Archive for ‘svaccate riflessioni’

maggio 23, 2015

PERCHÉ IL REFERENDUM IN IRLANDA NON È STATO UNA BUONA IDEA

A un certo punto ti rendi conto che tutti sono in hype per il referendum in Irlanda e tu invece hai una strana sensazione, come quando non ti ricordi se hai lasciato il gas acceso, come quando non capisci se il salotto odora di fritto o è il cane che comincia a fermentare, come quando incolli un’immagine in una chat di Facebook e per un burrascoso secondo ti fulmina il dubbio che si tratti di quel selfie dal basso fatto per controllare la situa dei peli nel naso.

Hai una strana sensazione e ti chiedi come mai: sarà omofobia interiorizzata? Sarà voglia di fare l’hipster radical-chic? Sarà invidia per i gay irlandesi che già avevano la Guinness e adesso possono pure sposarsi? Sarà che, per qualche ragione, qualcosa non ti torna nel paragonare i diritti civili alla privatizzazione dell’acqua?

Insomma, per farla breve, sono tanto felice per il risultato del referendum – vale a dire, un nuovo esercito di Mr Walsh e Mrs O’Sullivan pronti a ridecorare i quartier-generali dell’IRA, rapire il royal baby e indottrinarlo con l’ideologia del gender.

Ahimé, #stereotipi.

Quel che mi turba è il senso di ciò che è successo, il significato che inevitabilmente va ad affiancarsi all’idea (implicita, ma non troppo) che i diritti umani possano essere stabiliti dalla maggioranza – il fatto che tutta la campagna di propaganda per il non ha potuto fare a meno di suonarmi tanto come un “Ehi, ehi, gente etero, guardate come siamo carini! Non diamo fastidio. Facciamo un sacco pena. Per favore, votateci.” Come se si trattasse di un gioco a premi, di un televoto, di una gentile concessione à la Statuto Albertino.

E nel cercare di mettere insieme le idee per scrivere un articolo su questo argomento, mi sono accorto che il Guardian l’aveva già fatto meglio di quanto io potrei fare in sette vite. Allora forse è il caso di tacere e lasciar parlare chi ne sa a pacchi. L’unica cosa che ho potuto fare è stata tradurre l’articolo per i lettori italiani, annuendo sempre più convinto ad ogni paragrafo.

DUBLINO, IRLANDA – 22 MAGGIO: Una donna passa davanti a un murales promotore del “Sì” al referendum per il matrimonio tra persone dello stesso sesso il 22 maggio 2015 a Dublino, Irlanda. Il referendum ha avuto luogo 22 anni dopo la decriminalizzazione dell’omosessualità in Irlanda, con oltre 3,2 milioni di persone cui è stato chiesto se vogliono modificare la costituzione del Paese per consentire di sposarsi alle coppie omosessuali. (Photo by Charles McQuillan/Getty Images)


Il referendum non è la scelta migliore quando si tratta di diritti delle minoranze

Saeed Kamali Dehghan

Traduzione di Stefano Verza

Nell’era della democrazia i referendum godono di grande attrattiva popolare. Possono sembrare il modo migliore per cambiare una linea politica, modificare pratiche discriminatorie e addirittura determinare il destino di una nazione. Sta alle persone decidere, sostengono i politici.

Ma la verità è che non sono sempre il modo giusto di gestire la situazione, soprattutto quando si tratta di diritti omosessuali o, in generale, di qualsiasi tematica relativa alle minoranze.

Il referendum di venerdì scorso per il matrimonio omosessuale in Irlanda ha catturato l’attenzione di tutto il mondo. Se vincerà il Sì, l’Irlanda sarà il primo Paese a riconoscere formalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso tramite voto popolare.

A prescindere dal risultato, tuttavia, si tratta di una pratica pericolosa in quanto pone un precedente per altre nazioni nelle quali l’opinione pubblica potrebbe non essere così illuminata o tollerante.

L’idea che la maggioranza possa legittimare i diritti di una minoranza è sostanzialmente fallace. Per usare le parole di Ayn Rand, scrittore russo-americano, “i diritti individuali non sono soggetti al pubblico voto; una maggioranza non ha nessun diritto di votare contro i diritti di una minoranza; la funzione politica dei diritti è proprio quella di proteggere le minoranze dall’oppressione delle maggioranze.”

Ci sono moltissimi esempi di come il voto popolare su questioni relative alle minoranze potrebbe avere un impatto catastrofico sulla società. Il caso più evidente è la storia del matrimonio tra bianchi e non-bianchi negli Stati Uniti.

Sono stati i giudici a revocare le leggi discriminatorie in diversi stati americani, molto prima che gli americani stessi approvassero tali unioni. Se fosse stato chiesto alla maggioranza, bianchi e neri avrebbero potuto sposarsi solo qualche decennio più tardi. Nel 1967, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti giudicò incostituzionali le leggi che vietavano i matrimoni misti, il popolo americano non sarebbe stato pronto a prendere la stessa decisione.

“Se crescevi negli anni ’60 o ’70 potevi conoscere adulti che dicevano cose come ‘Sono del tutto favorevole ai diritti civili. Ma il matrimonio tra negri e bianchi? Non so.’ Probabilmente saresti rimasto perplesso, ma era proprio così”, scriveva Margaret Talbot in un articolo del 2012 sulla rivista New Yorker.

E continua: “Nel 1967, durante il caso ‘Loving vs Virginia’, la Corte Suprema revocò le leggi anti-matrimoni misti della Virginia. L’anno successivo, il 72% degli americani ancora disapprovava le unioni tra bianchi e non-bianchi, mentre solo il 20% era a favore.” In effetti, è stato solo nel 2000 che lo stato dell’Alabama ha legalizzato ufficialmente i matrimoni misti.

La maggioranza è, per natura, resistente all’influenza della minoranza. Se non fosse per le severe leggi che proteggono le minoranze nel Regno Unito, ad esempio, cosa garantirebbe il diritto delle studentesse musulmane di indossare un hijab a scuola? La maggioranza, probabilmente, non lo accetterebbe mai. In Iran, dove gli ebrei sono una minoranza, gli studenti ebrei sarebbero costretti ad andare a scuola il sabato – che per loro è una festa religiosa – se non fosse intervenuto lo stato.

Molti Paesi pongono il loro interesse nei risultati del referendum irlandese. Ci sono nazioni che vorrebbero fare la stessa cosa. Ma se gli europei possono essere pronti ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, che dire dei popoli del Medio Oriente o dell’Africa? Sarebbe pericoloso incoraggiarli a recarsi alle urne per temi di questo tipo.

L’Irlanda potrà anche votare Sì al referendum, come suggeriscono i sondaggi. Ma per quanto questo possa sembrare emozionante per i sostenitori dei diritti LGBT, il risultato del referendum sarà indicativo solo di ciò che pensa la gente. Qullo che non può fare è legittimare o delegittimare il diritto degli omosessuali di sposarsi.

Come dice Rachel Maddow, la presentatrice di MSNBC [canale televisivo statunitense edito da Microsoft e NBC Universal, NdT]: “Quando si parla di diritti, il fatto è questo – non dovrebbero proprio essere votati. Per questo si chiamano diritti.”

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dicembre 22, 2012

GENTE A CASO, COSE A CASO, FROCI A CASO, PERÒ FAVOLOSI

Bene, siamo tutti vivi – chi più, chi meno. L’abbiamo scampata bella, eh? Meno male che il mondo non è finito: tutto sommato mi sarebbe spiaciuto lasciare Andreotti qui, solo soletto, in mezzo al nulla cosmico. Perché comunque lui era l’unico che non aveva nulla da temere, anzi, comincio a sospettare che sia stato proprio lui a dire ‘sta fregnaccia ai Maya. Così, per fare uno scherzo a Pannella. E adesso che il peggio è stato scongiurato – sì, ce l’abbiamo fatta a pagare quella dannata IMU – posso tornare a sputare merda in tutta calma.

Ora, io non ho nessuna intenzione di entrare nel merito di quanto afferma il Sommo pontefice riguardo i matrimoni omosessuali; prima di tutto perché, a differenza sua, mi piace cagare nel cesso di casa mia e non in quello degli altri – che poi capisco anche come con tutto quell’oro abbia paura di sporcare. In secondo luogo perché controbattere a un’opinione partorita dall’ignoranza è un po’ come essere Don Chisciotte e arrivare al boss di fine livello con pochissimi punti salute. Infine, perché mi sento estremamente a disagio a parlare di matrimoni omosessuali. È un po’ come parlare di vacanze omosessuali, alloggi omosessuali, lavori omosessuali – come se gli omosessuali avessero un modo tutto loro di fare le cose. Come se dovunque andassero fossero inseguiti da un caravanserraglio di lustrini e pailettes, come se dalla torta nuziale dovesse saltar fuori necessariamente un modello in perizoma, come se a ufficiare la cerimonia dovesse essere per forza Vladimir Luxuria, come se le damigelle d’onore dovessero sempre chiamarsi Jessica o Samantha e indossare Dolce&Gabbana da cocktail rosa confetto, e non fossimo neanche troppo sicuri del loro essere damigelle.

Ok, ho scelto gli esempi sbagliati.

Ad ogni modo. Parlare di matrimoni omosessuali, come se – a parte l’esplosione di piume colorate e la musica imbarazzante – si trattasse di qualcosa di concettualmente diverso dal matrimonio eterosessuale, è una di quelle cose che più ci penso più mi danno i brividi. Perché io ci provo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ci provo davvero ad immaginarmi una cerimonia nuziale vista attraverso i loro occhi, e…

Vuoi tu Pene prendere come tua legittima sposa la qui presente Vagina, per amarla, onorarla e ingravidarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché amante non vi separi?

Lo voglio.

Può venire nella sposa!

Ecco. Qualcosa del genere.

Come se a sposarsi non fossero due persone ma due organi sessuali. Come se essere uomo ed essere donna venisse prima di essere persone – mandando a puttane secoli di diritti umani, essenzialmente. Come se le donne fossero considerate alla stregua di forni e gli uomini alla stregua di pale cariche di impasto da rilasciare nei suddetti forni. Peggio! Come se la donna fosse meno importante dell’uomo, e come se le nozze avessero esclusivamente una finalità riproduttiva!

Devo smetterla di fare esempi del cazzo.

Insomma, mi dà come l’impressione che più si parla di matrimoni omosessuali più si rafforza il pregiudizio che esistano due tipi di matrimoni. E, soprattutto, che uno di questi sia più fico dell’altro. Come se qualcuno di molto più vecchio e saggio di noi, anzi! – chessò – presente dall’alba dei tempi e praticamente onnisciente, qualcuno che senza ombra di dubbio sapesse discernere il giusto dallo sbagliato, avesse inventato il matrimonio e vi avesse posto dei limiti ben precisi e li avesse messi nero su bianco in un grosso librone.

Qualcuno di realmente esistito, intendo.

(In realtà il mio pensiero va a Terracini, Saragat e soci, i quali nella nostra Costituzione parlarono elegantemente di coniugi, invece che di marito-e-moglie, di uomo-e-donna, di uccello-e-baggiana. Qualche attivista dell’arcigay potrebbe dire che sono stati lungimiranti; io mi limito a pensare che nel ’48 avessero tutti altri problemi e che se ne battessero la fonchia di stabilire chi potesse o non potesse sposarsi, soprattutto dopo quella gran bella idea delle leggi razziali.)

E a tal proposito, parlare di matrimoni omosessuali mi ricorda tanto la vecchia dicitura “matrimoni misti”. Certo, il problema è ben diverso – prima erano troppo eterogenei, adesso evidentemente lo sono troppo poco – ma l’ideologia che sta alla base di tutte queste distinzioni è sempre la stessa, e risponde al nome di cagacazzismo speculativo.


Facciamo un breve sunto di quello che ha capito Benedetto XVI: i progetti di legge a favore dei matrimoni omosessuali costituirebbero una «rivoluzione antropologica» basata sull’«ideologia del gender» , attraverso la quale l’uomo «nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela». (fonte) Ecco, quando la gente parla di cose che non conosce si ha sempre un effetto grottesco. Ma quando lo fa un filosofo-teologo del calibro del papa ricorda più che altro un liceale disperato alle prese con un’interrogazione sulla Critica della ragion pura di Kant. Fidatevi, ci sono passato. Parole messe lì un po’ ad canis minchiam, a metà tra lo spocchioso latinorum di don Abbondio e uno sbrodolamento di berlusconiana memoria.

Perché io più che altro mi sono soffermato un attimo sul concetto di gender – messo dentro non so bene se sulla scia del twittering pope o se fortunato estratto dal sacchetto dello Scarabeo – e mi sono domandato che cosa c’entrasse. Ed ecco, la mia prima reazione è stata questa:

Poi ci ho provato di nuovo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ad immaginarmi una cerimonia nuziale tra due uomini vista attraverso gli occhi del papa, e…

Due peni, non rosa carne ma rosa confetto – in tinta gli abiti da cocktail delle damigelle, si sa che i gay ci tengono ai dettagli –, uno in giacca e cravatta e l’altro vestito di bianco, con tanto di strascico e velo.

Devo smetterla di immaginare le cose attraverso gli occhi degli altri.

Chiariamolo una volta per tutte: si parla di matrimonio omosessuale in quanto riguarda due persone dello stesso fottuto sesso. Se uno dei due avesse cambiato gender non solo non sarebbe omosessuale bensì transgender, ma si tratterebbe – ironia della sorte! – di un matrimonio eterosessuale.

EPIC FAIL.

Mi piacerebbe dire che il papa può dire quello che vuole, ma non è proprio così. L’avesse detto la sciura Maria, sarebbe stato diverso; l’avesse detto Gentilini, ci avrei scritto un post al vetriolo e l’avrei chiusa lì; l’avesse detto Berlusconi, probabilmente sarebbe stata la volta buona che una settimana dopo avesse dato l’ok a matrimoni, adozioni e gay pride a Montecitorio; l’avesse detto Bossi, non si sarebbe capita una mazza. (Ok, questa era scontata.)

Ma siccome l’ha detto un bell’omett che è alla guida di svariati milioni di persone, ci si potrebbe aspettare che quantomeno si prendesse la briga di soppesare le parole e di farne buon uso. Se poi fosse così gentile da farsi una ramazza di affari suoi e di non petulare sugli altrui sentimenti alla maniera di Barbara D’Urso, o magari perfino di rispettare i Patti Lateranensi – o la volontà di Gesù Cristo, per dire – e non infilare le sue dita inanellate nelle questioni laiche dello Stato, sarebbe un piccolo passo per l’uomo, ma una gran ragade in meno per l’umanità. (Certo, da noi la colpa non è solo del Pontefice; è anche e soprattutto dei vari Governi e governucoli italiani che da sempre amano farsi proprio fistare a dovere, dal potere spirituale.)

Per esempio avrebbe potuto spendere una parola di rammarico per il tredicenne ennesima vittima di bullismo omofobico (fonte), e lasciarci tutti a bocca aperta – soprattutto i gay, anche se vabbè, per loro ogni scusa è buona. (Sì, anche questa era scontata. Vale la par condicio.)

Oppure avrebbe potuto, settimana scorsa, evitare di lasciarci tutti a bocca aperta con quella dichiarazione sul matrimonio omosessuale come «grave minaccia per la pace» (fonte) – un livello di randomness raggiunto finora soltanto da Luca Giurato e dai film della Asylum. Voglio dire: seriamente? La pace? Proprio lui dovrebbe avere l’accortezza di evitare di puntare il dito – risparmiando un sacco di ATP, con quel che peseranno tutti quei monili – contro chicchessia, visti i contributi assai poco paciofondai che la religione – e la Chiesa Cattolica in primis – è riuscita ad apportare alla storia del mondo.

(Nell’ordine, giusto per non fare torto a nessuno: la guerra di Canaan «nel nome del Signore», le vittorie di Costantino «nel nome del Signore», le goffe apologie di Sant’Agostino «nel nome del Signore», i meriti attribuiti agli eccidi di Carlo Magno «nel nome del Signore», le celeberrime crociate «nel nome del Signore», lo sterminio degli Albigesi «nel nome del Signore» e le altre innumerabili lotte interne a eretici e scismatici, sempre «nel nome del Signore»; il curioso concetto di moralità di San Tommaso che – anticipando elegantemente L’Istruttoria di Peter Weiss – giustifica i soldati che agiscono in virtù di un ordine, meglio ancora se «nel nome del Signore»; la guerra contro i Veneziani capeggiata da papa Giulio II «nel nome del Signore», il genocidio degli indigeni americani «nel nome del Signore», le nuove lotte interne conseguenti al Luteranesimo «nel nome del Signore» e poi le Seicentesche guerre transeuropee, giustificate da ogni Chiesa «nel nome del Signore», per arrivare infine alla connivenza del clero delle varie nazioni durante la prima guerra mondiale, ovviamente «nel nome del Signore», nonostante proprio Benedetto XV esortasse – più o meno con gli stessi risultati delle profezie di Cassandra – a porre fine al conflitto. fonte)

Ma adesso non stiamo qui a ciurlare nel manico e dimentichiamoci il passato: aborto, eutanasia e soprattutto matrimoni gay – ecco i veri nemici della pace nel terzo millennio! E intanto Ahmadinejad si gratta lo scroto, l’industria bellica statunitense gioca a gonfiare i palloncini col culo e l’aviazione israeliana si dà al giardinaggio sui detriti di Gaza.

Che poi, a pensarci bene, se applicati nei giusti contesti, aborto, eutanasia e matrimoni gay potrebbero diventare i migliori alleati della pace nel mondo! Dico sul serio: pensate se i genitori di Hitler si fossero chiamati, che ne so, Gustav e Gianclaudio – e se la loro madre in affitto avesse deciso di abortire; o se Mengele gli avesse erroneamente provocato un’eutanasia invece che fargli una flebo di somatotropina. Insomma, la combo dei tre è praticamente la nuova frontiera della contraccezione.

Ecco perché stanno tanto sul culo al papa.
Ora tutto mi è più chiaro.

Ad ogni modo, non è questo il punto.

Perché sai che c’è? Almeno Ratzinger lo dice chiaramente. Tutto sommato un omofobo lo conosci e lo eviti, come l’amanita muscaria. Il problema sono quei funghetti carini e coccolosi che somigliano tanti ai porcini, sicché credi siano commestibili e magari neanche ti preoccupi di cucinarli tanto bene. E la beffa è che anche loro sono fermamente convinti di essere buonissimi e di non saperne niente della tua gastroenterite. L’altro giorno ascoltavo Madre parlare, e a un certo punto mi sono risvegliato dalla modalità risparmio energetico e ho deciso di stilare una sorta di résumé il più stringato possibile di quali siano le sue convinzioni sulla tematica. Perché c’era qualcosa che mi puzzava, in quel brusio di sottofondo – e no, questa volta non era la cucina che stava andando a fuoco.

Per me l’importante è che sei felice tu, ti preferisco felice con un ragazzo che infelice con una ragazza. Però ecco, non parlarmi mai di cose intime con ragazzi. E non voglio effusioni in casa. E neanche fuori casa, non è rispettoso degli altri. E non vi imboscate in macchina, è pericoloso. E non mi va che stai a casa sua se non ci sono i suoi. E comunque sono contrario al matrimonio gay e, soprattutto, all’adozione, quindi se mai vorrai un bambino con il tuo compagno non me lo venire a dire.

Però ecco.

Vedete, sono i però a fregarci. Sempre. Perché con un però si può dire tutto e il contrario di tutto, è come il sale che si mette nei dolci o lo zucchero nella salsa di pomodoro. Però è l’abito da sera su quella cessazza della vicina. Però è il bianco che si veste di nero, la Destra che va a Sinistra, la Sinistra che si guarda allo specchio. Però è il sì che diventa no. Però è il «mi cambio sempre le mutande, giuro, però oggi non ho avuto tempo». Però è il «ti amo, però ti lascio per tuo fratello».

Però è «sei un gran lavoratore, serio, disponibile, capace – però sei licenziato». Però è quel fungo stronzetto e paraculo che fa male a chi lo ascolta e a chi lo dice, perché però è un ampio sgabuzzino dove possiamo sbattere tutte le cose brutte appena prima che arrivino gli ospiti; e più va avanti la serata più ci dimentichiamo delle cose brutte nello sgabuzzino, e piano piano ci convinciamo che davvero la nostra casa è pulita e ordinata come in uno spot della Viakal.

Però è quello che dice io-non-sono-razzista, égalité, fraternité! – e poi, al supermercato, si sposta dal ragazzo di colore.

Però è io non ho niente contro i gay, però non mi chino a raccogliere la saponetta.

Però è io sono cattolico, però non vado a messa.
E mi stanno sul cazzo i negri e i froci. (Così, per gradire.)

Però è sticazzi, ecco cos’è.

maggio 10, 2012

JOKES ARE FRIENDS, NOT FOOD

Stavo pensando che cogliere una citazione colta è semanticamente impossibile.

Voglio dire – se è già colta, cosa cogli?

Ciaaao.

ottobre 21, 2011

GAY CONFESSI 2.0

Le cose sono due: o Gheddafi è morto davvero oppure, più verosimilmente, è appena entrato in società con Elvis Presley e Michael Jackson. Si sa che il kebab va molto di moda, oggi come oggi.

Una cosa è certa: adesso i suoi CD andranno a ruba.

!!! ATTENZIONE: Merdone in arrivo !!!

Dacché oggi era lo Spirit Day e si commemorano le vittime di bullismo omofobo che si sono tolte le vita, ho pensato di muovere il culo e buttare giù una sia pur scarna seconda parte del post precedente. Una sorta di 2.0, diciamo ‒ giusto per essere un po' più vicino, nel mio microbico, a tutti coloro che soffrono a causa di una piaga che, direbbe Petrarca, per allentar d'arco non sana.

Anche se non c'entra niente con Gheddafi.

A meno che.

3, 2, 1…
… Regia, via col servizio.
(Di nuovo, sì.)

GIANFRANCO FINI: Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito?

Tuttavia un ministro dichiaratamente incapace può fare il ministro. Capito?

ROSY BINDI: È meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o due donne, con genitori gay.

Propongo un baratto: per un mese mandiamo il bambino in Parlamento e la Bindi in Africa con la sua tribù. Poi vedi come ti diventa più arcobaleno di Nichi Vendola.

PIERFERDINANDO CASINI: Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia.

Aspetta che lo venga a sapere la mia concubina.

CARLO GIOVANARDI: La fiction che mette in scena due ragazze lesbiche che si sposano veicola l'idea di una parodia di matrimonio che mette a rischio il futuro della nostra società.

Come quella fiction che veicola l'idea di una parodia di Parlamento. Ah, non era una fiction?

GIULIO ANDREOTTI: Ma insomma, dobbiamo fare l'elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana!

Per non parlare di quella ariana!

ROBERTO CALDEROLI: Viva la famiglia e abbasso i culattoni!

E meno male che non l'ha detto Brunetta, altrimenti avrebbe potuto essere frainteso.

ROCCO BUTTIGLIONE: Riconoscendo privilegi agli omosessuali si rischia un ritorno al Medioevo. Non dobbiamo creare diritti particolari per nessuno, ciò si faceva nel Medioevo.

Giusto. Bruciamoli.

ROBERT MUGABE (Presidente dello Zimbabwe, sulla possibilità di includere i diritti LGBT nella Costituzione del suo Paese): Quanti desiderano che si discuta di queste cose sono pazzi; se lo facessimo la morte verrebbe su di noi.

E figuriamoci dove verrebbero gli omosessuali!

RAYMUNDO NONATO (generale brasiliano): La vita militare ha caratteristiche ben definite, incluse quelle di combattere: caratteristiche, queste, che non si accordano con la condotta omosessuale.

Merda, adesso chi cucirà le divise?!

JAROMIR DUŠEK (leader del sindacato degli impiegati ferroviari della Repubblica Ceca, nel segnalare che le ferrovie del suo Paese sono "controllate dai gay"): Ho paura di raccogliere la penna se mi cade per terra nei corridoi.

Quando il terrore dei germi diventa davvero debilitante.

[ Credits: di nuovo Famous LGBT @ Facebook. ]

Un'ultima osservazione: chiunque creda che l'omosessualità vada contro i valori cristiani, farebbe bene a dare giusto un'occhiata ai primi libri della Bibbia, per una rapida carrellata di ivi citati valori cristiani ‒ tra cui incesto, pedofilia, tradimento, concubinaggio, sterminio, ira, vendetta e sacrifici umani. Valori lodatissimi e benedettissimi da uno Jahvé in splendida forma, che poi si scandalizza per quattro finocchi.

Meditate, gente, meditate…

marzo 22, 2011

QUANDO I LEADER VENIVANO ASSASSINATI SENZA TROPPI CAZZI

Poi stamattina mi sveglio –  tardi, tra l'altro, sicché non vado a scuola perché da noi un ritardo è assai più deprecabile di un'assenza. Mi sveglio, dicevo, ed entro in simbiosi mistica con Santa Wikipedia al fine di scoprire qualcosa che non so sulla guerra del Vietnamanche se, detta così, potrebbe sembrare che effettivamente ci sia qualcosa che sappiamo, sul Vietnam.

Ancora rincoglionito dall'ebbrezza mattutina, per un attimo mi sono crogiolato nel pensiero che nel duemila le guerre non si fanno più, che certe guerre non si fanno più perché le guerre di conquista appartengono al passato. Che gli effetto-domino e i salviamo-la-faccia e gli obiettivi-nobili erano e rimangono stronzate. Che

«l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

Che sputtanare le parole libertà e indipendenza per fini politico-economici è una prassi da Guerra Fredda, insomma, non si fa più.

Beh, sticazzi.

Per fortuna è arrivata la diretta di Repubblica a farmi tornare alla realtà, a ricordarmi che le guerre di conquista si fanno quanto e più di prima, che le parole libertà e indipendenza vengono sputtanate quanto e più di prima, che l'Italia ormai non ripudia altro che i froci e i kebabbari.

Fatto sta che nello spleen generale di tutte queste amenità mi ritrovo gli occhi piantati su una flash news in particolare, anzi una dichiarazione in particolare di uno Stato in particolare. Ecco:

08:36     La Cina è tornata a chiedere l'interruzione dei raid aerei alleati e ha ribadito di essere contraria "all'uso della forza" che "potrebbe fare vittime civili e scatenare una crisi umanitaria". Per questo motivo la Cina chiede un "cessate il fuoco immediato".

Cos'è che chiede la Cina? È contraria a cosa, la Cina?
(Ah, la magia dei collegamenti ipertestuali.)

Non dico che la politica internazionale dovrebbe macchiarsi di coerenza. Si tratta di una distopia storicamente irrealizzata e strategicamente irrealizzabile. Anzi, non dico affatto chi dovrebbe fare cosa.
In quanto Signor Nessuno posso solo pormi delle domande, del tipo: se il Tibet avesse riserve di gas e petrolio, adesso sarebbe un Paese libero oppure si troverebbe direttamente sotto il controllo degli Stati Uniti?

Ma soprattutto, se Gheddafi fosse stato una donna, adesso sarebbe ospite fisso a Pomeriggio 5 oppure avrebbe direttamente un seggio al PdL?

gennaio 18, 2011

FENOMENOLOGIA DEL NAZIONAL DECLINO

Io sono un cittadino italiano.
Insomma vivo in Italia, ne faccio parte, è la mia Patria – se ciò significa ancora qualcosa. Come la mamma, la amo e la odio: ci litigo e le tengo il broncio, ma poi torno sempre tra le sue braccia.

Italia, come la mamma.
Italia, come la pizza.
Italia, come la pasta.
Italia, come l'arte e la letteratura.
Italia, come i monti ed il mare.
Italia, come il partito di Berlusc… ehi, un momento – che cosa?

Dare al proprio gruppo politico il nome dello Stato che si intende governare. Sono combattuto tra il considerarlo una trovata pubblicitaria a dir poco geniale e l'ennesima porcheria del centrodestra. Non è che sia concorrenza scorretta – è proprio che questa totale identificazione mi mette ansia.

E poi boh, mi pare che la vecchia locuzione Regno d'Italia a questo punto potrebbe anche tornar buona.

novembre 19, 2010

GIUSTO PER METTERE INSIEME LE IDEE (EPPURE DEV’ESSERCI QUALCOSA CHE MI SFUGGE)

Madre, stamattina:
«Ormai sei grande, devi scopare per terra in camera tua: anche sotto al letto!»

Ammetto che per un istante non ho afferrato e mi sono preso male.

Quando i fatti parlano da soli è difficile contribuire. Sinceramente se dovessi esprimermi sulle ultime vicende socio-politiche del nostro Paese verrei colto da un blocco dello scrittore fulminante: commentare certe nefandezze è praticamente un atto patogeno, un po' come giocherellare con le gomme da masticare spiaccicate sotto il banco.
Dài, non dite che non l'avete mai fatto.

Credo insomma che aggiungere del proprio quando non c'è niente da aggiungere sia non solo superfluo, ma perfino dannoso: si rischia di perdere di vista il fatto principale. Quindi no, questo post non sarà corredato da commenti sarcastici e frasi ad effetto: dài cazzo, torniamo alle origini. Facciamo un po' di sano brainstorming.

Vai col fatto principale.

Una ragazza di 15 anni è stata uccisa dallo zio – o dalla cugina, non si sa.
Poi è stata stuprata, però non dallo zio: da tutti quanti. Dai telegiornali tra una ricetta di cucina e un approfondimento sulla lingua dei gatti, dai talk-show pomeridiani tra una masnada di adolescenti repressi e uno squadrone di transessuali allo sbando, dai rotocalchi tra il culo di Belen (per la gioia di Corona) e quello di Corona (per la gioia di Lele Mora), dallo scempio di Chi l'ha visto?, dalle ormai epiche espressioni addolorate della D'Urso e dal plastico di Vespa*, dal grottesco turismo dell'orrore e dai pellegrini-coroner che facevano molto CSI Avetrana, scena del crimine. L'abbiamo stuprata tutti in nome del gusto dell'orrido, mentre puntavamo il ditone grassoccio verso Facebook, verso lo zio-orco, verso la cugina-orchessa; l'abbiamo stuprata tutti eppure ancora non sappiamo chi l'ha uccisa. Dobbiamo assolutamente saperlo – per la certezza del diritto o per mera curiosità? – e c'è un solo modo per stabilirlo: direi di aprire il televoto.

Ammetto che per un istante non ho afferrato e mi sono preso male.

«Emma Watson bacia come un animale!»
Parola di quello che montava nudo i cavalli. Tra l'altro peccato che ormai per il nostro Presidente del Consiglio lei sia praticamente una MILF, altrimenti girando certe voci rischiavo di vedermela passare da queste parti diretta ad Arcore. Ma così, solo per una cena, eh: nuda e cosparsa di panna. Già mi vedo la scena: Lasciatela andare, è inglese! La Thatcher l'avrà sicuramente privatizzata! Ma tanto daje de tacco e daje de punta, anche questo scandalo non sarebbe stato uno scandalo, anche questa gag non sarebbe stata una gag, un folto pubblico avrebbe applaudito e il Cavaliere si sarebbe leccato i baffi ancora una volta. Gustandosi gli ultimi residui di panna.

Ammetto che per un istante non ho afferrato e mi sono preso male.

Fare all'ammòre in da car è ufficialmente reato!.
Fino a tre anni di reclusione per chi viene colto con le mani nel pacco, anche se in luogo isolato e al buio. L'unica scappatoia è che l'innaturalissimo atto sia consumato adottando «specifiche cautele, come l'appannamento o la copertura dei vetri della macchina». Insomma, o vetri oscurati oppure appannati.
… appannati? Ma questa gente, Titanic, l'ha mai visto? Soprattutto mi viene spontaneo domandarmi se quelli che infornano la pagnotta al Grande Fratello siano o meno da far rientrare negli atti osceni in luogo pubblico. Ma in effetti siamo in Italia: essere intravisti da un paio di agenti invidiosi è reato, portarsi a letto le minorenni lo è solo per l'Opposizione, recitare la parte di un bonobo nella stagione degli amori davanti a chiunque abbia un telecomando ti rende fikissimo e ti fa vincere milioni di euro.

Ammetto che per un istante non ho afferrato e mi sono preso male.

Ieri il TG5 ha preso per il culo Saviano, o qualcosa di molto simile.
Nell'archivio della Mediaset il video è misteriosamente mancante ma, nell'ordine:
1)  Maroni intima a Saviano di ritrattare le dichiarazioni fatte a Vieni via con me secondo le quali la Lega sarebbe intrippata con la mafia al Nord – comprensibile, del resto, che i leghisti non vogliano averci niente a che fare, con i terroni.
2)  Giornalista: «Siccome a Vieni via con me amano fare degli elenchi, ne facciamo uno anche noi».
3)  Slideshow di ex-latitanti sulle note – guarda caso – di "Vieni via con me": una vera e propria parodia a suon di camorristi acciuffati «grazie al Governo Berluscono e al Ministro degli Interni Maroni.»
Così ci piace l'informazione: seria, libera e disinteressata.

Ammetto che per un istante non ho afferrato e mi sono preso male.

*Ah, qui lo dico e qui lo nego: quando tiro le cuoia voglio un plastico. Così, a cazzo, al posto della lapide.

settembre 1, 2009

giusto per fare il punto della situazione

Come conclusione, volevo solo mettere per iscritto un paio di cosette.

Per prima cosa ho sentito l’emozione penetrare nel mio cuore; ho visto la mia vita dolcemente violentata da un sentimento che non conoscevo.
Poi ho scorto la felicità irradiarmi della sua luce, riempire la mia esistenza.
Ho lottato con le unghie e con i denti per quella felicità, ho cercato di tenerla stretta. Sono arrivato perfino ad illudermi, per non perdere quello stato di elevazione: ho creduto in un dio fasullo, ho pregato in una lingua inesistente. Ho scommesso sul cavallo zoppo, credendo – dopotutto – di poter vincere: questo è l’atteggiamento dell’artista.

Infine ho perso.
Ho visto il mondo strapparmi via la felicità. Ho subito l’ipocrisia e la viltà; sono stato seviziato dall’ignavia e dalla paura. Sono rimasto incatenato ad assistere alla mia disfatta, ho atteso immobile percorrendo la mia caduta. Ho avvertito la mia anima dilaniarsi, ho udito la mia vita cadere in pezzi. Sono rimasto a giacere silenziosamente per ore, per giorni, per mesi.
Sono morto e ho deciso di rinascere.
Avevo scambiato le mie gambe per ali splendenti; ma quando queste mi sono state divorate dalla paura, ho dovuto reimparare a camminare.

Adesso, adesso devo ancora capire se sto camminando o se sto strisciando.
Eppure la differenza sembra così sottile a chi ha volato alto, tanto da scottarsi con il sole.

Non è finita, o forse sì.
Ma ho perso una battaglia: vincerò la guerra.
E se perderò anche quella, ne vincerò di certo un’altra.

luglio 15, 2009

e poi un film diventa un po’ come una medicina

Oggi esce Harry Potter.

   Ecco, forse ci saranno un sacco di film di cui si attende l’uscita, un sacco di libri che non si vede l’ora di leggere, ma Harry Potter lo aspetto sempre come un bambino.
   Da quando avevo nove anni e sono andato a vedere il primo film e sussultavo dicendo uh! quello è Sileeente! e poco dopo uh! quella è la McGraaanitt! a oggi, che fremo tutto e non vedo l’ora di vedere questo film – insomma, non è cambiato niente. Anche se è sono cresciuto, anche se la vita è andata avanti e ho capito che nella realtà non c’è spazio per la magia, anche se a dire la verità il terzo film mi ha un po’ deluso e anche gli ultimi due libri sono un po’ usciti dal seminato, anche se è cambiato tutto non è cambiato niente. Harry resta sempre Harry, con il suo mondo i suoi luoghi i suoi personaggi.
   Li ho amati, quei personaggi, mi ci sono affezionato, mi sono offeso, li ho perdonati, ho detto NO! ho detto vai! ho detto puah. Ci sono rimasto di merda per la morte di qualcuno, ci sono rimasto di merdissima con la carneficina del settimo libro, e ho urlato disperato quando è morta Bellatrixperché non doveva morire, insomma, suvvia.

   E adesso così, come se niente fosse, esce Harry Potter.
E la voglia è quella lì, di andare in mezzo alla strada con mantello e bacchetta e urlare ehi gente, che ci fate in casa, è uscito il sesto film! però siamo adulti e non si può fare.

   Essenzialmente è come dice Meredith di Grey’s Anatomy.

« Siamo adulti. Quando è successo? E come si torna indietro? »

giugno 15, 2009

non dire sacco finché non ce l’hai nel gatto

Il mondo è veramente una fossa di stronzi.

Sì, mi hanno fottuto il sacchetto del Blockbuster – non è che me ne esco con queste massime così a caso.

Però, in linea generale,  mi pare che le persone dovrebbero avere
un po’ più di onestà,
un po’ più di coerenza,
un po’ più di coraggio,
un po’ più di tutto.

Semplicemente a me pare che la gente non voglia proprio saperne della libertà
e di pensare con la propria fucking testa.