Archive for aprile, 2007

aprile 25, 2007

quanto uno spot può essere (d)istruttivo

sarà l’aria estiva che, di questo passo, ad agosto ci porterà ad emigrare tutti in groenlandia.
sarà che britney spears si è fatta pelata e circolano voci riguardo le sue tendenze sataniste.
sarà che l’inter ha vinto lo scudetto – seppur con mezza Italia penalizzata.

fattostà.
che le pubblicità stanno diventando sempre più allusive, ammiccanti, sorridenti e spumeggianti: i riferimenti sessuali si celano anche dietro i più innocenti oggetti di uso quotidiano.

si punta, insomma, sulla natura animale dell’uomo per accaparrarsene la fedeltà.
e la carta dell’esselunga.

per esempio.
al cinema può passare un tenebroso voldermort che ti indica minaccioso asserendo "perderai tutto" – e la risposta sorge spontanea: fatti i cazzi tuoi – ma ciò che non passa è la nuova locanda dell’attesissimo epic movie.

il suo predecessore hot movie era un’idea simpatica, "un film col lubrificante", con la o di hot formata da un condom. una trovata accattivante, originale e prorompente.

ma davvero si crolla nel baratro dello squallore quando, scritto grosso come una vacca, come claim di un cartellone vedi scritto "non è vero che troppe saghe fanno male".

io non ho una buona vista – e ciò non è assolutamente correlato.
ma arrivando da fuori, quella a io proprio non l’ho riconosciuta.
e a dir poco agghiacciato dal messaggio seppur veritiero, mi sono adagiato nell’immaginare una risma di situazioni a dir poco interessanti.

del tipo.
"mamma, cosa sono le saghe?"

"papà, troppe saghe fanno male?"

"don giacomo, ma al cinema ho letto che le saghe non fanno male.."



i genitori & correlati avranno di che spassarsela
.

se poi aggiungiamo la nuova e travolgente pubblicità delle m&ms, siamo a cavallo.
un povero confetto giallo che non solo gioca a strip pocker sollecitato da un bavoso ed arrapato confetto rosso, ma declama timidamente che non vuole mostrare la sua arachide.
testuali parole.

arricchite favolosamente dalla frase finale, enunciata ad effetto con voce coinvolgente:
"m&ms, si sciolgono in bocca.. non in mano!"

verrà fuori che riccardo schicchi è diventato un operoso pubblicitario.

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aprile 20, 2007

nella vecchia fattoria ia ia d’oh (epopea di una gita)

nelle gite scolastiche, si sa, la parte più avvincente è il viaggio in pullman.
soprattutto se il resto è un perpetuo itinerare su un’impervia e scoscesa collina ghiaiosa – braccati da camioncini e trattori il cui il posto passeggero è succulentemente vuoto.

ebbene.
proprio perchè il viaggio è la parte migliore, probabilmente per tentare di sfatare questa usanza, un’ignota entità superiore sembra oltremodo crucciarsi per rendere i pullman il più scomodo possibile.

secondo il manifesto di cotanta entità, lo spazio per le gambe è
un’inutile fronzolo stilistico
.

i suoi canoni minimalisti si propongono di rendere compatto il posto per gli zaini, molto compatto. tanto da renderlo utile a malapena per dei quaderni. molto compatto.

la sua psicologia contorta e malata ha creato i sedili che scendono facendo perno su quelli anteriori.
così il tuo livello di comodità è inversamente proporzionale ai
calci nel culo che prende quello davanti.
che di solito sei tu.

per esempio.

per fortuna, a placare tali disagi prettamente estetici, c’è l’interazione fra i vari personaggi che popolano sedili e non solo.
il meglio è, ovviamente, l’interazione tra personaggi che non si conoscono – e mi sto riferendo ad un gioco in particolare, capace di intrecciare una fitta trama di relazioni sull’orlo del grottesco.

verità o penitenza.

che, naturalmente, in un pullman stipato di adolescenti ripiega rovinosamente su uno squallido sfondo sessuale. e quando dico squallido, vuol dire davvero squallido.

i riferimenti spinti volano, gli allusivi panini con la nutella – ma ti è piaciuto? – anche.
e tra il rispondere un mormorato e il cantare la vecchia fattoria,
lei ha scelto il sì.

panino con la nutella.
quanto un paragone può essere.. squallido.

aprile 18, 2007

se la vita è una scelta, almeno che sia rapida

premessa:
io sono un criminale.

il mio photoshop è illegale,
non ho pagato un milione per averlo ma solo tanti insulti al caro emule. e alla fine l’ho scaricato.

come un file .wav.
non so se mi spiego, l’ho scaricato come una
canzone
.

ebbene, non si può pretendere tutto dalla vita e da un programma di grafica con problemi d’identità ancora meno.

indipercui.
ora della fine, il programma è perfetto e in italiano ma non vanno le scelte rapide.
ctrl+c.
ctrl+v.
ctrl+x.

il vuoto.

insomma, per qualche mese ho vissuto nell’ombra.
oggi, grazie al photoshop di
qualcun altro
ho finalmente sperimentato queste fatidiche scelte rapide.

come posare un piede nell’empireo per poi tornare nell’averno.

insomma, sono rimasto parecchio abbacinato.

la questione è la seguente:
se reo devo esserlo,
voglio almeno esserlo con le scelte rapide.

nonostante la musicalità del photoshopCS2.wav.

trallallero-trallallà.

aprile 14, 2007

occhiolini radiofonici

girando in macchina col vecchio dopo aver perso la strada di casa da adito ad uno sfrenato e quantomai critico ascolto della radio, dove per trovare una stazione dove facciano semplice musica devi vendere l’anima.
le pubblicità si susseguono come le pecore di un insonne, e si ha quindi la possibilità di ammirare la voce e la dizione di
strani ceffi ai limiti dell’umano
.

per esempio.
per esempio l’inglese perfetto di radio 105.

créàtiv.

suppòrtéd bài.

video on démànd.

arrivati a questo punto, facendo un liceo linguistico, con una prof pignola che se dici "f" invece che "ffff" ti spara nei coglioni, l’unico aggettivo che mi viene in mente è macabro.

errore.

non solo per una nuova vocina ammicante che, con l’intonazione tipica delle linee porno 899, asserisce "..e assicurazione per un anno da fùrto, incéndio e rapinah, auh!"

ma il fondo vero e proprio –si spera– lo sfiori quando la vocina di prima, quella vocina così créàtiv, la senti di nuovo, lanciarsi in una sfida all’ultimo occhiolino radiofonico con quella della rapinah.

e senti solo una parola dello sproloquio che l’ha preceduta.

forrévvééér!

òh màiggòd.

aprile 12, 2007

wake me up when my holiday ends (ma anche no)

devo ammettere che un pochino mi mancava alzarmi alle cinque per fare i compiti.

ma solo un pochino, eh.

aprile 11, 2007

vogliamo ricordarlo così

sembrano cialtronerie scolastiche di basso livello, solite fregnacce da liceale senza voglia di studiare, e tra qualche anno mi volterò indietro e riderò di tutte ‘ste seghe mentali.

detto questo.

io: c’è qualcosa per dopodomani?
sitty: verifica di francese e di latino
io: …ah. ma latino mette anche i congiuntivi, no vero?
sitty: è solo sui congiuntivi!

aprile 9, 2007

ma guarda un po’

nina hagen
fever

non c’entra niente, nè come post nè tantomeno come secondo post.

detto questo.
ditemi se non è paurosamente figa.

per essere fini.

aprile 9, 2007

hippy easter & altre disavventure

solo una parola: pasqua.
certo, l’argomento è scontato ghiotto banale.
è quasi antietico scrivere un post sulle cialtronerie della pasqua, perfino antiestetico.

ma comunque.
come direbbe la mitica causacrisi
parliamone.

si potrebbe iniziare da qualunque punto, perdendo di originalità già in partenza.
per cui.
partirò da un punto che nessuno si aspetta.
da una domanda essenziale, da un quesito che ogni uomo si pone a un certo punto della sua vita.
o che pone ad un altro.
nella fattispecie.
che mio fratello pone a me.

suspance, per favore

"ma pasqua si scrive con la q o la cq?"

mi piacerebbe raccontarvi che mio fratello ha cinque anni, mi piacerebbe raccontarvi che ha anche saltato l’asilo, mi piacerebbe raccontarvi che era una battuta, mi piacerebbe raccontarvi che è affetto da gravi turbe psichiche.

ma non è così.
mio fratello ha ventisette anni. ventisette.

inutile dire che non gli ho risposto per principio.

e poi.
dopo circa un anno, stamattina sono andato a messa.
non ho potuto fare a meno di constatare che in questo anno
il mondo religioso è andato inesorabilmente a rotoli.

l’ho capito, forse, quando una vocina spiritata ha biascicato
"prepariamo il canto numero duecentosessantaquattro, la prima e la terzultima strofa"

prepariamo.
dopo amici di maria de filippi, è in programma un nuovo format: amici di don mario.
duecentosessantaquattro.
mi chiedo se in futuro inventeranno un palmare per i salmi.
con le paroline che si illuminano, e un bel trenino che parte sulle note di braziiiil.
ma la parte più bella
la terzultima strofa.

se le studiano di notte, giuro, ne sono sicuro.

forse, l’ho capito quando l’organo ha steccato una nota in modo a dir poco brutale.

forse, quando è stato seguito a ruota dalla cantante – primadonna virgulto della scena canora internazionale dal vocione raspante.

forse, quando il sacerdote ha recitato la predica con dialettica dislessica – assonanza lessicale che dà di che riflettere – predicendo alcun perdono per i fantomatici donzelli che, a quanto pare, praticano messe nere all’interno di quelle mura.
grazie per averci reso noto questo delizioso e rassicurante dettaglio pasquale.

ma ciò che ho capito, è che non sono più abituato a quel clima solenne.
e l’ho capito in un unico, ferreo punto.
quando dopo uno strascicato "gloria, gloria" ho scandito un ben udibile "manchi tu nell’aria".
così, con non-chalance.

figuradimmerda.

ma ciò che mi ha scosso, davvero, non è stato l’agghiacciante quesito di mio fratello.
non è stata la grottesca organizzazione della chiesa in-culo-ai-lupi.
non è stato il fatto che la perpetua tradizione del pranzo-fuori-col-parentado sia stata spietatamente infranta.
è stato l’accorgersi che, come me, anche le uova sono completamente uscite dalla loro infanzia.

sì, le uova di pasqua sono sempre state un momento ilare per me.
anni fa mi trovavo con una decina di uova da scartare, nel frush-frush generale, in un tripudio di cioccolato che inevitabilmente finiva nell’unico luogo dove poteva sentirsi a suo agio, un luogo adibito a robaccia pressochè dello stesso colore.
il cesso.
in una selva oscura di carta argentata, lame di coltelli e forbici, contenitori di sorprese grossi come vacche e sorprese interessanti carine divertenti.

oggi, il panico.
inquietanti involucri di solido marrone contenenti strani soggetti di un’assurdità che fa quasi sorridere.
quasi.
in una serie di baraccate ai limiti del surreale, ai confini del nonsense.

quest’anno non mi ha fatto cedere il ciondolo a forma di pallina nera smangiucchiata.
non mi ha fatto cedere la sorpresa di mia cugina, ironica -spero- interpretazione di un foulard dalle inquietanti scritte "come rock with me in jamaica – land of the sun and the sea" – escalation di pacchianate alle falde della perversione.

quello che mi ha fatto cedere è stato lui.
lui, la sorpresa che ogni addetto al riciclaggio vorrebbe trovare.
lui, il sogno ardente di ogni pattumiera della contea.
lui, il mitico zainetto american eagle.
zainetto del quale i creatori disconoscevano il concetto di tuttotondo.
del quale i creatori disconoscevano il concetto di assonanza cromatica, avendo il coraggio di accostare un
rosso sangue raggrumato ad un blu occhio nero. giusto per dare l’idea della violenza con cui l’antiesteticità dello zainetto irrompe ai miei nervi perfezionisti, lasciandomi a dir poco scandalizzato.

sono definitivamente giunto alla conclusione che chi confeziona le sorprese delle uova di pasqua
si diverte come un pazzo.
accostando una serie di cagate pachidermiche che sfiorano il sadismo.
sì, ne sono certo: chi mette le sorprese nelle uova,
si sputtana tutto il tempo.

‘stardi.