maggio 23, 2015

PERCHÉ IL REFERENDUM IN IRLANDA NON È STATO UNA BUONA IDEA

A un certo punto ti rendi conto che tutti sono in hype per il referendum in Irlanda e tu invece hai una strana sensazione, come quando non ti ricordi se hai lasciato il gas acceso, come quando non capisci se il salotto odora di fritto o è il cane che comincia a fermentare, come quando incolli un’immagine in una chat di Facebook e per un burrascoso secondo ti fulmina il dubbio che si tratti di quel selfie dal basso fatto per controllare la situa dei peli nel naso.

Hai una strana sensazione e ti chiedi come mai: sarà omofobia interiorizzata? Sarà voglia di fare l’hipster radical-chic? Sarà invidia per i gay irlandesi che già avevano la Guinness e adesso possono pure sposarsi? Sarà che, per qualche ragione, qualcosa non ti torna nel paragonare i diritti civili alla privatizzazione dell’acqua?

Insomma, per farla breve, sono tanto felice per il risultato del referendum – vale a dire, un nuovo esercito di Mr Walsh e Mrs O’Sullivan pronti a ridecorare i quartier-generali dell’IRA, rapire il royal baby e indottrinarlo con l’ideologia del gender.

Ahimé, #stereotipi.

Quel che mi turba è il senso di ciò che è successo, il significato che inevitabilmente va ad affiancarsi all’idea (implicita, ma non troppo) che i diritti umani possano essere stabiliti dalla maggioranza – il fatto che tutta la campagna di propaganda per il non ha potuto fare a meno di suonarmi tanto come un “Ehi, ehi, gente etero, guardate come siamo carini! Non diamo fastidio. Facciamo un sacco pena. Per favore, votateci.” Come se si trattasse di un gioco a premi, di un televoto, di una gentile concessione à la Statuto Albertino.

E nel cercare di mettere insieme le idee per scrivere un articolo su questo argomento, mi sono accorto che il Guardian l’aveva già fatto meglio di quanto io potrei fare in sette vite. Allora forse è il caso di tacere e lasciar parlare chi ne sa a pacchi. L’unica cosa che ho potuto fare è stata tradurre l’articolo per i lettori italiani, annuendo sempre più convinto ad ogni paragrafo.

DUBLINO, IRLANDA – 22 MAGGIO: Una donna passa davanti a un murales promotore del “Sì” al referendum per il matrimonio tra persone dello stesso sesso il 22 maggio 2015 a Dublino, Irlanda. Il referendum ha avuto luogo 22 anni dopo la decriminalizzazione dell’omosessualità in Irlanda, con oltre 3,2 milioni di persone cui è stato chiesto se vogliono modificare la costituzione del Paese per consentire di sposarsi alle coppie omosessuali. (Photo by Charles McQuillan/Getty Images)


Il referendum non è la scelta migliore quando si tratta di diritti delle minoranze

Saeed Kamali Dehghan

Traduzione di Stefano Verza

Nell’era della democrazia i referendum godono di grande attrattiva popolare. Possono sembrare il modo migliore per cambiare una linea politica, modificare pratiche discriminatorie e addirittura determinare il destino di una nazione. Sta alle persone decidere, sostengono i politici.

Ma la verità è che non sono sempre il modo giusto di gestire la situazione, soprattutto quando si tratta di diritti omosessuali o, in generale, di qualsiasi tematica relativa alle minoranze.

Il referendum di venerdì scorso per il matrimonio omosessuale in Irlanda ha catturato l’attenzione di tutto il mondo. Se vincerà il Sì, l’Irlanda sarà il primo Paese a riconoscere formalmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso tramite voto popolare.

A prescindere dal risultato, tuttavia, si tratta di una pratica pericolosa in quanto pone un precedente per altre nazioni nelle quali l’opinione pubblica potrebbe non essere così illuminata o tollerante.

L’idea che la maggioranza possa legittimare i diritti di una minoranza è sostanzialmente fallace. Per usare le parole di Ayn Rand, scrittore russo-americano, “i diritti individuali non sono soggetti al pubblico voto; una maggioranza non ha nessun diritto di votare contro i diritti di una minoranza; la funzione politica dei diritti è proprio quella di proteggere le minoranze dall’oppressione delle maggioranze.”

Ci sono moltissimi esempi di come il voto popolare su questioni relative alle minoranze potrebbe avere un impatto catastrofico sulla società. Il caso più evidente è la storia del matrimonio tra bianchi e non-bianchi negli Stati Uniti.

Sono stati i giudici a revocare le leggi discriminatorie in diversi stati americani, molto prima che gli americani stessi approvassero tali unioni. Se fosse stato chiesto alla maggioranza, bianchi e neri avrebbero potuto sposarsi solo qualche decennio più tardi. Nel 1967, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti giudicò incostituzionali le leggi che vietavano i matrimoni misti, il popolo americano non sarebbe stato pronto a prendere la stessa decisione.

“Se crescevi negli anni ’60 o ’70 potevi conoscere adulti che dicevano cose come ‘Sono del tutto favorevole ai diritti civili. Ma il matrimonio tra negri e bianchi? Non so.’ Probabilmente saresti rimasto perplesso, ma era proprio così”, scriveva Margaret Talbot in un articolo del 2012 sulla rivista New Yorker.

E continua: “Nel 1967, durante il caso ‘Loving vs Virginia’, la Corte Suprema revocò le leggi anti-matrimoni misti della Virginia. L’anno successivo, il 72% degli americani ancora disapprovava le unioni tra bianchi e non-bianchi, mentre solo il 20% era a favore.” In effetti, è stato solo nel 2000 che lo stato dell’Alabama ha legalizzato ufficialmente i matrimoni misti.

La maggioranza è, per natura, resistente all’influenza della minoranza. Se non fosse per le severe leggi che proteggono le minoranze nel Regno Unito, ad esempio, cosa garantirebbe il diritto delle studentesse musulmane di indossare un hijab a scuola? La maggioranza, probabilmente, non lo accetterebbe mai. In Iran, dove gli ebrei sono una minoranza, gli studenti ebrei sarebbero costretti ad andare a scuola il sabato – che per loro è una festa religiosa – se non fosse intervenuto lo stato.

Molti Paesi pongono il loro interesse nei risultati del referendum irlandese. Ci sono nazioni che vorrebbero fare la stessa cosa. Ma se gli europei possono essere pronti ad approvare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, che dire dei popoli del Medio Oriente o dell’Africa? Sarebbe pericoloso incoraggiarli a recarsi alle urne per temi di questo tipo.

L’Irlanda potrà anche votare Sì al referendum, come suggeriscono i sondaggi. Ma per quanto questo possa sembrare emozionante per i sostenitori dei diritti LGBT, il risultato del referendum sarà indicativo solo di ciò che pensa la gente. Qullo che non può fare è legittimare o delegittimare il diritto degli omosessuali di sposarsi.

Come dice Rachel Maddow, la presentatrice di MSNBC [canale televisivo statunitense edito da Microsoft e NBC Universal, NdT]: “Quando si parla di diritti, il fatto è questo – non dovrebbero proprio essere votati. Per questo si chiamano diritti.”

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dicembre 22, 2012

GENTE A CASO, COSE A CASO, FROCI A CASO, PERÒ FAVOLOSI

Bene, siamo tutti vivi – chi più, chi meno. L’abbiamo scampata bella, eh? Meno male che il mondo non è finito: tutto sommato mi sarebbe spiaciuto lasciare Andreotti qui, solo soletto, in mezzo al nulla cosmico. Perché comunque lui era l’unico che non aveva nulla da temere, anzi, comincio a sospettare che sia stato proprio lui a dire ‘sta fregnaccia ai Maya. Così, per fare uno scherzo a Pannella. E adesso che il peggio è stato scongiurato – sì, ce l’abbiamo fatta a pagare quella dannata IMU – posso tornare a sputare merda in tutta calma.

Ora, io non ho nessuna intenzione di entrare nel merito di quanto afferma il Sommo pontefice riguardo i matrimoni omosessuali; prima di tutto perché, a differenza sua, mi piace cagare nel cesso di casa mia e non in quello degli altri – che poi capisco anche come con tutto quell’oro abbia paura di sporcare. In secondo luogo perché controbattere a un’opinione partorita dall’ignoranza è un po’ come essere Don Chisciotte e arrivare al boss di fine livello con pochissimi punti salute. Infine, perché mi sento estremamente a disagio a parlare di matrimoni omosessuali. È un po’ come parlare di vacanze omosessuali, alloggi omosessuali, lavori omosessuali – come se gli omosessuali avessero un modo tutto loro di fare le cose. Come se dovunque andassero fossero inseguiti da un caravanserraglio di lustrini e pailettes, come se dalla torta nuziale dovesse saltar fuori necessariamente un modello in perizoma, come se a ufficiare la cerimonia dovesse essere per forza Vladimir Luxuria, come se le damigelle d’onore dovessero sempre chiamarsi Jessica o Samantha e indossare Dolce&Gabbana da cocktail rosa confetto, e non fossimo neanche troppo sicuri del loro essere damigelle.

Ok, ho scelto gli esempi sbagliati.

Ad ogni modo. Parlare di matrimoni omosessuali, come se – a parte l’esplosione di piume colorate e la musica imbarazzante – si trattasse di qualcosa di concettualmente diverso dal matrimonio eterosessuale, è una di quelle cose che più ci penso più mi danno i brividi. Perché io ci provo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ci provo davvero ad immaginarmi una cerimonia nuziale vista attraverso i loro occhi, e…

Vuoi tu Pene prendere come tua legittima sposa la qui presente Vagina, per amarla, onorarla e ingravidarla, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché amante non vi separi?

Lo voglio.

Può venire nella sposa!

Ecco. Qualcosa del genere.

Come se a sposarsi non fossero due persone ma due organi sessuali. Come se essere uomo ed essere donna venisse prima di essere persone – mandando a puttane secoli di diritti umani, essenzialmente. Come se le donne fossero considerate alla stregua di forni e gli uomini alla stregua di pale cariche di impasto da rilasciare nei suddetti forni. Peggio! Come se la donna fosse meno importante dell’uomo, e come se le nozze avessero esclusivamente una finalità riproduttiva!

Devo smetterla di fare esempi del cazzo.

Insomma, mi dà come l’impressione che più si parla di matrimoni omosessuali più si rafforza il pregiudizio che esistano due tipi di matrimoni. E, soprattutto, che uno di questi sia più fico dell’altro. Come se qualcuno di molto più vecchio e saggio di noi, anzi! – chessò – presente dall’alba dei tempi e praticamente onnisciente, qualcuno che senza ombra di dubbio sapesse discernere il giusto dallo sbagliato, avesse inventato il matrimonio e vi avesse posto dei limiti ben precisi e li avesse messi nero su bianco in un grosso librone.

Qualcuno di realmente esistito, intendo.

(In realtà il mio pensiero va a Terracini, Saragat e soci, i quali nella nostra Costituzione parlarono elegantemente di coniugi, invece che di marito-e-moglie, di uomo-e-donna, di uccello-e-baggiana. Qualche attivista dell’arcigay potrebbe dire che sono stati lungimiranti; io mi limito a pensare che nel ’48 avessero tutti altri problemi e che se ne battessero la fonchia di stabilire chi potesse o non potesse sposarsi, soprattutto dopo quella gran bella idea delle leggi razziali.)

E a tal proposito, parlare di matrimoni omosessuali mi ricorda tanto la vecchia dicitura “matrimoni misti”. Certo, il problema è ben diverso – prima erano troppo eterogenei, adesso evidentemente lo sono troppo poco – ma l’ideologia che sta alla base di tutte queste distinzioni è sempre la stessa, e risponde al nome di cagacazzismo speculativo.


Facciamo un breve sunto di quello che ha capito Benedetto XVI: i progetti di legge a favore dei matrimoni omosessuali costituirebbero una «rivoluzione antropologica» basata sull’«ideologia del gender» , attraverso la quale l’uomo «nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela». (fonte) Ecco, quando la gente parla di cose che non conosce si ha sempre un effetto grottesco. Ma quando lo fa un filosofo-teologo del calibro del papa ricorda più che altro un liceale disperato alle prese con un’interrogazione sulla Critica della ragion pura di Kant. Fidatevi, ci sono passato. Parole messe lì un po’ ad canis minchiam, a metà tra lo spocchioso latinorum di don Abbondio e uno sbrodolamento di berlusconiana memoria.

Perché io più che altro mi sono soffermato un attimo sul concetto di gender – messo dentro non so bene se sulla scia del twittering pope o se fortunato estratto dal sacchetto dello Scarabeo – e mi sono domandato che cosa c’entrasse. Ed ecco, la mia prima reazione è stata questa:

Poi ci ho provato di nuovo, ad essere nella testa di quelli che NO!-il-matrimonio-è-solo-tra-uomo-e-donna, ad immaginarmi una cerimonia nuziale tra due uomini vista attraverso gli occhi del papa, e…

Due peni, non rosa carne ma rosa confetto – in tinta gli abiti da cocktail delle damigelle, si sa che i gay ci tengono ai dettagli –, uno in giacca e cravatta e l’altro vestito di bianco, con tanto di strascico e velo.

Devo smetterla di immaginare le cose attraverso gli occhi degli altri.

Chiariamolo una volta per tutte: si parla di matrimonio omosessuale in quanto riguarda due persone dello stesso fottuto sesso. Se uno dei due avesse cambiato gender non solo non sarebbe omosessuale bensì transgender, ma si tratterebbe – ironia della sorte! – di un matrimonio eterosessuale.

EPIC FAIL.

Mi piacerebbe dire che il papa può dire quello che vuole, ma non è proprio così. L’avesse detto la sciura Maria, sarebbe stato diverso; l’avesse detto Gentilini, ci avrei scritto un post al vetriolo e l’avrei chiusa lì; l’avesse detto Berlusconi, probabilmente sarebbe stata la volta buona che una settimana dopo avesse dato l’ok a matrimoni, adozioni e gay pride a Montecitorio; l’avesse detto Bossi, non si sarebbe capita una mazza. (Ok, questa era scontata.)

Ma siccome l’ha detto un bell’omett che è alla guida di svariati milioni di persone, ci si potrebbe aspettare che quantomeno si prendesse la briga di soppesare le parole e di farne buon uso. Se poi fosse così gentile da farsi una ramazza di affari suoi e di non petulare sugli altrui sentimenti alla maniera di Barbara D’Urso, o magari perfino di rispettare i Patti Lateranensi – o la volontà di Gesù Cristo, per dire – e non infilare le sue dita inanellate nelle questioni laiche dello Stato, sarebbe un piccolo passo per l’uomo, ma una gran ragade in meno per l’umanità. (Certo, da noi la colpa non è solo del Pontefice; è anche e soprattutto dei vari Governi e governucoli italiani che da sempre amano farsi proprio fistare a dovere, dal potere spirituale.)

Per esempio avrebbe potuto spendere una parola di rammarico per il tredicenne ennesima vittima di bullismo omofobico (fonte), e lasciarci tutti a bocca aperta – soprattutto i gay, anche se vabbè, per loro ogni scusa è buona. (Sì, anche questa era scontata. Vale la par condicio.)

Oppure avrebbe potuto, settimana scorsa, evitare di lasciarci tutti a bocca aperta con quella dichiarazione sul matrimonio omosessuale come «grave minaccia per la pace» (fonte) – un livello di randomness raggiunto finora soltanto da Luca Giurato e dai film della Asylum. Voglio dire: seriamente? La pace? Proprio lui dovrebbe avere l’accortezza di evitare di puntare il dito – risparmiando un sacco di ATP, con quel che peseranno tutti quei monili – contro chicchessia, visti i contributi assai poco paciofondai che la religione – e la Chiesa Cattolica in primis – è riuscita ad apportare alla storia del mondo.

(Nell’ordine, giusto per non fare torto a nessuno: la guerra di Canaan «nel nome del Signore», le vittorie di Costantino «nel nome del Signore», le goffe apologie di Sant’Agostino «nel nome del Signore», i meriti attribuiti agli eccidi di Carlo Magno «nel nome del Signore», le celeberrime crociate «nel nome del Signore», lo sterminio degli Albigesi «nel nome del Signore» e le altre innumerabili lotte interne a eretici e scismatici, sempre «nel nome del Signore»; il curioso concetto di moralità di San Tommaso che – anticipando elegantemente L’Istruttoria di Peter Weiss – giustifica i soldati che agiscono in virtù di un ordine, meglio ancora se «nel nome del Signore»; la guerra contro i Veneziani capeggiata da papa Giulio II «nel nome del Signore», il genocidio degli indigeni americani «nel nome del Signore», le nuove lotte interne conseguenti al Luteranesimo «nel nome del Signore» e poi le Seicentesche guerre transeuropee, giustificate da ogni Chiesa «nel nome del Signore», per arrivare infine alla connivenza del clero delle varie nazioni durante la prima guerra mondiale, ovviamente «nel nome del Signore», nonostante proprio Benedetto XV esortasse – più o meno con gli stessi risultati delle profezie di Cassandra – a porre fine al conflitto. fonte)

Ma adesso non stiamo qui a ciurlare nel manico e dimentichiamoci il passato: aborto, eutanasia e soprattutto matrimoni gay – ecco i veri nemici della pace nel terzo millennio! E intanto Ahmadinejad si gratta lo scroto, l’industria bellica statunitense gioca a gonfiare i palloncini col culo e l’aviazione israeliana si dà al giardinaggio sui detriti di Gaza.

Che poi, a pensarci bene, se applicati nei giusti contesti, aborto, eutanasia e matrimoni gay potrebbero diventare i migliori alleati della pace nel mondo! Dico sul serio: pensate se i genitori di Hitler si fossero chiamati, che ne so, Gustav e Gianclaudio – e se la loro madre in affitto avesse deciso di abortire; o se Mengele gli avesse erroneamente provocato un’eutanasia invece che fargli una flebo di somatotropina. Insomma, la combo dei tre è praticamente la nuova frontiera della contraccezione.

Ecco perché stanno tanto sul culo al papa.
Ora tutto mi è più chiaro.

Ad ogni modo, non è questo il punto.

Perché sai che c’è? Almeno Ratzinger lo dice chiaramente. Tutto sommato un omofobo lo conosci e lo eviti, come l’amanita muscaria. Il problema sono quei funghetti carini e coccolosi che somigliano tanti ai porcini, sicché credi siano commestibili e magari neanche ti preoccupi di cucinarli tanto bene. E la beffa è che anche loro sono fermamente convinti di essere buonissimi e di non saperne niente della tua gastroenterite. L’altro giorno ascoltavo Madre parlare, e a un certo punto mi sono risvegliato dalla modalità risparmio energetico e ho deciso di stilare una sorta di résumé il più stringato possibile di quali siano le sue convinzioni sulla tematica. Perché c’era qualcosa che mi puzzava, in quel brusio di sottofondo – e no, questa volta non era la cucina che stava andando a fuoco.

Per me l’importante è che sei felice tu, ti preferisco felice con un ragazzo che infelice con una ragazza. Però ecco, non parlarmi mai di cose intime con ragazzi. E non voglio effusioni in casa. E neanche fuori casa, non è rispettoso degli altri. E non vi imboscate in macchina, è pericoloso. E non mi va che stai a casa sua se non ci sono i suoi. E comunque sono contrario al matrimonio gay e, soprattutto, all’adozione, quindi se mai vorrai un bambino con il tuo compagno non me lo venire a dire.

Però ecco.

Vedete, sono i però a fregarci. Sempre. Perché con un però si può dire tutto e il contrario di tutto, è come il sale che si mette nei dolci o lo zucchero nella salsa di pomodoro. Però è l’abito da sera su quella cessazza della vicina. Però è il bianco che si veste di nero, la Destra che va a Sinistra, la Sinistra che si guarda allo specchio. Però è il sì che diventa no. Però è il «mi cambio sempre le mutande, giuro, però oggi non ho avuto tempo». Però è il «ti amo, però ti lascio per tuo fratello».

Però è «sei un gran lavoratore, serio, disponibile, capace – però sei licenziato». Però è quel fungo stronzetto e paraculo che fa male a chi lo ascolta e a chi lo dice, perché però è un ampio sgabuzzino dove possiamo sbattere tutte le cose brutte appena prima che arrivino gli ospiti; e più va avanti la serata più ci dimentichiamo delle cose brutte nello sgabuzzino, e piano piano ci convinciamo che davvero la nostra casa è pulita e ordinata come in uno spot della Viakal.

Però è quello che dice io-non-sono-razzista, égalité, fraternité! – e poi, al supermercato, si sposta dal ragazzo di colore.

Però è io non ho niente contro i gay, però non mi chino a raccogliere la saponetta.

Però è io sono cattolico, però non vado a messa.
E mi stanno sul cazzo i negri e i froci. (Così, per gradire.)

Però è sticazzi, ecco cos’è.

maggio 12, 2012

LE SITUAZIONI SOCIALI DEL DAILYBALOO, EP. 1

Credo sia quando cominci a pensare che il rimorso è in effetti l’operazione inversa del rimpianto – il momento in cui puoi gettare le armi e affermare con rassegnazione che la Psicometria e le sue orde di formule stanno dominando entrambi gli emisferi del tuo cervello. Facendoli inibire a vicenda, peraltro.

Tuttavia.
In questi giorni di amministrative tracheggianti e meteo mestruato, di liceali acciapinati e universitari angosciati – io rientro nell’ultima categoria, ciao – sono finalmente riuscito a trovare il passatempo definitivo, l’attività ludica cui tutte le altre possono fare una ricca sega. Sì, perfino assuefarsi a vecchie serie tv e parlare con accento sardo così, per sfregio.

Sto parlando delle assemblee condominiali.

No, seriamente. Non so se siano i miei studi in Psicologia sociale che mi spingono a ricercare le situazioni di collettività più flagranti e succose, o se provo semplicemente un masochistico piacere nel constatare quanto la gente sta male – fatto sta che ormai sono entrato nel loop e non vedo l’ora della prossima, un po’ come si aspetta con trepidazione il primo funerale disponibile per rivedere la cugina di terzo grado bonazza vista all’ultimo matrimonio.

Grossomodo.

 

Tra le perle appallottolatesi comodamente nella mia memoria a lungo termine – sempre sia lodata:

— Chi ha un giardino privato non può sbattere i tappeti e le tovaglie, perché la polvere sale ai piani superiori. Non ho ben capito perché, non si possono nemmeno stendere i panni. Sarà il vapore acqueo che incute timore.

— La musica troppo alta dà fastidio. Ok, questa sarebbe normale, se non fosse detta dagli stessi che fanno da valida alternativa al Discovery Channel nonappena tramonta il sole.

— È del tutto lecito minacciare i propri vicini, specie se si appartiene a sedicenti cosche mafiose. Ancora meglio se, delle suddette, si è l’ultimo superstite.

— Se la tua doccia perde e l’acqua passa dal mio fottuto soffitto, è colpa mia che non mi sono fatto fare “il soffitto impermeabile” (sic). Ne deduco che, qualunque possa essere la mia reazione, sarà colpa tua che non ti sei fatto fare il deretano inespugnabile.

— Non è illegale avvelenare dei cani, nel caso straordinario in cui questi abbaino. Che è poi un’attività inconsueta, per un cane.

 

E poi vabbè, alle assemblee partecipa Madre.
Ripetiamolo un attimo tutti insieme per assimilare come si deve:
alle assemblee partecipa Madre.

Sicché potete immaginare la foia sesquipedale che accompagna – con mio sommo sollazzo, s’intende – questi momenti. Tanto per dirne una, questa mattina Madre ha placcato mio fratelloimmaginatelo come un mistone tra Lou Ferrigno e Bruce Dickinson, però più trash – chiedendogli di andare a fare brutto a un dirimpettaio random.

Perché aveva disonorato il buon nome della famigghia.
No, non l’ha detto, ma sento nel profondo che ci è andata vicina.

maggio 10, 2012

JOKES ARE FRIENDS, NOT FOOD

Stavo pensando che cogliere una citazione colta è semanticamente impossibile.

Voglio dire – se è già colta, cosa cogli?

Ciaaao.

maggio 9, 2012

E POI D’IMPROVVISO A PRIMAVERA

Giuro che me ne sono reso conto adesso: la figlia di Madonna si chiama Lourdes.

Madonna.

Lourdes.

Questa donna mi stupisce ogni giorno di più.

febbraio 6, 2012

PSYCHO FAIL IS EPIC

La mia psicologa (2009):

La maggior parte delle volte i ragazzi omosessuali hanno avuto una madre iperprotettiva e un padre indifferente.

Il mio libro di Psicologia (2008):

I professionisti della salute mentale spesso hanno considerato l’omosessualità come un disturbo causato da un ambiente malato – per esempio crescere con una madre iperprotettiva e un padre indifferente. La ricerca però ha confutato queste teorie.

ottobre 21, 2011

GAY CONFESSI 2.0

Le cose sono due: o Gheddafi è morto davvero oppure, più verosimilmente, è appena entrato in società con Elvis Presley e Michael Jackson. Si sa che il kebab va molto di moda, oggi come oggi.

Una cosa è certa: adesso i suoi CD andranno a ruba.

!!! ATTENZIONE: Merdone in arrivo !!!

Dacché oggi era lo Spirit Day e si commemorano le vittime di bullismo omofobo che si sono tolte le vita, ho pensato di muovere il culo e buttare giù una sia pur scarna seconda parte del post precedente. Una sorta di 2.0, diciamo ‒ giusto per essere un po' più vicino, nel mio microbico, a tutti coloro che soffrono a causa di una piaga che, direbbe Petrarca, per allentar d'arco non sana.

Anche se non c'entra niente con Gheddafi.

A meno che.

3, 2, 1…
… Regia, via col servizio.
(Di nuovo, sì.)

GIANFRANCO FINI: Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito?

Tuttavia un ministro dichiaratamente incapace può fare il ministro. Capito?

ROSY BINDI: È meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o due donne, con genitori gay.

Propongo un baratto: per un mese mandiamo il bambino in Parlamento e la Bindi in Africa con la sua tribù. Poi vedi come ti diventa più arcobaleno di Nichi Vendola.

PIERFERDINANDO CASINI: Altre forme di convivenza sono di serie B rispetto alla famiglia.

Aspetta che lo venga a sapere la mia concubina.

CARLO GIOVANARDI: La fiction che mette in scena due ragazze lesbiche che si sposano veicola l'idea di una parodia di matrimonio che mette a rischio il futuro della nostra società.

Come quella fiction che veicola l'idea di una parodia di Parlamento. Ah, non era una fiction?

GIULIO ANDREOTTI: Ma insomma, dobbiamo fare l'elogio degli invertiti? Ma se lo fossero tutti si estinguerebbe la razza umana!

Per non parlare di quella ariana!

ROBERTO CALDEROLI: Viva la famiglia e abbasso i culattoni!

E meno male che non l'ha detto Brunetta, altrimenti avrebbe potuto essere frainteso.

ROCCO BUTTIGLIONE: Riconoscendo privilegi agli omosessuali si rischia un ritorno al Medioevo. Non dobbiamo creare diritti particolari per nessuno, ciò si faceva nel Medioevo.

Giusto. Bruciamoli.

ROBERT MUGABE (Presidente dello Zimbabwe, sulla possibilità di includere i diritti LGBT nella Costituzione del suo Paese): Quanti desiderano che si discuta di queste cose sono pazzi; se lo facessimo la morte verrebbe su di noi.

E figuriamoci dove verrebbero gli omosessuali!

RAYMUNDO NONATO (generale brasiliano): La vita militare ha caratteristiche ben definite, incluse quelle di combattere: caratteristiche, queste, che non si accordano con la condotta omosessuale.

Merda, adesso chi cucirà le divise?!

JAROMIR DUŠEK (leader del sindacato degli impiegati ferroviari della Repubblica Ceca, nel segnalare che le ferrovie del suo Paese sono "controllate dai gay"): Ho paura di raccogliere la penna se mi cade per terra nei corridoi.

Quando il terrore dei germi diventa davvero debilitante.

[ Credits: di nuovo Famous LGBT @ Facebook. ]

Un'ultima osservazione: chiunque creda che l'omosessualità vada contro i valori cristiani, farebbe bene a dare giusto un'occhiata ai primi libri della Bibbia, per una rapida carrellata di ivi citati valori cristiani ‒ tra cui incesto, pedofilia, tradimento, concubinaggio, sterminio, ira, vendetta e sacrifici umani. Valori lodatissimi e benedettissimi da uno Jahvé in splendida forma, che poi si scandalizza per quattro finocchi.

Meditate, gente, meditate…

ottobre 19, 2011

GAY CONFESSI (COMUNQUE RIMANGONO SEMPRE FREGNACCE DA LICEALE)

Informazione di servizio: l'era delle fregnacce da liceale è finita per sempre.
Sono stato abbastanza apocalittico?

Stefano è ufficialmente una matricola di Psicologia e parla di sé in terza persona. Stefano ha il primo esame tra nove giorni e non ha ancora aperto il libro. Stefano sta scrivendo all'una di notte, ingozzandosi di glucosio e di mentine Brioschi.

Tutto sommato, direi che non è cambiato un cazzo.
O quasi.

Facebook detiene oramai il controllo di gran parte delle nostre giunzioni sinaptiche ― e con questo, posso dirmi sulla buona strada per agguantare il titolo di psiconerd. Gli auguri di compleanno sono diventati un mero fattore di netiquette, ti taggo! è praticamente una minaccia, un quarto del linguaggio corrente si compone di citazioni da gruppi e fanpage.

Stiamo perdendo il senso della realtà.
… Che sia la fottuta volta buona?

E pure certe volte viene da chiedersi, visti gli eventi del mondo, quale sia la realtà e quale la finzione. Che poi, per dire: anche la finzione non è che un pezzo di realtà che ne imita un altro, a pensarci bene. Certo, questa definizione rende la distinzione tra le due cose tutt'altro che netta; ma del resto siamo italiani, e chi può affermare con precisione se sono quelli del Bagaglino a imitare i nostri politici o i nostri politici a imitare il Bagaglino?

Ma detto questo.

Proprio un gruppo di Facebook mi ha sbattuto in faccia tanti pezzetti di una realtà del tutto surreale. Pezzetti che ho deciso di commentare con il sorriso, come se non fossero davvero realtà; come se fossero solo (solo?) finzione.

3, 2, 1…
… Regia, via col servizio.

ROCCO BUTTIGLIONE: L'omosessualità è moralmente sbagliata. Come l'adulterio, non pagare le tasse e non dare i soldi ai poveri.

Berlusconi non paga le tasse, non dà i soldi ai poveri e pratica l'adulterio. Silvio, devi dirci qualcosa?

MONSIGNOR BABINI: La violenza è brutta, ma i gay e le donne provocano.

Anche le bombe atomiche sono brutte, del resto, ma quei giapponesi avevano proprio rotto il cazzo.

MASSIMO POLLEDRI: La legge sull'omofobia rappresenta una pistola puntata alla tempia dei valori cristiani.

Non giriamoci attorno, ha ragione. Basti pensare a Gesù di Nazareth, che sulla croce disse al buon ladrone: In verità ti dico, se sei etero oggi sarai meco in paradiso!

PIERFERDINANDO CASINI: Equiparare alla famiglia cose che non sono e non saranno mai famiglia e che le leggi e la Costituzione distinguono dalla famiglia.

Lui, per essere sicuro di non sbagliare, ha provato con più famiglie.
(
Per inciso: la Costituzione non specifica nulla del genere. I padri costituenti avevano problemi più sostanziosi dell'altrui deretano.)

STEFANO BENEDETTI: Mi riferisco alla già famosa "festa del finocchio" ( con iniziali volutamente minuscole), il cui solo nome dovrebbe far vergognare gli organizzatori, pederasti, lesbiche, atei e tutto ciò che di più schifoso esiste al mondo.

Vivaci le lamentele degli ortocultori.

JOE REHYANSKY: La mia soluzione sarebbe di separare la parte femminile della nostra popolazione omosessuale dal collettivo “Rotti dietro”, dando la possibilità ai militari etero di convertire le lesbiche e portarle nella normalità.

Ma io invece punterei sul potenziale dei Rottidietro! Sul campo di battaglia, un paio di granate ben nascoste non fanno mai male.
(Apprezzabile, ad ogni modo, lo squisito uso di eufemismi.)

PAOLA BINETTI: L'omosessualità è una devianza della personalità. Un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico.

Per non parlare di quel fastidioso dolore all'ano!

PAOLA BINETTI: Queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa.

Un po' di sana violenza dovrebbe arginare il problema.

EUGENE DELGAUDIO: Il prossimo agente della TSA che vi sottoporrà a una perquisizione approfondita potrebbe essere un omosessuale praticante che segretamente starà provando piacere dalla situazione.

Mentre gli uomini che perquisiscono le donne non provano che malcelato disgusto. (E comunque dipende tutto da quanto approfondita è questa perquisizione, non so se mi spiego.)

CARLO GIOVANARDI: Se i gay adotteranno, ci sarà esplosione della compravendita di bambini.

Ma allora cosa stiamo aspettando?!

CARLO GIOVANARDI: Una societa’ costruita sui principi di Gianna Nannini non reggerebbe, sarebbe una societa’ senza un futuro, una societa’ di questo tipo morirebbe. Se i movimenti dell’orgoglio omosessuale fossero prevalenti o riuscissero a convincere il mondo che quella e’ la strada giusta allora il mondo finirebbe nell’arco di una generazione

Luxuria VERSUS Predator.

ALESSANDRO MELUZZI: Insomma chi picchia un gay o scrive cose astiose non è un omofobo, specie se si limita a ribadire la posizione della Chiesa cattolica, che notoriamente è contraria alla omosessualità.

What's in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet.

Shakespeare, 1594.

NANCY ELLIOTT: Stiamo parlando del pene di un uomo che si inserisce nel retto di un altro uomo e si muove tra gli escrementi.

Esatto, FUNZIONA PIÙ O MENO COSÌ.
(Però è oggettivamente una graziosa definizione.)

ROBERTO CALDEROLI: E se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale e, per tanto, chi riconosce per legge una cosa del genere è destinato alle fiamme dell'inferno.

Suvvia, Roberto, quante storie per un po' di male al culo!

E poi il gran finale, che non potevo che riservare a lui.

SILVIO BERLUSCONI: Meglio guardare le belle ragazze che essere gay.

Ma si possono fare entrambe le cose: mai sentito parlare di Dolce & Gabbana?

[ continua… ]

 

settembre 17, 2011

TU CHIAMALA SE VUOI FANTAPOLITICA

Per farla breve: Berlusconi non si piomberebbe mai la Merkel.

Siccome non è plausibile che un pensiero del genere abbia trapassato la mente del premier così, come un fulmine a ciel sereno, come una lepre in mezzo alle aiuole, come una scorreggia nell'intimità, mi sono chiesto quale potesse essere stata la sua ontogenesi.

Beh, sticazzi. Dev'essere andata così:

Lele Mora: Pronto? Hallo? Sì, Frau Merkel! Esimia! Le andrebbe di raggiungerci ad Arcore, venerdì sera?

Angela Merkel: Aus welches Anlaß, per quale occasione?

Lele Mora: Per salutare Silvio! Cantare, ballare, sehr Musik, pizza und mandolino! Per conoscere la nipote di Mubarak, la cugina di Gheddafi, la prozia di Shimon Per―cioè, no, intendevo dire, la prozia di Paris Hilton. Cosa? Lei non è antisemita?

Insomma, una conversazione sui generis, conclusasi con un più o meno cordiale aufwiedersehen dopo un esaltatissimo ma-ci-sarà-tanto-bunga-bunga, sehr-bungabunghen! del gozzovigliante agente.

La verità è che, di nuovo, Berlusconi ha frainteso. È stato incastrato, si è lasciato sfuggire una parola di troppo ed è stato a sua volta misunderstood, come temeva Robbie Williams anni fa.

Il Cavaliere credeva che la Merkel non volesse fare bungabunghen con lui, sicché ha reagito come la celebre volpe all'uva. Qualcuno dovrebbe spiegargli che Angela davvero non aveva tempo, quel venerdì sera, e che davvero non aveva tempo nemmeno il sabato, e che insomma non si trattava di scuse per scaricarlo. Qualcuno dovrebbe spiegargli che la Merkel era davvero impegnata, e qualcuno dovrebbe anche spiegargli che cos'era impegnata a fare: far funzionare bene il suo Paese.

Chissà mai che il piccolo Berlu, da queste picche, non impari qualcosa…

maggio 10, 2011

CONSIDERAZIAAARGH!

Madre, vedendomi appena uscito dalla doccia:

Sembri Giancarlo Giannini in Film d'amore e d'Anarchia!

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Lo giuro, no.

(Ah, comunque sono entrato nell'ultimo anno da teenager. A meno chea meno che – non riesca a far entrare nel linguaggio comune la parola twenteen. La speranza è l'ultima a morire.)