrivato il momento magico del venditore abusivo, che sarebbe il nome tecnico del vu' cumprà. Il migliore amico di Madre, insomma, che prenderebbe Maroni a sprangate nei denti pur di difendere i diritti di questi loschi individui – invece tutti gli altri che tornino pure nel loro Paese.

Ormai camera sua è talmente piena di borse false che ogni tanto temo nasconda sotto al letto un bambino afghano con le mani callose.

Fatto sta che oggi l'ho sorpresa mentre conduceva le trattative per una Louis Wuitton originale. Ti piace? mi ha chiesto. È il mio regalo da parte di papà.

Sentito, devo dire.

(CONTINUA…)

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ottobre 23, 2007

tremate. tremate – le pacchianate son tornate!

oibò – voglio morire.

la situazione attuale delle cose è questa: 31 ottobre, festa di halloween.
il desiderio di una vita – tipo che con laura si dice dai! ci organizziamo noi! andiamo all’esselunga a prendere qualche decorazione!

illuminati progetti su atmosfere cupe, musica operistica d’apertura, tovaglia-tovaglioli-bicchieri sui toni del nero, drappi scuri alle pareti, abat-jour e luce soffusa – insomma, una festa come dico io.

e poi c’è mia mamma che mi chiama.
mi dice – ehi, vieni a vedere il catalogo dell’iper.
che ci sono i saldi.

ed è l’inizio della fine.

immaginate ciò che di più nefasto e meno sobrio può esserci, tipo – nell’ordine:
– piattini, bicchierini, tovaglia e festoni con zucca e castello presi direttamente dalla melevisione;
lampazucche di plasticozza – ma dai, prendiamone due!;
– stelle filanti che peraltro si usano a carnevale.

immaginate la mia faccia contrita.
immaginate che stiamo ancora organizzando tutto.

immaginate che non ho il tempo di dire cazzo che è troppo tardi per rimediare.

torno a casa da ripetizioni di matematica – sì, immaginate lo stato emotivo.
e la mia sedia.
è interamente occupata.
da un enorme sacchetto rigurgitante un’orgia di pacchianate inverosimili.

tanti bicchieri.
tanti tovaglioli.
cinque bombolette di stelle filanti.

e ciò che è peggio – ciò che una madre
non dovrebbe mai comprare a un figlio
delle trombette.
delle trombette, capite?
pe peee.
con disegnini che guarda – ma piuttosto me li facevo fare da dolce e gabbana.

e se credevate di aver sentito il peggio, bè, vi sbagliate di grossocicci.

il mio abbigliamento da perfetto mangiamorte alterative è in preparazione da tempo – mantello, guanti, trucco, tatuaggio disegnato.
e il particolare che lascia il segno – quello che tutti ti guardano e dicono minchia!, quello che non vedi l’ora, quello che cresta verde.

quello che nel sacchetto c’era anche la lacca colorata.

arancione.

ma ste, verde non c’era!

inutile dire che la cintura verde
me l’ero già procurata.

settembre 6, 2007

quanto sei disposto a pagare per non avere niente?

quando c’è da ammettere un fatto oggettivo, va fatto.
i tokio hotel stanno facendo un gran successo.

ma anche uomini e donne riscuoteva successo.

lo dimostrano i manipoli assoldati di donzelle dalle corde vocali geneticamente modificate per adempiere alla pratica dell’urlo kaulitzianodelle sorte di banshee assatanate e, soprattutto, invidiose per quei capelli.

che per quanto ne sappiamo potrebbero anche essere un grizzley impagliato, o un corallo, o degli effluvi vulcanici.
nessuno lo sa.

come nessuno sa in quale mercato nero per transgender quello stesso individuo si procuri questi occhiali – che a mio parere dovrebbero portare un’etichetta tipo pacchetti di sigarette.

questi occhiali uccidono
ogni residuo di buongusto.

il ritmo incalzante delle canzoni, gli importanti temi affrontati – come il suo gemello che
s’inchiappetta una groupie
nella zimmer 483.
chissà se c’era anche lui, a guardare e prendere appunti.

ad ogni modo, oggi è stata una giornata raccapricciante per il mondo virtuale italiano: i tokio hotel, per amor di nome o forse solo per rivalità eufonica, si sono presentati su habbo hotel.

così, giusto per farsi un po’ di pubblicità: col loro look aberrante, con le loro faccine indisponenti.
e l’hotel è stato assediato da centinaia di…
cosi.
umanoidi deformi tipo omini del lego, ma molto più inquietanti.

e insomma,
questo ha quasi fatto più notizia della morte del povero pavarotti – impossibile non trovare un collegamento tra i due luttuosi avvenimenti.

ma non finisce quì:
proprio oggi è comparsa su ebay una nuova, inquietante pagina tutta dedicata a quei quattro moschettoni.

un’escalation di vaccate assolutamente degna di un celere commento, perchè – insomma
date un’occhiata.

più di cento offerte.
fin’ora 900 euro.
e tutto questo.
per.

una chitarra scassata.

certo, la chitarra scassata di tom kaulitz, ma potevano anche venderla buona.

mi viene voglia di andare a comprarmi una bompiani, prenderla a randellate e venderla su ebay come la prima tastiera di tuomas holopainen.

per la stessa serie:
quanto sei disposto a pagare
per non avere niente?

una sola cosa mi consola: i finley
non avranno mai lo stesso successo.

l’italia non può permettersi anche questo
.

agosto 31, 2007

non per fare polemica, ma eravamo soli in sala

ebbene, alla fine ci siamo andati.
siamo arrivati in ritardo, c’era una coda che occupava tutto il cinema, ma
ce l’abbiamo fatta
.

i secondi che ticchettano minacciosi sul cellulare, la fila che avanza come una becera processione di teleschiavi, il tabellone in fondo che appare come un miraggio del deserto – sì, ondulato ed evanescencente.

tabellone le cui scritte, per la mia vista da vecchio bacucco, sono ridotte a ingloriose strisce rosse lampeggianti – inutile chiedere al vicino di turno, la cui cacofonica risposta è:
ah, ma quelle sono scritte?

apre l’altra biglietteria.
così, all’improvviso: non fai neanche tempo ad accorgertene che orde di vichinghi incazzati come tirannosauri si avventano ad acquistare il loro sudato biglietto.

il nostro turno si avvicina – inesorabile – mentre le strisce rosse diventano inquietanti indicazioni per lo spettacolo.
20.3021.45
e sono le cinque.

il panico – è il primo spettacolo di un’anteprima, è venerdì pomeriggio, è uno splatter.
è una merda.

– ciao, ci sono ancora posti per captivity delle cinque?
– sì, c’è la sala vuota.

ah.

entriamo – una sala così grossa tutta per noi, che bello.
i venti minuti di pubblicità si avviano al termine, che bello.
c’è su il trailer de la terza madre di dario argento – che schifo.

si spengono le luci, ci abbarbichiamo l’uno all’altro.
comincia il film più grossolano della terra, dai tempi di vita smeralda.di jerry calà (dio, c’è pure il sito!).
che, più che captivity, il titolo migliore sarebbe stato dejà-vu – peccato che era già preso.

un’escalation di paccotiglia cinematografica già vista, che al confronto i teletubbies hanno una trama articolata.
una psicologia dei personaggi che ha molto da imparare anche da topolino.

dei colpi di scena da me personalmente compresi sei ore prima – e non sono proprio una cima ad afferrare le trame, la lau può confermare.

un numero considerevole di scene perfettamente inutili, senza capo nè coda, situazioni inspiegabili ai limiti del paranormale, o peggio – torture di cui non si comprende l’entità.
o forse quella che entrava da quel tubo non era acqua, ma acido trasparente – chissà.

dei vaghi tentativi di evitare che lo spettatore giochi all’impiccato con squallidi luoghi comuni – l’incesto, la violenza su animali, un bambino che uccide sua madre. cose così.

il tutto condito da una colonna sonora praticamente inesistente – e se esiste devo essermela persa.

e tutto finisce con la protagonista che gli spara nei coglionilui si rialza – gli spara al petto – lui si rialza – gli spara al cuore – lui non si rialza più.

con assenza totale di sorpresa, colpo di scena, finale drammatico, brividi postumi: finisce così, secco, tronfio.

non è per fare polemica,
ma eravamo soli in sala
.

luglio 27, 2007

per il ciclo alta tensione – analisi dei personaggi

stavo guardando uno di quei tipici filmetti americani.
una di quelle pellicole d’accatto che tutti conosciamo come "per il ciclo alta tensione".
che non sono passati al cinema perchè sono talmente tanti da riempire un multisala per trentasei mesi.
e sono tutti dannatamente uguali.
tutti dannatamente su canale 5.
tutti dannatamente campioni d’ascolti.

il cui elemento principale è uno ed uno solo.

la tragedia.

i personaggi sono sempre gli stessi, attori sconosciuto o arraffati sul ciglio di una strada mentre issavano il cartello "will dance for a movie".

nudi.

nell’ordine:

la tragedia, interpretata da un qualsiasi cataclisma naturale pescato a caso da un mazzo di carte.
in alternativa: bestiacce inferocite, gli alieni, progressi della scienza sfuggiti al controllo e incazzati neri, gli gnomi, pippi calzelunghe.

l’eroe, che è anche l’antagonista (della tragedia) e ha un nome americanissimo come mike, jake, dave.
prende in mano le redini del gruppo, ne è il leader indiscusso e tutti devono sacrificargli una vergine al giorno per ottenere la sua grazia.
ha il compito di salvare la sua donna e, in secondo luogo, il mondo.
o perlomeno la città. bastardo.

la gnocca dell’eroe, che manco a dirlo è una sventola da paura. sistematicamente si caccia nei casini, e l’eroe deve andare a salvarle il culo. che riutilizzerà più tardi per scopi migliori.
non di rado è l’ex moglie dell’eroe, e ha avuto un figlio da lui – come no pupa, speraci.

l’amico dell’eroe, spesso un coglione di prima categoria, ha un ruolo marginale limitato allo stripparsi e al dimostrare la sua fede al padrone – cioè l’eroe.
ovviamente, muore o viene dimenticato nel bordello generale.

il cattivo 1, anche chiamato "sono un mago brutto e pazzo, non conosco la bontà, la vergogna e l’onestà!". di solito è lui la causa di tutto, o il traditore che pensa solo a se stesso.
naturalmente muore per mano stessa della tragedia.

il cattivo 2, tirapiedi del primo che non sa che cazzo vuole dalla vita e a un certo punto si redime e si sacrifica – inutilmente – per gli altri.
insomma, muore pure lui.

la donna incinta, elemento chiave del film il cui compito è quello di generare tensione.
più è avanti con la gestanza più la pellicola avrà successo: non di rado il bambino è talmente stronzo da voler uscire il giorno stesso della tragedia.
mentre la donna è sepolta dalle macerie, o in culo al mondo con una sfigata rimbambita (v. dopo).

il fidanzato della donna incinta, padre del bambino (o almeno così lui crede) che sta sempre al di fuori dal disastro ed è giustamente incazzato come una bestia.
spesso cerca di salvarla, ma alla fine non fa un cazzo e lascia il lavoro pesante agli altri.
l’infido.

la sfigata rimbambita, che aiuta la donna incinta al punto da improvvisarsi ostetrica anche se non ha ancora chiesto alla mamma come nascono i bambini.
spesso la tragedia, impietosa, la uccide.

il vecchio saggio, che nonostante il nome è a volte interpretato da un ragazzone barbuto.
la sua figura è avvolta nel mistero, nessuno sa da dove venga e che cazzo ci fa lì, ma alla fine salva tutti con ingegno ed esperienza.
in realtà è un evaso dal cottolengo fatto come una pera che, inutile dirlo: molto spesso muore.

l’adolescente depresso, stereotipo di un giovinotto imberbe afflitto dalle peggio pare mentali, spesso interpretato da uno sfigato pippaiolo.
ricopre il ruolo di ribelle, indossa converse all stars e odia il mondo: è un depresso represso e si lamenta più del presidente della confederazione italiana emo-boys stitici.
gira voce abbia un blog dove sfoga le sue fregnacce.
importante: molto spesso è il figlio dell’eroe, con cui ha un pessimo rapporto.
segretamente
si droga, bestemmia e picchia i bambini
.

la scienziata, una gnocca cervellona che spesso ricopre il ruolo dell’eroe o della gnocca dell’eroe.
anche se dimostra non più di 22 anni, lavora alla nasa e potrebbe fermare la faglia di san andreas con uno schiocco di dita.

la telecronista, sempre la stessa, usualmente afroamericana, dal tono impostato e saccente.
durante le inquadrature finali, ossia il resoconto dei danni della tragedia, la sua voce grave e cataclismica rassicura il volgo rammentando gli ideali del nostro paese – che ovviamente sono gli stati uniti d’america – tra cui l’unione del popolo, la fratellanza, l’uguaglianza, il capitalismo e il petrolio.

eppure fanno sempre tanto audience.
forse per la ricchezza di colpi di scena.

e per il fatto che – in fondoprevederli tutti con precisione millimetrica
dà una certa soddisfazione.

maggio 23, 2007

pubblicità intelligente – l’arma del terrore

come al solito, le disgrazie peggiori avvengono quando meno te le aspetti.
così mentre calmo e pacioso apri [imageshack] per adempiere ad alcune semplici mansioni, accade che t’imbatti in elegiache figure dall’inquietante fattura.

alla stregua di questa.

e senti che monta la paura.
lentamente, si insinua dentro di te mentre rimani ipnotizzato dall’orrificenza di ciò che hai visto.
tenti di distogliere lo sguardo – e non ci riesci.

provi a intraprendere un ragionamento concreto su quali arcani misteri possano celarsi dietro l’apparente ributtanza del losco essere che perde liquidi da ogni orifizio.
e vomita una strana sostanza verde – mentre per motivi ignoti un rivolo di piscio valica i pantaloni.
che potrebbero anche essere scambiati per un reggiseno visto dall’alto.

e pensi che è tutta colpa tua.
tu, col tuo mouse irrequieto ed emancipato, sei andato a cliccare sul suo pancino, quando ancora era solo un obeso figlio di adamoma io chiederei il test di paternità.

invitato, forse, dal poter avere una suoneria gratis.
forse, solo per vedere cosa sarebbe successo.
forse, solo per capire cosa significa barf.
forse, solo perchè abbiamo un po’ tutti il gusto dell’orridoe chi ha fatto questa pubblicità l’ha capito benissimo.

poi è successo quello che è successo.
ignorando il telefonino danzante a sinistra che inneggiava alla tua vittoria, rimani a contemplare i fiotti di melma e urine che fuoriescono a fontana di trevi dall’essere anticalocratico.

mi consola il fatto che abbiamo vinto ad atene.
e fuori dalla mia finestra, sembra appena finita l’italia francia di berlino.
bravi, monzesi, bravi, suonate i vostri clacson.
non sapete quali orrori fanciulleschi vi perdete.

voglio una macchina. o un megafono. adesso.

maggio 2, 2007

questione di perdite (l’invidia è una brutta roba)

io stavo solo sfogliando il giornale in cerca di foto carine da attaccare al muro.

non pensavo di imbattermi in qualcosa di molto più importante, l’invenzione del secolo denigrata da una società troppo snob per accorgersi che una modesta ditta ha trovato la soluzione a tutti i problemi dell’uomo.

una ditta che ha finalmente spianato la via ad una biunivoca parità dei sessi, ciò che fin’ora era solo utopia, ciò che tutte le donne avrebbero voluto far provare agli uomini e ciò che tutti gli uomini hanno sempre voluto per avere un argomento di conversazione come ce l’hanno le donne.

[tena for men]la protezione specifica per le piccole perdite urinarie maschili.

fermi.
stiamo calmi, prendiamo una pausa.
ragioniamo.

sto tentando con veemenza di immaginare con cosa un uomo possa riempirlo.
e una grottesca immagine si impone violentemente nella mia testa.

anche tenendo conto del losco e poco rassicurante figuro che troneggia in alto a destra della pagina o addirittura qui.
col suo panciotto ciccione, col suo gilet che era vintage già ai tempi di carlo cudega, con il suo casco da metallaro, con i suoi guantoni da film anni ’70 e la sua moto rombante da stursky e hutch.
in netto contrasto con gli occhialoni fashion di D&G.

insomma, verrebbe da chiedersi dove l’hanno pescato.
forse nello stesso fiume dove hanno trovato questa grossolana puttanata.

ancor meno rassicuranti sono le citazioni estratte dall’ardita pubblicità.

"piccolo e sottile, risulta quasi invisibile sotto i vestiti."

quasi, eh.
quindi, anche solo minimamente, si vede attraverso i jeans.
lascio alla vostra fervida immaginazione quanto sia comodo.

"i polimeri gelificanti al suo interno limitano la formazione di cattivi odori."

polimeri gelificanti.
quella con cui non ti fanno pisciare addosso non è tecnologia, gente:
è terrorismo psicologico.
se pisci, ti si gela l’uccello.

già so che sarà un successo, me lo sento.
tra qualche mese, tutti gli uomini del mondo si ritroveranno nei cessi per cambiarsi l’assorbente.

ammettiamolo: è solo una trovata perchè eravamo invidiosi delle donne.
ora anche noi potremo dire "ma tu usi quello con o senza ali?"



donne, tra qualche anno aspettatevi un condom vaginale
.
arriverò anche quello.

aprile 25, 2007

quanto uno spot può essere (d)istruttivo

sarà l’aria estiva che, di questo passo, ad agosto ci porterà ad emigrare tutti in groenlandia.
sarà che britney spears si è fatta pelata e circolano voci riguardo le sue tendenze sataniste.
sarà che l’inter ha vinto lo scudetto – seppur con mezza Italia penalizzata.

fattostà.
che le pubblicità stanno diventando sempre più allusive, ammiccanti, sorridenti e spumeggianti: i riferimenti sessuali si celano anche dietro i più innocenti oggetti di uso quotidiano.

si punta, insomma, sulla natura animale dell’uomo per accaparrarsene la fedeltà.
e la carta dell’esselunga.

per esempio.
al cinema può passare un tenebroso voldermort che ti indica minaccioso asserendo "perderai tutto" – e la risposta sorge spontanea: fatti i cazzi tuoi – ma ciò che non passa è la nuova locanda dell’attesissimo epic movie.

il suo predecessore hot movie era un’idea simpatica, "un film col lubrificante", con la o di hot formata da un condom. una trovata accattivante, originale e prorompente.

ma davvero si crolla nel baratro dello squallore quando, scritto grosso come una vacca, come claim di un cartellone vedi scritto "non è vero che troppe saghe fanno male".

io non ho una buona vista – e ciò non è assolutamente correlato.
ma arrivando da fuori, quella a io proprio non l’ho riconosciuta.
e a dir poco agghiacciato dal messaggio seppur veritiero, mi sono adagiato nell’immaginare una risma di situazioni a dir poco interessanti.

del tipo.
"mamma, cosa sono le saghe?"

"papà, troppe saghe fanno male?"

"don giacomo, ma al cinema ho letto che le saghe non fanno male.."



i genitori & correlati avranno di che spassarsela
.

se poi aggiungiamo la nuova e travolgente pubblicità delle m&ms, siamo a cavallo.
un povero confetto giallo che non solo gioca a strip pocker sollecitato da un bavoso ed arrapato confetto rosso, ma declama timidamente che non vuole mostrare la sua arachide.
testuali parole.

arricchite favolosamente dalla frase finale, enunciata ad effetto con voce coinvolgente:
"m&ms, si sciolgono in bocca.. non in mano!"

verrà fuori che riccardo schicchi è diventato un operoso pubblicitario.