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dicembre 22, 2012

GENTE A CASO, COSE A CASO, FROCI A CASO, PERÒ FAVOLOSI

Bene, siamo tutti vivi – chi più, chi meno. L’abbiamo scampata bella, eh? Meno male che il mondo non è finito: tutto sommato mi sarebbe spiaciuto lasciare Andreotti qui, solo soletto, in mezzo al nulla cosmico. Perché comunque lui era l’unico che non aveva nulla da temere, anzi, comincio a sospettare che sia stato proprio lui a dire ‘sta fregnaccia ai Maya. Così, per fare uno scherzo a Pannella. E adesso che il peggio è stato scongiurato – sì, ce l’abbiamo fatta a pagare quella dannata IMU – posso tornare a sputare merda in tutta calma.

Ora, io non ho nessuna intenzione di entrare nel merito di quanto afferma il Sommo pontefice riguardo i matrimoni omosessuali; prima di tutto perché, a differenza sua, mi piace cagare nel cesso di casa mia e non in quello degli altri – che poi capisco anche come con tutto quell’oro abbia paura di sporcare. In secondo luogo perché controbattere a un’opinione partorita dall’ignoranza è un po’ come essere Don Chisciotte e arrivare al boss di fine livello con pochissimi punti salute. Infine, perché mi sento estremamente a disagio a parlare di matrimoni omosessuali. È un po’ come parlare di vacanze omosessuali, alloggi omosessuali, lavori omosessuali – come se gli omosessuali avessero un modo tutto loro di fare le cose. Come se dovunque andassero fossero inseguiti da un caravanserraglio di lustrini e pailettes, come se dalla torta nuziale dovesse saltar fuori necessariamente un modello in perizoma, come se a ufficiare la cerimonia dovesse essere per forza Vladimir Luxuria, come se le damigelle d’onore dovessero sempre chiamarsi Jessica o Samantha e indossare Dolce&Gabbana da cocktail rosa confetto, e non fossimo neanche troppo sicuri del loro essere damigelle.

Ok, ho scelto gli esempi sbagliati.

Ad ogni modo. Parlare di matrimoni omosessuali, come se – a parte l’esplosione di piume colorate e la musica imbarazzante – si trattasse di qualcosa di concettualmente diverso dal matrimonio eterosessuale, è una di quelle cose che più ci penso più mi danno i brividi. Perché io ci provo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ci provo davvero ad immaginarmi una cerimonia nuziale vista attraverso i loro occhi, e…

Vuoi tu Pene prendere come tua legittima sposa la qui presente Vagina, per amarla, onorarla e ingravidarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché amante non vi separi?

Lo voglio.

Può venire nella sposa!

Ecco. Qualcosa del genere.

Come se a sposarsi non fossero due persone ma due organi sessuali. Come se essere uomo ed essere donna venisse prima di essere persone – mandando a puttane secoli di diritti umani, essenzialmente. Come se le donne fossero considerate alla stregua di forni e gli uomini alla stregua di pale cariche di impasto da rilasciare nei suddetti forni. Peggio! Come se la donna fosse meno importante dell’uomo, e come se le nozze avessero esclusivamente una finalità riproduttiva!

Devo smetterla di fare esempi del cazzo.

Insomma, mi dà come l’impressione che più si parla di matrimoni omosessuali più si rafforza il pregiudizio che esistano due tipi di matrimoni. E, soprattutto, che uno di questi sia più fico dell’altro. Come se qualcuno di molto più vecchio e saggio di noi, anzi! – chessò – presente dall’alba dei tempi e praticamente onnisciente, qualcuno che senza ombra di dubbio sapesse discernere il giusto dallo sbagliato, avesse inventato il matrimonio e vi avesse posto dei limiti ben precisi e li avesse messi nero su bianco in un grosso librone.

Qualcuno di realmente esistito, intendo.

(In realtà il mio pensiero va a Terracini, Saragat e soci, i quali nella nostra Costituzione parlarono elegantemente di coniugi, invece che di marito-e-moglie, di uomo-e-donna, di uccello-e-baggiana. Qualche attivista dell’arcigay potrebbe dire che sono stati lungimiranti; io mi limito a pensare che nel ’48 avessero tutti altri problemi e che se ne battessero la fonchia di stabilire chi potesse o non potesse sposarsi, soprattutto dopo quella gran bella idea delle leggi razziali.)

E a tal proposito, parlare di matrimoni omosessuali mi ricorda tanto la vecchia dicitura “matrimoni misti”. Certo, il problema è ben diverso – prima erano troppo eterogenei, adesso evidentemente lo sono troppo poco – ma l’ideologia che sta alla base di tutte queste distinzioni è sempre la stessa, e risponde al nome di cagacazzismo speculativo.


Facciamo un breve sunto di quello che ha capito Benedetto XVI: i progetti di legge a favore dei matrimoni omosessuali costituirebbero una «rivoluzione antropologica» basata sull’«ideologia del gender» , attraverso la quale l’uomo «nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela». (fonte) Ecco, quando la gente parla di cose che non conosce si ha sempre un effetto grottesco. Ma quando lo fa un filosofo-teologo del calibro del papa ricorda più che altro un liceale disperato alle prese con un’interrogazione sulla Critica della ragion pura di Kant. Fidatevi, ci sono passato. Parole messe lì un po’ ad canis minchiam, a metà tra lo spocchioso latinorum di don Abbondio e uno sbrodolamento di berlusconiana memoria.

Perché io più che altro mi sono soffermato un attimo sul concetto di gender – messo dentro non so bene se sulla scia del twittering pope o se fortunato estratto dal sacchetto dello Scarabeo – e mi sono domandato che cosa c’entrasse. Ed ecco, la mia prima reazione è stata questa:

Poi ci ho provato di nuovo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ad immaginarmi una cerimonia nuziale tra due uomini vista attraverso gli occhi del papa, e…

Due peni, non rosa carne ma rosa confetto – in tinta gli abiti da cocktail delle damigelle, si sa che i gay ci tengono ai dettagli –, uno in giacca e cravatta e l’altro vestito di bianco, con tanto di strascico e velo.

Devo smetterla di immaginare le cose attraverso gli occhi degli altri.

Chiariamolo una volta per tutte: si parla di matrimonio omosessuale in quanto riguarda due persone dello stesso fottuto sesso. Se uno dei due avesse cambiato gender non solo non sarebbe omosessuale bensì transgender, ma si tratterebbe – ironia della sorte! – di un matrimonio eterosessuale.

EPIC FAIL.

Mi piacerebbe dire che il papa può dire quello che vuole, ma non è proprio così. L’avesse detto la sciura Maria, sarebbe stato diverso; l’avesse detto Gentilini, ci avrei scritto un post al vetriolo e l’avrei chiusa lì; l’avesse detto Berlusconi, probabilmente sarebbe stata la volta buona che una settimana dopo avesse dato l’ok a matrimoni, adozioni e gay pride a Montecitorio; l’avesse detto Bossi, non si sarebbe capita una mazza. (Ok, questa era scontata.)

Ma siccome l’ha detto un bell’omett che è alla guida di svariati milioni di persone, ci si potrebbe aspettare che quantomeno si prendesse la briga di soppesare le parole e di farne buon uso. Se poi fosse così gentile da farsi una ramazza di affari suoi e di non petulare sugli altrui sentimenti alla maniera di Barbara D’Urso, o magari perfino di rispettare i Patti Lateranensi – o la volontà di Gesù Cristo, per dire – e non infilare le sue dita inanellate nelle questioni laiche dello Stato, sarebbe un piccolo passo per l’uomo, ma una gran ragade in meno per l’umanità. (Certo, da noi la colpa non è solo del Pontefice; è anche e soprattutto dei vari Governi e governucoli italiani che da sempre amano farsi proprio fistare a dovere, dal potere spirituale.)

Per esempio avrebbe potuto spendere una parola di rammarico per il tredicenne ennesima vittima di bullismo omofobico (fonte), e lasciarci tutti a bocca aperta – soprattutto i gay, anche se vabbè, per loro ogni scusa è buona. (Sì, anche questa era scontata. Vale la par condicio.)

Oppure avrebbe potuto, settimana scorsa, evitare di lasciarci tutti a bocca aperta con quella dichiarazione sul matrimonio omosessuale come «grave minaccia per la pace» (fonte) – un livello di randomness raggiunto finora soltanto da Luca Giurato e dai film della Asylum. Voglio dire: seriamente? La pace? Proprio lui dovrebbe avere l’accortezza di evitare di puntare il dito – risparmiando un sacco di ATP, con quel che peseranno tutti quei monili – contro chicchessia, visti i contributi assai poco paciofondai che la religione – e la Chiesa Cattolica in primis – è riuscita ad apportare alla storia del mondo.

(Nell’ordine, giusto per non fare torto a nessuno: la guerra di Canaan «nel nome del Signore», le vittorie di Costantino «nel nome del Signore», le goffe apologie di Sant’Agostino «nel nome del Signore», i meriti attribuiti agli eccidi di Carlo Magno «nel nome del Signore», le celeberrime crociate «nel nome del Signore», lo sterminio degli Albigesi «nel nome del Signore» e le altre innumerabili lotte interne a eretici e scismatici, sempre «nel nome del Signore»; il curioso concetto di moralità di San Tommaso che – anticipando elegantemente L’Istruttoria di Peter Weiss – giustifica i soldati che agiscono in virtù di un ordine, meglio ancora se «nel nome del Signore»; la guerra contro i Veneziani capeggiata da papa Giulio II «nel nome del Signore», il genocidio degli indigeni americani «nel nome del Signore», le nuove lotte interne conseguenti al Luteranesimo «nel nome del Signore» e poi le Seicentesche guerre transeuropee, giustificate da ogni Chiesa «nel nome del Signore», per arrivare infine alla connivenza del clero delle varie nazioni durante la prima guerra mondiale, ovviamente «nel nome del Signore», nonostante proprio Benedetto XV esortasse – più o meno con gli stessi risultati delle profezie di Cassandra – a porre fine al conflitto. fonte)

Ma adesso non stiamo qui a ciurlare nel manico e dimentichiamoci il passato: aborto, eutanasia e soprattutto matrimoni gay – ecco i veri nemici della pace nel terzo millennio! E intanto Ahmadinejad si gratta lo scroto, l’industria bellica statunitense gioca a gonfiare i palloncini col culo e l’aviazione israeliana si dà al giardinaggio sui detriti di Gaza.

Che poi, a pensarci bene, se applicati nei giusti contesti, aborto, eutanasia e matrimoni gay potrebbero diventare i migliori alleati della pace nel mondo! Dico sul serio: pensate se i genitori di Hitler si fossero chiamati, che ne so, Gustav e Gianclaudio – e se la loro madre in affitto avesse deciso di abortire; o se Mengele gli avesse erroneamente provocato un’eutanasia invece che fargli una flebo di somatotropina. Insomma, la combo dei tre è praticamente la nuova frontiera della contraccezione.

Ecco perché stanno tanto sul culo al papa.
Ora tutto mi è più chiaro.

Ad ogni modo, non è questo il punto.

Perché sai che c’è? Almeno Ratzinger lo dice chiaramente. Tutto sommato un omofobo lo conosci e lo eviti, come l’amanita muscaria. Il problema sono quei funghetti carini e coccolosi che somigliano tanti ai porcini, sicché credi siano commestibili e magari neanche ti preoccupi di cucinarli tanto bene. E la beffa è che anche loro sono fermamente convinti di essere buonissimi e di non saperne niente della tua gastroenterite. L’altro giorno ascoltavo Madre parlare, e a un certo punto mi sono risvegliato dalla modalità risparmio energetico e ho deciso di stilare una sorta di résumé il più stringato possibile di quali siano le sue convinzioni sulla tematica. Perché c’era qualcosa che mi puzzava, in quel brusio di sottofondo – e no, questa volta non era la cucina che stava andando a fuoco.

Per me l’importante è che sei felice tu, ti preferisco felice con un ragazzo che infelice con una ragazza. Però ecco, non parlarmi mai di cose intime con ragazzi. E non voglio effusioni in casa. E neanche fuori casa, non è rispettoso degli altri. E non vi imboscate in macchina, è pericoloso. E non mi va che stai a casa sua se non ci sono i suoi. E comunque sono contrario al matrimonio gay e, soprattutto, all’adozione, quindi se mai vorrai un bambino con il tuo compagno non me lo venire a dire.

Però ecco.

Vedete, sono i però a fregarci. Sempre. Perché con un però si può dire tutto e il contrario di tutto, è come il sale che si mette nei dolci o lo zucchero nella salsa di pomodoro. Però è l’abito da sera su quella cessazza della vicina. Però è il bianco che si veste di nero, la Destra che va a Sinistra, la Sinistra che si guarda allo specchio. Però è il sì che diventa no. Però è il «mi cambio sempre le mutande, giuro, però oggi non ho avuto tempo». Però è il «ti amo, però ti lascio per tuo fratello».

Però è «sei un gran lavoratore, serio, disponibile, capace – però sei licenziato». Però è quel fungo stronzetto e paraculo che fa male a chi lo ascolta e a chi lo dice, perché però è un ampio sgabuzzino dove possiamo sbattere tutte le cose brutte appena prima che arrivino gli ospiti; e più va avanti la serata più ci dimentichiamo delle cose brutte nello sgabuzzino, e piano piano ci convinciamo che davvero la nostra casa è pulita e ordinata come in uno spot della Viakal.

Però è quello che dice io-non-sono-razzista, égalité, fraternité! – e poi, al supermercato, si sposta dal ragazzo di colore.

Però è io non ho niente contro i gay, però non mi chino a raccogliere la saponetta.

Però è io sono cattolico, però non vado a messa.
E mi stanno sul cazzo i negri e i froci. (Così, per gradire.)

Però è sticazzi, ecco cos’è.