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maggio 23, 2015

PERCHÉ IL REFERENDUM IN IRLANDA NON È STATO UNA BUONA IDEA

A un certo punto ti rendi conto che tutti sono in hype per il referendum in Irlanda e tu invece hai una strana sensazione, come quando non ti ricordi se hai lasciato il gas acceso, come quando non capisci se il salotto odora di fritto o è il cane che comincia a fermentare, come quando incolli un’immagine in una chat di Facebook e per un burrascoso secondo ti fulmina il dubbio che si tratti di quel selfie dal basso fatto per controllare la situa dei peli nel naso.

Hai una strana sensazione e ti chiedi come mai: sarà omofobia interiorizzata? Sarà voglia di fare l’hipster radical-chic? Sarà invidia per i gay irlandesi che già avevano la Guinness e adesso possono pure sposarsi? Sarà che, per qualche ragione, qualcosa non ti torna nel paragonare i diritti civili alla privatizzazione dell’acqua?

Insomma, per farla breve, sono tanto felice per il risultato del referendum – vale a dire, un nuovo esercito di Mr Walsh e Mrs O’Sullivan pronti a ridecorare i quartier-generali dell’IRA, rapire il royal baby e indottrinarlo con l’ideologia del gender.

Ahimé, #stereotipi.

Quel che mi turba è il senso di ciò che è successo, il significato che inevitabilmente va ad affiancarsi all’idea (implicita, ma non troppo) che i diritti umani possano essere stabiliti dalla maggioranza – il fatto che tutta la campagna di propaganda per il non ha potuto fare a meno di suonarmi tanto come un “Ehi, ehi, gente etero, guardate come siamo carini! Non diamo fastidio. Facciamo un sacco pena. Per favore, votateci.” Come se si trattasse di un gioco a premi, di un televoto, di una gentile concessione à la Statuto Albertino.

E nel cercare di mettere insieme le idee per scrivere un articolo su questo argomento, mi sono accorto che il Guardian l’aveva già fatto meglio di quanto io potrei fare in sette vite. Allora forse è il caso di tacere e lasciar parlare chi ne sa a pacchi. L’unica cosa che ho potuto fare è stata tradurre l’articolo per i lettori italiani, annuendo sempre più convinto ad ogni paragrafo.

DUBLINO, IRLANDA – 22 MAGGIO: Una donna passa davanti a un murales promotore del “Sì” al referendum per il matrimonio tra persone dello stesso sesso il 22 maggio 2015 a Dublino, Irlanda. Il referendum ha avuto luogo 22 anni dopo la decriminalizzazione dell’omosessualità in Irlanda, con oltre 3,2 milioni di persone cui è stato chiesto se vogliono modificare la costituzione del Paese per consentire di sposarsi alle coppie omosessuali. (Photo by Charles McQuillan/Getty Images)


Il referendum non è la scelta migliore quando si tratta di diritti delle minoranze

Saeed Kamali Dehghan

Traduzione di Stefano Verza

Nell’era della democrazia i referendum godono di grande attrattiva popolare. Possono sembrare il modo migliore per cambiare una linea politica, modificare pratiche discriminatorie e addirittura determinare il destino di una nazione. Sta alle persone decidere, sostengono i politici.

Ma la verità è che non sono sempre il modo giusto di gestire la situazione, soprattutto quando si tratta di diritti omosessuali o, in generale, di qualsiasi tematica relativa alle minoranze.

Il referendum di venerdì scorso per il matrimonio omosessuale in Irlanda ha catturato l’attenzione di tutto il mondo. Se vincerà il Sì, l’Irlanda sarà il primo Paese a riconoscere formalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso tramite voto popolare.

A prescindere dal risultato, tuttavia, si tratta di una pratica pericolosa in quanto pone un precedente per altre nazioni nelle quali l’opinione pubblica potrebbe non essere così illuminata o tollerante.

L’idea che la maggioranza possa legittimare i diritti di una minoranza è sostanzialmente fallace. Per usare le parole di Ayn Rand, scrittore russo-americano, “i diritti individuali non sono soggetti al pubblico voto; una maggioranza non ha nessun diritto di votare contro i diritti di una minoranza; la funzione politica dei diritti è proprio quella di proteggere le minoranze dall’oppressione delle maggioranze.”

Ci sono moltissimi esempi di come il voto popolare su questioni relative alle minoranze potrebbe avere un impatto catastrofico sulla società. Il caso più evidente è la storia del matrimonio tra bianchi e non-bianchi negli Stati Uniti.

Sono stati i giudici a revocare le leggi discriminatorie in diversi stati americani, molto prima che gli americani stessi approvassero tali unioni. Se fosse stato chiesto alla maggioranza, bianchi e neri avrebbero potuto sposarsi solo qualche decennio più tardi. Nel 1967, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti giudicò incostituzionali le leggi che vietavano i matrimoni misti, il popolo americano non sarebbe stato pronto a prendere la stessa decisione.

“Se crescevi negli anni ’60 o ’70 potevi conoscere adulti che dicevano cose come ‘Sono del tutto favorevole ai diritti civili. Ma il matrimonio tra negri e bianchi? Non so.’ Probabilmente saresti rimasto perplesso, ma era proprio così”, scriveva Margaret Talbot in un articolo del 2012 sulla rivista New Yorker.

E continua: “Nel 1967, durante il caso ‘Loving vs Virginia’, la Corte Suprema revocò le leggi anti-matrimoni misti della Virginia. L’anno successivo, il 72% degli americani ancora disapprovava le unioni tra bianchi e non-bianchi, mentre solo il 20% era a favore.” In effetti, è stato solo nel 2000 che lo stato dell’Alabama ha legalizzato ufficialmente i matrimoni misti.

La maggioranza è, per natura, resistente all’influenza della minoranza. Se non fosse per le severe leggi che proteggono le minoranze nel Regno Unito, ad esempio, cosa garantirebbe il diritto delle studentesse musulmane di indossare un hijab a scuola? La maggioranza, probabilmente, non lo accetterebbe mai. In Iran, dove gli ebrei sono una minoranza, gli studenti ebrei sarebbero costretti ad andare a scuola il sabato – che per loro è una festa religiosa – se non fosse intervenuto lo stato.

Molti Paesi pongono il loro interesse nei risultati del referendum irlandese. Ci sono nazioni che vorrebbero fare la stessa cosa. Ma se gli europei possono essere pronti ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, che dire dei popoli del Medio Oriente o dell’Africa? Sarebbe pericoloso incoraggiarli a recarsi alle urne per temi di questo tipo.

L’Irlanda potrà anche votare Sì al referendum, come suggeriscono i sondaggi. Ma per quanto questo possa sembrare emozionante per i sostenitori dei diritti LGBT, il risultato del referendum sarà indicativo solo di ciò che pensa la gente. Qullo che non può fare è legittimare o delegittimare il diritto degli omosessuali di sposarsi.

Come dice Rachel Maddow, la presentatrice di MSNBC [canale televisivo statunitense edito da Microsoft e NBC Universal, NdT]: “Quando si parla di diritti, il fatto è questo – non dovrebbero proprio essere votati. Per questo si chiamano diritti.”

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